Domenica, 17 febbraio 2019 - ore 11.27

XVIII Congresso Cgil Camusso : noi ci siamo, la nostra sfida per il Paese . Il 9 febbraio in piazza

Nella sua relazione di apertura Susanna Camusso ribadisce le dure critiche al governo e rilancia la manifestazione unitaria del 9 febbraio. L’attualità della Carta dei diritti. Il sindacato in campo per un’Europa diversa

| Scritto da Redazione
XVIII Congresso  Cgil Camusso  : noi ci siamo,  la nostra sfida per il Paese . Il 9 febbraio in piazza

XVIII Congresso  Cgil Camusso  : noi ci siamo,  la nostra sfida per il Paese . Il 9 febbraio in piazza

Nella sua relazione di apertura Susanna Camusso ribadisce le dure critiche al governo e rilancia la manifestazione unitaria del 9 febbraio. L’attualità della Carta dei diritti. Il sindacato in campo per un’Europa diversa

Un minuto di silenzio per le donne, gli uomini e i neonati morti nel Mediterraneo per l’egoismo dell’Europa. Susanna Camusso ha aperto così il XVIII congresso della Cgil che si tiene alla Fiera del Levante di Bari e che porterà all’elezione del nuovo segretario generale del più grande sindacato italiano. L’assise si svolge significativamente “nella terra di Giuseppe Di Vittorio”, come ha scandito Camusso: “Noi non ci stancheremo mai, ovviamente, di ricordarlo e di trarre profitto dai suoi insegnamenti”.

La Carta dei diritti: un progetto inclusivo

In apertura la sindacalista ha ricordato l’importanza, in un contesto come quello attuale, del sindacato confederale come “luogo di crescita, di emancipazione, difensore della democrazia, che sa sempre mantenere le sue radici”, come “capacità di rappresentare l'universo del lavoro, di chi lo cerca, di chi lo ha magari precario, di chi ha lavorato una vita”. È proprio a partire da questa logica inclusiva che è nata la Carta dei diritti universali del lavoro: si tratta di una “proposta innovativa che definisce il lavoro, che interviene nel superare logiche di dualità e precarietà per ricomporle nella dimensione dei diritti, che proprio in quanto diritti sono in capo alla persona”. Per questo, “dopo una mobilitazione sindacale e civile che nella raccolta firme ha coinvolto milioni di persone. Sarà nostro impegno e cura ricordare al Governo che invece di ledere il ruolo del Parlamento farebbe bene a confrontarsi sulle leggi di iniziativa popolare. Pensiamo sia fondamentale che il Parlamento discuta del nuovo diritto del lavoro, certo pensiamo all’articolo 18 ma non solo, ragioniamo del nuovo diritto del lavoro; in molti accordi abbiamo riconquistato diritti, dobbiamo estenderli e rafforzarli, anche così si dà senso e si lotta per l’affermazione della carta dei diritti”.

Il 9 febbraio in piazza contro una manovra inadeguata

Camusso ha anche ricordato l’importanza dei rapporti unitari con Cisl e Uil, con cui ”abbiamo elaborato la nostra Piattaforma per il Paese, e a partire da questa, dato un giudizio largamente critico e severo della manovra e indetto la manifestazione nazionale del 9 febbraio”. “Lavoriamo per una grande manifestazione, per una stagione di vera e propria vertenza con il Governo”, ha aggiunto. “Sappiamo bene che raggiungere questo obiettivo richiede un forte e straordinario rapporto con lavoratori, lavoratrici, pensionati. Perché il rancore, l'insofferenza, la delusione verso la politica che ha governato le stagioni che abbiamo alle spalle, è tutt’altro che sopito”. E dunque ”non possiamo distrarci, ma dobbiamo gettarci a capofitto in questa fase di assemblee e attivi nel sostegno della Piattaforma, nella preparazione della manifestazione”.

Il segretario generale della Cgil ha poi spiegato i motivi che rendono questa legge di bilancio inaccettabile per i sindacati: ”Ci indebita drammaticamente (53 miliardi) per i prossimi 2 anni, non ha priorità e risorse per gli investimenti nel 2019, anzi paralizza quelli in essere, e cancella le prospettive almeno per il 2020 e 2021; ancor di più di fronte alla diminuzione della produzione industriale, agli avvisi di Banca d’Italia sulla recessione tecnica serve una reazione anticiclica”. Inoltre, la manovra sembra non aver nessun contenuto sociale progressivo, necessario perché la crisi ”non ha solo generato perdita di capacità produttiva, riduzione del Pil, ma ha profondamente allargato le diseguaglianze, sono aumentate le persone e in particolare i minori in povertà, sono esplosi i lavori poveri, è aumentata la segregazione del lavoro femminile, è ripresa la migrazione delle giovani e dei giovani, sono aumentati gli anziani in solitudine e povertà, mentre è stato ridotto il perimetro pubblico, indebolita la rete delle protezioni sociali” e sono anche drammaticamente “aumentate le distanze tra Nord e Sud del Paese e più di una regione del Centro sta scivolando indietro”.

Servono dunque investimenti: “Risulta incomprensibile oltre che sbagliato che opere in corso, già decise e finanziate siano nell’incertezza; che si rischi il blocco dei cantieri; che si dia la responsabilità al codice degli appalti per nascondere l’assenza di un’idea per il Paese”. Certo non servono solo le grandi opere ma è fondamentale “una programmazione di quelle diffuse dedicate al risanamento del Paese, alla sua manutenzione, alla ricucitura con e delle zone interne, degli investimenti sociali per ridurre il differenziale in istruzione a partire da 0-6, in sanità e nell'assistenza a partire dalla non autosufficienza”.

Quota 100 e reddito di cittadinanza: non ci siamo

Così come sbagliate o insufficienti sono le misure in materia di previdenza: quota 100 “non è il superamento della Fornero e non affronta la precarietà e la pensione di garanzia, non dà risposte alle lavoratrici, non si interroga sulla flessibilità in uscita per i lavori discontinui e gravosi e si potrebbe proseguire”. Inadeguate anche le norme sul mercato del lavoro e per il contrasto alla povertà: “Contrasto alla povertà non è cambiare nome agli incentivi alle imprese, conosciamo i costi e la sproporzione coi benefici. Contrasto alla povertà è inclusione, presa in carico delle persone, capacità di comprendere le ragioni della marginalità per superarle”. E in questo senso è molto negativo il giudizio sul reddito di cittadinanza: si tratta di “uno strumento confuso che non fa tesoro dell’esperienza del Rei per meglio finanziarlo ed estenderlo, ne cancella invece la valenza sociale”. Anzi, “vediamo nella proposta del Governo una volontà di giudizio dei comportamenti: a un senzatetto meno sussidio di chi una casa ce l’ha e nessuna idea di come toglierlo dalla strada; una donna separata, magari per violenze e soprusi, costretta alla coabitazione. Un’idea moralistica, una volontà di determinare i comportamenti sociali e di consumo che ha un sapore che rammenta quella dei totalitarismi, che certo sono l’opposto di un processo di inclusione che affronta il disagio e non lo colpevolizza”.

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La relazione integrale di Susanna Camusso clicca qui 

 

 

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