Un libro sulla "via italiana" al commercio equo e solidale italiano
La "Carta dei criteri" e la piccola distribuzione fanno la differenza
Esce per Altreconomia "Un commercio più equo. Un ‘piccolo potere da prendere sul serio’. La scommessa del fair trade italiano raccontata in prima persona plurale”", il libro di Monica di Sisto che racconta l'avventura del commercio equo e solidale in Italia attraverso le voci dei protagonisti
In questa occasione il direttore di Altreconomia Pietro Raitano interviene nel dibattito suscitato dall'articolo di Repubblica "Se c'è troppa multinazionale nel commercio equo e solidale".
MILANO, 2 gennaio 2012 - Vengono da lontano, nel tempo e nello spazio. Hanno una storia e un volto. Hanno cambiato la lista della spesa di un italiano su cinque, il nostro modo di leggere un’etichetta o di valutare il prezzo d'un pacchetto di caffè. Sono i prodotti del commercio equo.
“Un commercio più equo” - il libro di Altreconomia che arriva in proprio in questi giorni in libreria- racconta il loro straordinario percorso, attraverso le voci di chi il fair trade lo ha sognato, progettato e realizzato -in Italia e nel mondo- e che ci ha sempre messo la faccia.
Monica Di Sisto, giornalista sociale ed esperta di commercio internazionale firma un’analisi avvincente completa di dati e informazioni, per capire come funziona davvero il commercio equo e solidale: la storia del commercio equo e solidale e la sua cronologia essenziale, il funzionamento del “prezzo trasparente”, le certificazioni e la distribuzione, i protagonisti -centrali di importazione, botteghe- e tutti i numeri essenziali, dal fatturato ai volontari.
Ma anche la storia di associazioni di riferimento come Agices, l'Assemblea Generale del Commercio Equo e Solidale che ha segnato la peculiarità italiana stilando con i suoi soci -le principali organizzazioni italiane- la "Carta dei Criteri" che qualifica le organizzazioni stesse e i prodotti che si vogliono davvero dire equi e solidali (in calce un estratto).
“Un commercio più equo” è un libro per chi vuole capire fino in fondo quale fervore di ideali, scelte, azioni in prima persona abbiano permesso di raggiungere questi risultati.
La storia e il presente di un orgoglioso “un per cento” del Pil mondiale che in Italia ha trovato una sua strada del tutto peculiare.
Ma il suo valore aggiunto sono le voci dei protagonisti, testimoni straordinari di questo percorso: padri fondatori come Francisco Van Der Hoff o Rudi Dalvai ma anche “giovani di bottega”, che parola per parola offrono al lettore una simbiosi di pensiero e pratica equosolidale, di epica pionieristica e lucida analisi economica. Gli elementi di quel “piccolo potere da prendere sul serio” -come lo definiva Alex Langer- che, lo si consideri o no un ossimoro, è la sostanza del commercio equo.
Pietro Raitano, direttore di Altreconomia coglie inoltre l'occasione dell'uscita di "Un commercio più equo" per commentare l'articolo pubblicato oggi dal quotidiano Repubblica sul commercio equo e solidale "Se c'è troppa multinazionale nel commercio equo e solidale", a firma di Angelo Aquaro, che dedica grande spazio divorzio tra Fair Trade Usa e Fair Trade International e per marcare la "differenza" del commercio equo italiano.
"Non è esatto -spiega Raitano- affermare innanzitutto che l'universo dei prodotti a marchio Fairtrade -ovvero il meccanismo della certificazione- sia esaustivo della totalità del commercio equo. Esistono -in particolare in Italia- numerose realtà di commercio equo che non utilizzano il marchio internazionale. La maggior parte delle organizzazione italiane aderiscono ad Agices, l'assemblea generale del commercio equo italiano (www.agices.org), nata nel 2003, che raggruppa 90 organizzazioni per decine di botteghe del commercio equo".
"La maggiore organizzazione internazionale, la World Fair Trade Organization (www.wfto.org) -continua Raitano- è tra l'altro guidata da un italiano (Rudi Dalvai, fondatore di Altromercato) e la sua sezione europea è presieduta da un altro italiano, Giorgio Dal Fiume. Questo testimonia il valore del nostro commercio equo (definito impropriamente un 'mercato ancora piccolo'). Altromercato ad esempio è un consorzio -non un'associazione come indicato- nato nel 1989 e composto da 125 soggetti che con un fatturato consolidato di oltre 47 milioni di euro e oltre 300 punti vendita in tutta Italia rappresenta una delle maggiore realtà mondiali. Infine: come racconta il libro, le botteghe e i negozi del commercio equo e solidale italiane sono circa 450. La prima Bottega del Mondo è stata aperta nel 1980 a Bressanone".
"Il pezzo non dà efficacemente conto della complessità del Commercio equo e solidale italiano, che non è solo rappresentato dal marchio di certificazione FairTrade. Il movimento italiano infine è ben conscio delle tendenze rivolte a imitare le dinamiche "multinazionali", ma è stato in grado di distinguersi perché si tratta innanzitutto di un movimento culturale, fatto di partecipazione e formazione. Le botteghe del commercio equo -solo per fare un esempio- sono impegnate sul territorio in eventi e campagne di sensibilizzazione, rivolte alla cittadinanza e alle scuole.
Come Altreconomia ci sembra sia importante evitare di banalizzare un movimento così complesso e prezioso. Il libro in uscita proprio in questi giorni è un ritratto del commercio equo e solidale che lungi dal trascurarne le contraddizioni e i problemi, li affronta, concludendo che il fair trade è ancor oggi non solo utile ma necessario".
“Un commercio più equo. Un ‘piccolo potere da prendere sul serio’. La scommessa del fair trade italiano raccontata in prima persona plurale”di Monica Di Sisto (144 pp. 12 euro). In libreria, in bottega e sul sito di Altreconomia
Il libro è disponibile per recensioni.
Per interviste e per ricevere una copia del libro:
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