Pianeta Migranti. In Italia si parla di “remigrazione”, in Spagna di accoglienza
Affidarsi solo a rimpatri ed esternalizzazioni delle frontiere è, nei fatti e nei numeri, una strategia sempre meno sostenibile.
In Italia il dibattito si è acceso attorno al raduno dei “Patrioti europei” a Milano, dedicato al tema della “remigrazione”. Non si tratta di una linea condivisa da tutta la maggioranza di governo, ma è certamente sostenuta dalla Lega, che cavalca la paura di non essere più “padroni a casa propria”.
“Remigrazione” significa cacciare gli immigrati dall’Italia. È un tema che tocca corde profonde perché si intreccia con timori diffusi legati al fenomeno migratorio. Se la paura è naturale e comprensibile, è vero però che i movimenti populisti la sfruttano per proporre soluzioni incentrate sul controllo e la sicurezza.
Così, mentre in Italia si propone il rimpatrio anche di stranieri incensurati che vivono e lavorano nel Paese da anni, in Spagna si va nella direzione opposta: migliaia di persone straniere verranno reagolarizzate.
Quali misure servono davvero in Italia?
È ormai evidente che la popolazione migrante colma molte delle nostre carenze strutturali: contrasta l’inverno demografico, sostiene il mercato del lavoro e risponde a un fabbisogno crescente di manodopera.
Per questo, il fenomeno migratorio andrebbe affrontato nella sua complessità, valorizzando anche le opportunità che genera sia per i Paesi di origine sia per quelli di destinazione.
Servono investimenti in politiche di inclusione sociale: scolarizzazione, accesso alla cittadinanza, percorsi di integrazione e canali stabili di immigrazione regolare.
Il decreto flussi 2025 prevedeva 181.450 ingressi regolari, ma i permessi effettivamente rilasciati sono stati appena 14.349: un divario che mostra l’urgenza di strumenti più efficaci.
La scelta della Spagna interroga l’Italia
Il governo spagnolo ha approvato la regolarizzazione di mezzo milione di migranti senza permesso di soggiorno. Una decisione che va in direzione opposta rispetto alla linea europea, che con il nuovo Patto su migrazione e asilo punta a rafforzare i rimpatri e l’esternalizzazione delle frontiere.
La Spagna, invece, sceglie di affrontare problemi molto simili ai nostri con un approccio diverso.
Mezzo milione è anche il numero di lavoratori stranieri di cui l’Italia avrà bisogno nei prossimi tre anni secondo il governo.
E mezzo milione è, più o meno, anche il numero di persone che oggi vivono in Italia tra irregolarità e accoglienza: 339mila senza permesso (dati Ismu) e oltre 140mila nel sistema di accoglienza (dati Migrantes).
C’è poi un dato demografico decisivo: dopo 12 anni di calo delle nascite, l’Istat ha registrato per la prima volta una stabilizzazione della popolazione. Il merito è interamente della componente straniera, cresciuta di 188mila persone, mentre gli italiani sono diminuiti di 189mila.
È questo il contesto in cui il premier spagnolo Pedro Sánchez definisce la regolarizzazione “necessaria”: per ragioni economiche, certo, ma anche per una questione di equità. “È giusto accogliere chi ha contribuito a costruire la nostra società”, ha sintetizzato.



