Alcuni racconti di Natale . Resistere non passeranno | Gian Carlo Storti
Racconti di :Calamandrei,Don Lorenzo Milani, Gianfranco,Ada Gobetti,del partigiano Folgore
"La Vigilia di Natale a Firenze" di Piero Calamandrei:
Era la vigilia di Natale del 1944, e io ero a Firenze, sotto l'occupazione tedesca. La città era silenziosa e triste, e noi eravamo costretti a vivere nella clandestinità.
Ma quella sera, decidemmo di celebrare la vigilia di Natale con una piccola festa, in una casa sicura. Eravamo un gruppo di amici, tutti uniti nella lotta contro il fascismo e il nazismo.
Ci riunimmo intorno all'albero di Natale, e noi cantammo canzoni di libertà e di speranza. Io lessi un poema di Dante, e mia moglie preparò un piccolo pranzo, con quel poco che avevamo.
In quel momento, la guerra sembrava lontana, e noi eravamo solo un gruppo di amici, uniti nella speranza di un futuro migliore.
Ma mentre cantavamo e ridevamo, noi sapevamo che fuori, nella città, c'erano ancora i tedeschi e i fascisti, pronti a colpire. E noi sapevamo che la lotta non era ancora finita.
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"La Messa di Natale in montagna" di Don Lorenzo Milani:
Era la vigilia di Natale del 1944, e io ero con i partigiani in montagna. La neve cadeva fitta e il freddo era intenso, ma noi eravamo uniti e felici.
Decidemo di celebrare la Messa di Natale all'aperto, sotto le stelle. I partigiani si disposero in cerchio, con i fucili appoggiati alle spalle, e io iniziai a celebrare la Messa.
La voce si alzava nella notte, e la neve sembrava danzare intorno a noi. I partigiani cantavano e pregavano, e io sentivo il loro cuore pieno di speranza.
In quel momento, la guerra sembrava lontana, e noi eravamo solo un gruppo di fratelli, uniti nella fede e nella speranza.
La Messa finì, e i partigiani si avvicinarono a me, con gli occhi lucidi di lacrime. "Grazie, don", mi dissero, "oggi abbiamo sentito la presenza di Dio".
Io risposi: "Non ringraziate me, ringraziate Dio, che è con voi, e vi ha dato la forza di resistere".
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"Il Natale del 1944" di Gianfranco:
Ero un bambino di 8 anni, e la guerra era ovunque. I tedeschi erano in città e noi non potevamo uscire di casa.
Ma quel Natale, i partigiani vennero a trovarci. Ci portarono dei regali e ci cantarono delle canzoni. Ci dissero che presto la guerra sarebbe finita e che noi bambini avremmo potuto giocare di nuovo.
Io ero felice, perché sapevo che i partigiani erano i nostri amici. Ci proteggevano e ci facevano sentire al sicuro.
La sera, ci sedemmo intorno al fuoco e i partigiani ci raccontarono delle storie di quando erano bambini. Ci dissero che anche loro avevano giocato e sognato, proprio come noi.
Quella notte, io capii che la guerra non era solo paura e distruzione, ma anche amicizia e speranza.
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"La vigilia di Natale" di Ada Gobetti:
Era la vigilia di Natale del 1943, e io ero sola nella mia casa, con il cuore pesante per la preoccupazione. Mio marito era stato arrestato dai fascisti e non sapevo se sarebbe tornato.
Mentre ero immersa nei miei pensieri, sentii un rumore alla porta. Era un gruppo di partigiani, che chiedevano rifugio per la notte. Li accolsi con gioia e loro mi raccontarono delle loro avventure e delle loro speranze per il futuro.
Insieme, prepariamo la cena e cantammo canzoni di Natale. Per un momento, dimenticammo la guerra e le preoccupazioni, e ci sentimmo come una grande famiglia.
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"Natale partigiano" di Folgore:
Era la vigilia di Natale del 1944, e i partigiani si trovavano in un piccolo villaggio sulle montagne. Due bambini, Maria e Carlo, erano stati separati dalla loro famiglia e si trovavano soli e spaventati. I partigiani li avevano trovati e li avevano portati al loro rifugio.
Folgore, il comandante dei partigiani, si avvicinò ai bambini e chiese loro da dove venivano. La bambina rispose che erano stati separati dalla loro famiglia e stavano andando dalla nonna.
I partigiani decisero di aiutarli e chiesero ai tedeschi di lasciarli passare. Dopo un momento di esitazione, i tedeschi accettarono e i bambini poterono proseguire il loro viaggio.
Folgore e i suoi uomini rimasero a guardare i bambini mentre si allontanavano, pensando alla loro famiglia e alla libertà che non avevano ancora raggiunto.



