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[…] Chi sono gli uomini, chi sono quelli che sono al di là dei confini, chi sono quelli che parlano lingue diverse, hanno religioni diverse? Sono nostri fratelli.
[…] Ora, miei cari, tutte le volte che noi non ci vogliamo bene, siamo sul campo di Caino, ci dimentichiamo che siamo dei fratelli. Chi odia è omicida, chi vuol male è omicida. E ricordatevi che ogni guerra è un fratricidio. Ci sono parole che possono sostituirsi a questo giudizio, che nella notte di Natale diventa così preciso, così irrevocabile? Perché, se Cristo ci ha rivelato, com’è certo, la fraternità, tutte le volte che noi alziamo la mano contro il fratello, tutte le volte che, o per far valere i nostri diritti o i nostri pretesi diritti, dimentichiamo che al mondo ci sono milioni e milioni di creature come noi, con gli stessi diritti nostri, che hanno diritto di vivere come noi, in un’eguaglianza per cui la fraternità diventa un’esigenza fondamentale, ricordatevi che noi diventiamo fratricidi.
[…] Se c’è un sentimento che domina in questo momento il mondo, è la paura. Abbiamo paura gli uni degli altri; ci armiamo e gli uni e gli altri, perché abbiamo paura; parliamo e gli uni e gli altri, perché abbiamo paura; i congegni della morte sono inventati, perché abbiamo paura. Abbiamo rinnegato il Natale, abbiamo bestemmiato il Natale, abbiamo calpestato il fratello nel bambino Cristo, perché ricordatevi che il sacrilegio più grande è quello di non sentire il grido, l’esistenza, vorrei dire, tutto quello che vi è di santo nella presenza adorabile di un bambino che ci ricorda il vincolo profondo in nome del Padre, di cui siamo tutti figlioli.
E se noi sentiremo questa messa di mezzanotte a questa maniera, se noi sentiremo con questo animo, se noi domanderemo a Cristo di poterci sentire fratelli, io vi dico che niente andrà perduto della preghiera, anche muta, che noi sentiremo nell’animo e della nostra comunione e di questa fraternità rinnovata tra gli uomini del mio paese; perché è così che si diventa fratelli, è così che ci si vuol bene, è così che ci si perdona; così che si incomincia a guardarci senza paura, perché, in fondo – che cosa possiamo fare? –, siamo tanto poveri, tanto fragili, tanto infelici, siamo tutti dei mortali.
E, allora, che cosa ci rimane, o miei cari, cosa c’è dentro di noi questa notte, cosa c’è in questa mano di un bambino che si tende ad ognuno di noi, se non questo bisogno di sentirci più uniti, di volerci veramente bene, di non aver paura gli uni degli altri? Perché se ci vogliamo bene, perché se l’anima di un uomo diventa come un porto, e se si entra così volentieri nelle braccia di un bambino, è perché sappiamo che egli non potrà darci che un bacio o una carezza.
Primo Mazzolari
(da Discorsi - a cura di P. Trionfini - EDB 2006)
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