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Amnistia in Repubblica Ceca

| Scritto da Redazione
Amnistia in Repubblica Ceca

I TENTACOLI DEL POTERE
Pare che il “colpo di coda” dei vari Cesari detronizzati o decaduti, sotto forma di provvedimenti ad
personam o per favorire gli amici degli amici, non sia un vizio ad esclusivo appannaggio della
pratica politica berlusconiana italiana o magari di qualche “repubblica delle banane” sparsa qua e la
per il mondo, ma riguardi anche Paesi al centro della grande Europa democratica.
E’ il caso della Repubblica Ceca, il cui Presidente Vaclav Klaus in prossima scadenza di ultimo
mandato, per festeggiare il ventesimo anniversario della divisione dalla Repubblica Slovacca (ex
Cecoslovacchia), ha imposto all’attuale Premier di centrodestra Peter Necas, di controfirmare un
provvedimento di amnistia.
Con questo libera 7.400 detenuti su un totale di 23.000, con una formula che annulla di fatto tutti i
procedimenti anche in corso nei confronti di personaggi che si sono macchiati di gravi reati di
corruzione, di crimini finanziari compreso il furto di interi asset di banche e di compagnie, di truffe
sulle privatizzazioni e di evasione fiscale per miliardi di Corone, considerati da tutti suoi amici e
maggiori sponsor.
Nulla da dire sulla procedura, prevista tra l’altro dalla Costituzione Ceca, ma molto da rilevare sul
piano dell’etica e dell’opportunità politica in un Paese dove la corruzione e l’evasione fiscale
rosicchiano gran parte della ricchezza nazionale e costringono i governi  a pseudo riforme che
demoliscono di fatto lo stato sociale.
Tra l’altro il Presidente dovrebbe spiegare cosa ci sia da festeggiare dalla divisione con la
Slovacchia che ha relegato i due Stati ad una sempre maggiore irrilevanza dal punto di vista
economico e del peso politico all’interno della comunità internazionale. 
Ma a questo proposito bisogna considerare il fatto che Klaus sia stato uno degli artefici di quella
scelta, decisa a tavolino fra potentati politici e lobbistici dei due Paesi, in funzione di
consolidamento e spartizione dei privilegi di casta e sulla testa dei cittadini, spinti dagli stessi attori
in una becera quanto artefatta controversia sull’identità nazionale. 
D’altra parte è nota la sua avversità a qualsiasi forma di Unione Europea che ceda quote di
sovranità nazionale, per gli stessi motivi elencati, mal celati dietro improbabili teorie
economicistiche.
Tutto questo spiega in parte le ragioni del suo gesto, mal digerito da pezzi importanti delle
istituzioni ceche come la Corte Suprema di Giustizia che vede buttare nel cestino anni ed anni di
difficile lavoro della Magistratura per incriminare potentati lobbistico-economici, da gran parte
dell’opinione pubblica nazionale, e dall’opposizione socialdemocratica che ha preannunciato una
mozione di sfiducia in Parlamento all’attuale Governo.
Tuttavia il provvedimento è destinato a finalizzarsi!
Siamo veramente ormai alle prove generali di un nuovo modello di rapporti fra potere politico,
economico e cittadini in quello che rimane delle democrazie europee del terzo millennio, o si può
ancora uscire dall’oblio e porre un freno…? 
(f.to Elio Rampino)
Praga, 4 gennaio 2013

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