In questo modo si uccide la politica vera, che è per definizione la creazione di compromessi; di compromessi il più alti possibile, quelli cioè in cui si concede ad ognuna delle parti in gioco il massimo possibile. Certo, imporre le proprie scelte è una strada molto comoda, ma l'imposizione tradisce una delle regole di base della politica, quella che impone il rispetto di chi non è d'accordo con noi, privilegiando la convivenza rispetto all'uso del potere.
E' come se tra due coniugi si verificasse un dissidio sulle vacanze: lei vuole passare quindici giorni al mare e lui in montagna. L'arte del compromesso, che prevede la ricerca e la realizzazione di soluzioni che medinio tra posizioni in partenza apparentemente inconciliabili, può portare in varie direzioni, tutte plausibili, ognuna più o meno adatta al tipo di legame che esiste tra i coniugi, ai loro caratteri: si può decidere che ognuno va dove vuole per una settimana e la seconda settimana la si passa insieme in collina; può essere che si faccia una settimana al mare e una in montagna; può essere che ognuno vada dove vuole con i soldi propri e i propri amici; può essere che si decida per quindici giorni in Liguria, così a giorni alterni si può fare una passeggiata in montagna o passare la giornata in spiaggia. Tutte queste ed altre possibili soluzioni sono frutto di un qualche tipo (più o meno alto) di compromesso e sono tutte meglio che litigare e rischiare di non andare in vacanza, o passare quei quindici giorni senza parlarsi, arrabbiati come iene: sono meglio soprattutto perché quel paziente e difficile lavoro rinsalda il legame tra i coniugi. Al contrario, il marito può - cinque minuti dopo aver concluso il diverbio con la moglie - uscire di casa sbattendo la porta, andare in agenzia e prenotare quindici giorni in montagna con i propri amici del bar. Può cioè imporre la propria scelta, per potersi valere dell'enorme vantaggio che dà il partire non da una condizione di parità ma dal fatto compiuto: “Di' quello che vuoi, tanto ho già prenotato quindici giorni in montagna”. Così la moglie si sentirà pressata dall'avvicinarsi della vacanza fissata dal marito, sarà condizionata a dire di sì per non perdere i soldi della caparra, si sentirà squalificata e svilita. Ecco, questa è una cosa che in una coppia è sempre bene non fare, perché o ci si rispetta o ci si comanda: e a nessuno piace essere comandato. Con queste premesse il “Vai a quel paese tu e la tua montagna” è la reazione più logica e comprensibile che il marito deve mettere in conto.
Ogni riferimento al doloroso strappo che questo governo ha deciso di operare nel corpo della nazione facendo passare a tutti i costi la “propria” riforma di Costituzione e di legge elettorale non è puramente casuale.
Giampiero Carotti (Soresina)



