Sabato, 14 dicembre 2019 - ore 05.33

Aristide Bassi, scultore cremonese emigrante| A.F.Bonetti

| Scritto da Redazione
Aristide Bassi, scultore cremonese emigrante| A.F.Bonetti

Dopo il ricordo dello scultore  Francesco Riccardo Monti, cremonese nel mondo ora  è tempo di dedicare un doveroso omaggio anche  ad Aristide Bassi, puro cremonese che prese la valigia di cartone, simbolo dell’emigrante  e se ne andò in cerca di lavoro e di fortuna , pur sapendo d’imboccare una strada senza ritorno.
Dietro di sé lasciò persone e luoghi cari,  la sua lingua, la sua cultura e l’amore per la sua terra natia, ma anche un silenzio che dura da quasi cent’anni.

Era nato a Cremona in Corso Garibaldi il 14 aprile 1875 da Giovanni Bassi, tappezziere,  e da Paolina Cortellazzi.

Non ho notizie precise circa le scuole frequentate, per cui ipotizzo  si sia fatto da sé, forse osservando i monumenti in Cremona e seguendo le direttive della scuola di scultura Ala Ponzone, sorta per merito del lascito di Giuseppe Sigismondo Ala Ponzone. Non mi risultano neppure informazioni circa il suo apprendistato presso qualche scultore della città.

Lavorò nel 1900 con il marmista Cometti, apponendo entrambi l’iscrizione sui monumenti funebri collocati nel nostro cimitero.  E’ citato in numerosi articoli apparsi sul nostro quotidiano locale fino al 1916. Notevoli e di grande interesse sono i monumenti  cimiteriali di Cremona; fra essi va ricordato quello sulla tomba Bazzi con volti di sfingi e rami di palma scolpiti sugli angoli di un tronco di piramide e tanti altri.

Scolpì nel 1904 il monumento al medico-patriota Giovanni Inzani di Parma e il busto in marmo a Luigi Musini inaugurato  il 25 ottobre 1908  nel Palazzo del Municipio di Fidenza, mentre nell’aula Magna dell’Università di Parma il busto del prof. Mibelli inaugurato il 21 marzo 1915.

Partecipò, nel 1910 all’Esposizione d’Arte di Cremona e vinse la medaglia d’oro con il gruppo scultoreo “La Maternità” destinato poi alla tomba di Bono Bozzetti Lanfranchi in ricordo di Teresa Santina Lanfranchi.

In seguito a una polemica che lo vide in parte protagonista, anche se appoggiato dalla critica per il suo valore, ma contrastato dalla opposizione  di altri scultori che da più tempo ottenevano commissioni, il Bassi decise di allontanarsi da Cremona. Dopo una breve parentesi, trascorsa a Brescia e a Milano in cerca di lavoro, emigrò in Argentina. Aveva intenzione di fermarsi a Buenos Aires, ma per caso approda a Montevideo, per cui il suo destino sarà legato alla storia della scultura uruguaiana, contribuendo,  insieme ad altri cittadini lombardi che si costruirono una carriera nel commercio e nell’industria,  a dare una identità culturale e commerciale al Paese.

Affitta uno studio nella zona centrale della città e si  interessa subitamente se poteva avere la possibilità di fondere il bronzo. Si accorge che la committenza argentina è molto  interessata  ai prodotti  italiani ed ottiene la commissione per un primo monumento che realizza per il cimitero del Buceo : il ricordo sulla tomba d’Ameglio raffigurante una maternità ,  tema che gli aveva aggiudicato  la medaglia d’oro. Un’altra opera, ancora presente al Buceo è la scultura allegorica raffigurante tre figure di cui una imponente che stringe a sé un giovane e una giovane ragazza, mentre nascosto sotto il manto si intravede la piccola figura di un neonato. Arricchirà di statue anche il Cimitero Centrale di Montevideo, realizzando poderose opere in cui confluiscono stilemi occidentali classici  spesso mescolati a dettagli riferiti all’art dèco. Scolpisce il ritratto di Madame Curie, ma la scultura monumentale più importante è il monumento al Lavoro in Plaza de los Fundadores  a Colonia Suiza, piccolo villaggio fondato da immigranti svizzeri il 14 aprile 1888.

Otterrà vari riconoscimenti per la sua attività artistica anche dal Governo e la vincita del concorso bandito per il ritratto di José Battle y Ordonez, Presidente dell'Uruguay fino  al 1 marzo 1915.

conservato nella sede del Partido Colorado ne è la prova.

Tutto il lavoro sarà sempre improntato “all’italianità”, ma pure alla sua cremonesità che non ha mai dimenticato .

Muore a Montevideo nel 1942.

Anna Filippicci Bonetti

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