Partito Radicale, delegazione in carcere Ca’ del Ferro di Cremona il 28 dicembre. Dopo la visita e il colloquio con la direttrice della Casa Circondariale di Cremona Giulia Antonicelli che regge la struttura in funzione di missione, le esponenti del partito Farina Coscioni e Molaschi scrivono all’Assessore della Regione Lombardia Guido Bertolaso.
Gino Ruggeri, Cremona
Dichiarazione di Maria Antonietta Farina Coscioni, presidente Istituto Luca Coscioni e Maria Teresa Molaschi, psicologa, dirigente di comunità
Alla cortese attenzione dell’Assessore al Welfare Guido Bertolaso
Gentile Assessore Bertolaso Illustre Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica italiana, Caro Guido, La ringraziamo, anticipatamente, per l’attenzione che vorrà riservarci in virtù delle deleghe conferitele nell’esercizio del suo mandato. Quelle al Servizio Sanitario Regionale, alla Programmazione sanitaria, ai Servizi socio-sanitari e alla Prevenzione sanitaria riguardano anche il diritto alla salute dei e per i reclusi, delle persone private della libertà personale, dei carcerati.
Le scriviamo per i detenuti e la comunità penitenziaria in particolare della Casa di reclusione Ca’ del Ferro di Cremona. Le scriviamo a mo’ di interpello o comunque se vorrà anche per incontrarci o per iniziare un dialogo leale e trasparente sulle condizioni di reclusione, sulla assistenza sanitaria e possibili rischi di salute pubblica di una realtà come quella del carcere di Cremona. Le scriviamo dopo la visita ispettiva del 28 dicembre scorso, per dare dignità a quella che pensiamo sia stata la professionalità dell’educatore, del funzionario giuridico-pedagogico, che si è suicidato impiccandosi nel suo ufficio proprio nella Casa Circondariale di Cremona.
Una storia di un uomo che non si dovrebbe ignorare, a partire ad esempio dall’età. Il particolare giunge a conoscenza da qualche riga sui giornali. Dal colloquio con la direttrice Antonicelli si apprende che non corrisponde al vero l’età dell’educatore suicida senza svelarne quella esatta e non fornendo alcun altro aspetto della vita professionale se non che aveva in carico 150 detenuti del carcere Ca’ del Ferro. La delegazione del Partito Radicale già dalla visita del 15 agosto aveva lanciato l’allarme della sofferenza della comunità penitenziaria. Il luogo è il carcere dove lavorava. Un educatore di 44 anni ha scelto, per impiccarsi, il bagno del suo studio a Ca’ del Ferro di Cremona.
Il benessere degli educatori, degli operatori sociali, sanitari in generale sono alla base dei sistemi di cura, protezione, di riabilitazione e di rieducazione, ma se il sistema affatica chi cura, con orari di lavoro insostenibili, contratti precari e non adeguatamente remunerati senza un serio sostegno istituzionale, un deterioramento della salute della persona è quasi inevitabile.
Le chiediamo se non ritenga di prendere ogni urgente e necessaria iniziativa per garantire il diritto alla salute della comunità penitenziaria nel carcere Ca’ del Ferro di Cremona. Le chiediamo se non ritenga di avviare una commissione di inchiesta sui suicidi in ambito carcerario della Regione Lombardia. Certe della sua attenzione La salutiamo cordialmente
Cremona, lì 5 gennaio 2026 Maria Antonietta Farina Coscioni e Maria Teresa Molaschi



