Lunedì, 27 gennaio 2020 - ore 10.50

Coldiretti riunisce a Cremona i suinicoltori dei Consorzi di Parma e San Daniele

Obiettivo dell’incontro illustrare le disposizioni contenute nelle proposte di modifica dei disciplinari dei prosciutti DOP

| Scritto da Redazione
Coldiretti riunisce a Cremona i suinicoltori dei Consorzi di Parma e San Daniele

Grande partecipazione, martedì 22 ottobre nel tardo pomeriggio, per l’incontro che ha riunito presso la sala del Consorzio Agrario a Malagnino i suinicoltori operanti nel comprensorio del “Prosciutto di Parma” e del “Prosciutto di San Daniele”. Obiettivo dell’incontro era illustrare le disposizioni contenute nelle proposte di modifica dei disciplinari dei prosciutti DOP, sottolineando nel contempo come si sia giunti alla necessità di proporre tali modifiche e il significato dell’impegno messo in campo.

Accolti da Paolo Voltini, Presidente di Coldiretti Cremona e Lombardia, e da Mauro Donda, Direttore di Coldiretti Cremona, sono intervenuti importanti rappresentanti del mondo della suinicoltura e delle DOP, con l’impegno di portare all’attenzione e all’ascolto dei suinicoltori le voci di tutte le componenti della complessa partita.

Nell’incontro aperto dal saluto di Paolo Voltini e guidato da Giorgio Apostoli, Capo Servizio Zootecnia della Confederazione Nazionale Coldiretti, sono intervenuti Stefano Vaccari, Capo Dipartimento ICQRF (l'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari), Stefano Fanti, Direttore del Consorzio del Prosciutto di Parma, accanto ai dirigenti ANAS, il Direttore Maurizio Gallo e il Presidente Thomas Ronconi.

“Abbiamo riunito le province maggiormente interessate alle dinamiche della suinicoltura. Riteniamo importante capire contenuti e dinamiche dei nuovi disciplinari di produzione e richiamare le motivazioni che hanno indotto a queste modifiche del disciplinare. Tenendo sempre presente il nostro grande obiettivo: preservare le DOP con tutte le nostre forze – ha esordito Apostoli –. Consideriamo fondamentale preservare e valorizzare l’italianità attraverso l’etichetta di origine unitamente a percorsi di trasparenza. Ebbene, non dimentichiamo che le DOP sono i fiori all’occhiello di questo sistema, sono la punta di diamante dell’italianità e dobbiamo averne la massima cura. Si tratta dell’espressione più alta della valorizzazione di un prodotto agricolo e le vicende che hanno coinvolto il settore suinicolo in questi ultimi due anni hanno seriamente rischiato di far saltare le DOP Parma e San Daniele. La nostra convinzione, per garantire il futuro del settore, è quella di dover preservare e migliorare le due DOP. E’ anche ovvio, e logico, che ogni cambiamento richieda a tutti, allevatori compresi, una certa fatica. Si tratta di cambiare il modo di approcciare il mercato, il lavoro, la produzione. Per questo dobbiamo condividere le riflessioni ed il percorso con tutti gli allevatori”.

E’ seguito un ampio dibattito, con numerosi interventi, volti a chiedere chiarimenti e ad evidenziare le preoccupazioni e le istanze che giungono dagli allevatori, di fronte al cambiamento in atto. L’istanza ribadita con maggiore forza dai suinicoltori – già evidenziata da Apostoli e confermata dall’intervento di numerosi allevatori – è stata la richiesta di adottare una netta separazione fisica tra gli stabilimenti di stagionatura dei prosciutti DOP e quelli degli altri prosciutti. Un’esigenza considerata condizione essenziale proprio in termini di trasparenza nei confronti degli allevatori e dei consumatori. “Ribadiamo la nostra richiesta che sia messo per iscritto nel disciplinare, o con altro documento ufficiale del Consorzio del Parma, il fatto che vi debbano essere stabilimenti esclusivamente dedicati alla DOP, garantendo una suddivisione certa tra i prodotti del circuito DOP e gli altri” ha sintetizzato Apostoli.

Di fronte alle preoccupazioni espresse da alcuni suinicoltori rispetto ai maggiori oneri (e costi) imposti dal nuovo disciplinare, a conclusione dell’incontro Paolo Voltini - forte anche dell’esperienza come Presidente del Consorzio Casalasco del Pomodoro titolare dei marchi Pomì e De Rica – ha testimoniato tutto il valore della tracciabilità, che crea garanzia per il consumatore e conseguentemente ricchezza per l’allevatore. “Dobbiamo certamente chiederci quanto ci costa la tracciabilità, per poi farcela pagare, ma dobbiamo anche chiederci quanto ci costerebbe non farla” – ha concluso Voltini – spronando i presenti a credere in un percorso di qualità e nella necessità di essere protagonisti nel governo della “filiera della trasparenza”.

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