Domenica, 22 maggio 2022 - ore 12.12

COMMIATI E RICORDI. Con la scomparsa di Carlo Pigoli finisce la 'dinastia' socialista di Annicco

Riflessione su due figure socialiste di Annicco: Carlo e Massimilinao Pigoli

| Scritto da Redazione
COMMIATI E RICORDI. Con la scomparsa di Carlo Pigoli finisce la 'dinastia' socialista di Annicco COMMIATI E RICORDI. Con la scomparsa di Carlo Pigoli finisce la 'dinastia' socialista di Annicco COMMIATI E RICORDI. Con la scomparsa di Carlo Pigoli finisce la 'dinastia' socialista di Annicco

La rubrica era stata suggerita dall’impulso a consegnare alle riflessioni dei contemporanei ed alla memoria dei posteri il profilo  di alcuni protagonisti della vita civile, con cui ci siamo incrociati per rapporto  umano, professionale e politico. Che, ahinoi, ci hanno lasciato.

Sia, a questo punto, consentita a noi, impenitenti cinefili, una digressione.

Ricordate l’avatiana Laura (“gita scolastica”), l’ultima di quella terza liceale del 1914 a ricongiungersi ai compagni che l’hanno preceduta nell’aldilà?

Dopo “aver percorso prati e sentieri“, come poeticamente osserva la voce narrante del film, anche Carlo Pigoli ha raggiunto i suoi compagni sulle rive del lago.

E’ stato per un lungo periodo una figura di spicco della vita pubblica; anche se la sua testimonianza, per i tanti anni che si sono messi di mezzo dalla conclusione del suo impegno e soprattutto per uno stile particolarmente sobrio e riservato, arrischia di smarrirsi nella memoria della nostra comunità.

Come è stato per il fratello maggiore, Massimiliano, prematuramente scomparso da oltre vent’anni.

Li ricordiamo insieme; perché insieme hanno fornito un contributo significativo alla buona politica ed alla buona amministrazione pubblica.

Chiediamo venia se, per tracciare il loro profilo pubblico, magari abuseremo di una memorialistica personale. Li abbiamo conosciuti all’inizio degli anni 60, quando iniziò la nostra militanza socialista. Di qualche anno maggiori, Massimiliano e Carlo Pigoli, appartenenti ad una stimata famiglia di Annicco, ci avevano preceduto, non solo nell’iscrizione al PSI, ma soprattutto in un impegno militante, che, destinato ad una scena più vasta, sarebbe ben presto stato avvertito nella loro comunità.

Scorrendo le annate dell’Eco del Popolo, leggiamo “Una domenica mattina del febbraio 1948 in una sala del Municipio, avanti un notaio giunto da Cremona, una cinquantina di operai, impiegati, contadini conviene per costituire la Cooperativa Lavoratori di Annicco La Solidarietà. Alla presidenza dell’Assemblea i compagni Pigoli, Milanesi e Bozzetti. Sono tutti giovani, privi di capitali e d’esperienza (come chiosa un’opinione pubblica non serena), ma pieni di entusiasmo e della volontà di fare bene”.

Quell’atto costitutivo incardinerà non solo una procedura, ma costituirà il sicurvia di un lungo percorso di impegno politico, di testimonianza amministrativa e di vita.

I 50 cooperatori annicchesi, in uno scenario in cui la cooperazione, il sindacato, il partito, il governo comunale significano qualcosa ed assorbono anche notevoli energie esistenziali, non mettono solo una firma sull’atto notarile. Ma, ponendo mano ad esangui portafogli, scuciono il controvalore di un’azione pari a 5.000 lire (una somma ragguardevole per l’epoca). Non vogliamo farla molto lunga; ma, pensando agli approdi contemporanei del movimento cooperativo, preferiamo dedicare qualche riga in più agli sviluppi di quella fondazione.

Con il capitale raccolto La Solidarietà apre uno spaccio vinicolo (fatto diffuso in molti paesi che partono da lì, presumibilmente, per dotare la comunità militante di un centro aggregativo). Un anno dopo, allo spaccio vinicolo si aggiunge uno spaccio alimentari e, cinque anni dopo, viene acquistato lo stabile in cui operano.

I 50 soci fondatori diventano 212 nel 1958. La cooperativa, fulcro di un’iniziativa sociale ed economica di rilievo per la vita comunitaria locale, diventa anche un modello, una forma di testimonianza solidaristica e politica.

Alla fine di quella decade, sulla scia di crescenti successi elettorali, la locale sezione del PSI guida la conquista del Comune. E Carlo Pigoli diventa Sindaco; incarico nel quale, dimostrando un tratto super-partes, in apparente contrasto con una tenace testimonianza politica, sarà confermato, senza soluzione di continuità, per una doppia decade. Cesserà alla fine degli anni 70, per una scelta personale, ispirata dal disagio (a me confidata come collega di lavoro e come segretario della Federazione) nei confronti di mode pubbliche non sempre esaltanti.

La confidenza era stata percepita, più per la conseguenza dell’usura provocata dal lungo impegno, per una delle ricorrenti manifestazioni “aristocratiche” di Carlo (con cui condividevo il lavoro nell’Ufficio Studi, Stampa e Programmazione della Provincia, diretta dal Dott. Vincenzo Vernaschi).

Col senno di poi, quel passo indietro presentiva il decadimento della politica che era alle viste (di chi, ovviamente, voleva vedere).

Gli subentrerà, fino alla conclusione del mandato, un suo stretto collaboratore di Giunta, Mario Agazzi.  Dopo un intervallo di alleanze “civiche”, primo cittadino di Annicco sarebbe tornato un altro Pigoli, il nipote Luigi (figlio del fratello Massimiliano, di cui diremo tra poco).

Il periodo della sindacatura socialista coincide con un considerevole sviluppo della località orbitante nel comprensorio cremonese. Al consistente assorbimento di mano d’opera dell’agricoltura (di cui diventa emblema, nei primi anni sessanta la nave-stalla “annicchetta” all’ingresso del paese), si aggiunge una quota aggiuntiva di occupazione nel settore del legno (d’altro lato, Annicco è stato tradizionalmente un centro di “segantini”) e nel tentativo di sviluppo industriale (il Sindaco Pigoli opera fattivamente per installare la CMA, che, per un notevole periodo, occupa significative quote di mano d’opera).

Da sottolineare anche il fatto che il Comune, in quei vent’anni, viene gestito all’insegna del buon governo e della correttezza.

Sempre attingendo alla nostra raccolta de L’Eco del Popolo, abbiamo notizia di un robusto contrasto di idee tra la nuova amministrazione (di sinistra, ma, come quella di Spineda, ad egemonia socialista), guidata da Carlo Pigoli, e la precedente, scudo-crociata. Che aveva lasciato, nella gestione dell’Opera Pia Rizzi-Bevilacqua un’eredità né chiara né economicamente rassicurante.

I predecessori, infatti, avevano messo, come si legge su L’Eco del Popolo, a repentaglio l’equilibrio finanziario della struttura socio-assistenziale locale, a causa dell’inconsiderata vendita di un immobile di pregio, finito a prezzi di saldo al patrimonio della Curia Vescovile.

Come abbiamo anticipato, la buona amministrazione annicchese costituirà un modello anche per un più vasto scenario. Il partito, che esprime il Sindaco, il PSI non fa fatica a svilupparsi elettoralmente ed Annicco diventa ben presto un caposaldo socialista della provincia.

L’indubbia leadership dei fratelli Pigoli conquista attenzione e consenso anche al di fuori dei confini locali. Massimo, socialista autonomista della prima ora e coerente sostenitore del progetto nenniano imperniato sull’archiviazione del Fronte Popolare col PCI e sulla svolta del centro-sinistra, entra a far parte del Comitato Direttivo della Federazione Provinciale Socialista a seguito del Congresso di Napoli del 1957.

In breve tempo avrebbe scalato crescenti livelli di responsabilità nella direzione politica, fino a diventare segretario amministrativo e membro dell’Esecutivo Provinciale.

Parallelamente, prende consistenza anche l’impegno amministrativo.

Nel 1970 viene eletto in Consiglio Provinciale, sulla scia del successo del suo Collegio di Sesto/Annicco (per lungo tempo, un serbatoio per le candidature catapultate da Cremona). Nello stesso anno, diventa Assessore all’Igiene, Sanità, Ecologia della Giunta Manfredi/Grossi. Due anni dopo, in conseguenza dell’elezione dell’ing. Giuseppe Grossi al Senato, assume la vice-presidenza e la delega per la programmazione economica. Una delega, questa, che ai contemporanei suonerebbe un po’ evanescente.

Ma a quei tempi il tentativo di fare riforme di struttura, che modernizzassero il volto del Paese e radicassero nella società dosi crescenti di uguaglianza, non era una sine cura. Al punto che, in previsione ed in connessione con l’attivazione dell’istituto, anche l’Amministrazione Provinciale diventava un meccanismo significativo della programmazione economica. Nel 1965, infatti, la giunta di centro-sinistra, tra i suoi primi significativi atti, aveva affidato a due illustri economisti, Giacomo Corna Pellegrini e  Luigi Ferrario, uno studio organico sulle caratteristiche strutturali dell’economia provinciale (popolazione; settori produttivi; reddito), delle infrastrutture civili, delle risorse finanziarie disponibili. Tale studio, nonostante il mezzo secolo trascorso, costituisce ancora un esempio di rigore scientifico e di volontà di fornire al potere amministrativo gli strumenti per inserire, come ha ricordato qualche anno fa il prof. Pelli su Cives, il territorio provinciale nel processo di sviluppo che già caratterizzava la Lombardia.

Partendo da qui le due successive Giunte Provinciali, guidate da Martino Manfredi e da Franco Dolci, avrebbero fatto tesoro delle intuizioni e delle elaborazioni di quello studio e della programmazione dell’ente intermedio provinciale.

La Provincia di Cremona, come testimonia la (consigliata) lettura delle pagine del mensile Provincia Nuova, darà vita ad un avanzato metodo di governo locale e ad serrato confronto con la nascente istituzione regionale sul terreno del riequilibrio territoriale (un obiettivo totalmente mancato, anche a causa della tendenza centralistica dei governi lombardi a partire dagli anni 80).

Nella successiva Giunta (1975-80) Massimiliano avrebbe ricevuto la delega per l’ambiente, nevralgica se si pensa al fatto che in quei tempi era in costruzione a quattro chilometri da Cremona la Centrale Termonucleare di Caorso.

I lettori diranno cosa resta della testimonianza civile di Massimiliano e Carlo Pigoli.

Nulla è per sempre. La vicenda pubblica (ed umana) dei due socialisti annicchesi sarebbe terminata.

Simbolicamente, da dove era cominciata: la Cooperativa Lavoratori di Annicco La Solidarietà, incalzata dai mutamenti portati dai tempi, avrebbe esaurito, come moltissime altre, la propria funzione.

Sarebbe stata posta in liquidazione (liquidatori: dott. Fiorino Bellisario e Mario Agazzi). Tutte le passività sarebbero state onorate e le quote sociali rimborsate. Il netto patrimoniale sarebbe andato ad una cooperativa sociale di svantaggiati e ad un’opera pia locale.

 

 

1° Foto: Comune di Ammicco con Carlo Pigoli e Massimiliano Pigoli

2° Foto (da dx): M.Pigoli, E.Zanoni, E.Vercesi, sconosciuto,Bassetti (Presidente Regione Lombardia)

3° Foto : Giunta F.Dolci 1975: M.Pigoli ( il 2° da destra)

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