Sabato, 04 luglio 2020 - ore 23.02

Fermare tutto! Ma si puo’ veramente fare?

Dalle improvvide boutade populiste al più attento e genuino pragmatismo il passo non pare così breve

| Scritto da Redazione
Fermare tutto! Ma si puo’ veramente fare? Fermare tutto! Ma si puo’ veramente fare? Fermare tutto! Ma si puo’ veramente fare?

È di questa mattina il lancio dell’hashtag #LottaCoronaVirus con cui Cgil-Cisl-Uil, e che a nome dei tre Segretari Generali territoriali, Marco Pedretti, Dino Perboni e Paolo Soncini, concordano sulle scelte sociali e politiche delle segreterie regionali, ribadiscono: "prima di tutto viene la salute dei lavoratori e dei cittadini, per questo è necessario chiudere le attività produttive ed economiche per un certo periodo di tempo". Vedremo cosa diranno gli industriali.

Della stessa idea pare essere il leader leghista Matteo Salvini e gran parte del centro-destra, ovvero, misure drastiche che significa chiusura totale di tutte le attività per 15 giorni tranne per quelle “essenziali”.

È anche al vaglio del governo, in queste ore, un inasprimento delle misure per contrastare la ormai acclarata pandemia.

Pur comprendendo le sacrosante ragioni di massima tutela dei lavoratori a cui fanno riferimento i sindacati, su quell’”essenziali” ci sarebbe da aprire un breve ma dovuto ragionamento. Sia chiaro, l'emergenza non va sotovalutata, ma nemmeno affrontata sull'onda emotiva. E fino a qui, a parte (forse) qualche dato statistico, il silenzio assordante del'OMS.

Quindi, innanzi tutto, calma. Prima di dire “bianco” o “nero”, in un sistema complesso come quello in cui si configura la società attuale, fatto di persone, artigiani, commercianti, ma anche di aziende, enti, istituti e fondazioni (tra cui gli ospedali) che sono molto più interconnessi ed interdipendenti di quanto possiamo immaginare, occorre pesare non solo le parole, ma pure i pensieri.

Chi non vive su Marte sa benissimo che un’ospedale, non va avanti con i soli medici, infermieri ed OSS, ma anche (seppure non direttamente collegati alla mission) con impiegati amministrativi, tecnici informatici, elettricisti, idraulici, cuochi, fornitori a vario titolo (tra i quali quelli di materiali di consumo, strumenti medicali, il servizio antincendio, etc…) e chi più ne ha, più ne metta. Una piccola città insomma! Per non parlare di tutti gli anziani confinati in casa che hanno bisogno di assistenza telefonica, per luce, o, per l’acqua o il gas. E la spesa di generi alimentari? Va bene i volontari, ma i camionisti che riforniscono i supermercati, i grossisti e poi le ferramenta che vendono ad elettricisti ed idraulici? Le autofficine che mantengono efficienti i camion o li riparano? E così via… Insomma, “non si fa presto nemmeno a dirlo, oltre che a farlo”!

Che tutte le attività, dunque, vadano “rallentate”, ma non chiuse, pare la soluzione più praticabile e anche meno bugiarda, in questo disgraziato frangente. Qualche esempio: nei reparti produttivi allontanare le postazioni di lavoro (ove possibile), negli uffici praticare lo smart working (parziale o totale) nei centri commerciali contingentare gli accessi, piuttosto che chiudere intere attività. Semmai un commesso anziché due, etc...

Nei casi in cui le condizioni non consentano il prosieguo delle attività lavorative nella massima sicurezza, il sostegno statale è indifferibile. E se in un ambito non esistono ammortizzatori sociali, li si inventa appositamente per fare fronte all’emergenza.

In siffatto contesto, globale, il mondo intero dovrebbe attuare le classiche (lo so, suona strano) misure di prevenzione per “rischio biologico” che non vuol dire fermare le attività, ma gestire i rischi attraverso la formazione, che nel nostro caso è corretta e perentoria informazione ai cittadini, affiché adottino “comportamenti virtuosi”; la profilassi (non appena sarà resa disponibile) e la sorveglianza sanitaria (atta a contrastare e punire i comportamenti anomali) anche e soprattutto con l’ausilio di tutte le forze dell’ordine.

Dalle improvvide boutade populiste al più attento e genuino pragmatismo il passo non pare così breve se, anziché optare per un cambio di passo culturale, ci si incaponisce nel vedere le cose con gli occhi della propaganda. E qui mi riferisco unicamente ai politici in questione.

Il virus ci sconfiggerà ancora prima di infettarci se, riuscirà ad inibire la capacità di ragionare con freddezza sul da farsi.

 

Tommaso Anastasio

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