Mercoledì, 08 luglio 2020 - ore 00.49

Nel 75° della Liberazione

l'ANPI, con l’impegnativo lavoro di ricostruzione di Giuseppe Azzoni, ricorda i “Partigiani combattenti” della provincia di Cremona

| Scritto da Redazione
Nel 75° della Liberazione

Nel 75° della Liberazione

l'ANPI, con l’impegnativo lavoro di ricostruzione di Giuseppe Azzoni, ricorda i “Partigiani combattenti” della provincia di Cremona riconosciuti dalle “Commissioni regionali per il riconoscimento delle qualifiche partigiane”

 

Nella doverosa e molto consapevole premessa che l’eccezionalità di un momento suscettibile di mettere in sospensione la vita comunitaria anche dal punto di vista della testimonianza delle radici ideali e storiche, diamo notizia della conclusione dell’impegnativo lavoro con cui Giuseppe Azzoni ha dettagliatamente ricostruito le circostanze e le modalità da cui partì la ricostruzione civile dell’Italia, uscita dall’immane tragedia della dittatura e, soprattutto, della guerra.

Come osserva l’autore della ricerca che, come le precedenti sulla storia del fascismo cremonese e sull’ossessiva schedatura degli oppositori del fascismo, si è sobbarcato un immane lavoro di cui la cultura cremonese deve essergli grata, “Gli uomini e le donne che avevano dato vita alla Resistenza avrebbero dovuto essere poi i protagonisti nell'Italia da ricostruire, sgombrando le macerie della dittatura, del nazifascismo e della guerra. Sappiamo che ciò incontrò i noti ostacoli e limiti. L'ultimo capitolo della recente “Storia della Resistenza” di Marcello Flores e Mimmo Franzinelli valuta incongruenze ed ingiustizie di cui soffrirono i partigiani nel dopoguerra. Nel farlo viene citato questo passo, tratto da “Lo status di partigiano nel secondo dopoguerra” di M. Ponzani: “... le norme per le qualifiche partigiane si limitarono a garantire un pacifico riassorbimento della conflittualità reducistica piuttosto che un inserimento dei volontari della libertà nell'apparato statale...”.

Condividendo questa constatazione, appare comunque evidente che tale riconoscimento istituzionale era importante, prima di tutto dal punto di vista morale e sociale e poi per alcune conseguenze pratiche, relative anche alle famiglie dei tanti Caduti, con provvedimenti senz'altro inadeguati ma almeno utili in quei giorni così difficili.

Infatti l'elenco dei partigiani, riconosciuti anche formalmente come tali, dà un quadro molto pregnante di protagonisti senza i quali la Resistenza semplicemente non avrebbe avuto luogo.

IL DL 518 DEL 21.8.1945

E' con il DL 518 del 21 agosto 1945 che furono istituite nel dopoguerra le Commissioni regionali per il riconoscimento e l'attribuzione delle qualifiche partigiane. Ciascuna era competente per i territori in cui si era svolta l'attività partigiana. Ad esse venivano inoltrate le relative richieste, in massima parte attraverso le ANPI provinciali, che anche le istruivano in prima istanza.

Le Commissioni erano nominate dal Presidente del Consiglio dei ministri su designazioni ministeriali (per ufficiali delle Forze armate) e dell'ANPI (per rappresentanti partigiani).

Per il riconoscimento di “Partigiano combattente” (con una attribuzione di grado riferito a quelli militari) dette Commissioni deliberavano in base ai criteri stabiliti dal decreto.

Erano riconosciuti “partigiani combattenti”: “i decorati al valore per attività partigiana”, “coloro che sono stati feriti...”, “coloro che hanno militato per almeno tre mesi in una formazione armata partigiana o gappista” (ovvero per 6 mesi se in una SAP) riconosciuta dal CVL, e “partecipato ad almeno tre azioni di guerra o di sabotaggio”. Inoltre chi aveva fatto parte di un Comando (o di servizi dello stesso quali “informazioni, avio lanci, intendenza...”) inquadrato nel CVL, “coloro che sono rimasti in carcere, al confino o in campo di concentramento per oltre tre mesi (…) per attività partigiana”, chi ha svolto “azioni di particolare importanza...”. Il DL, poi, considerava “Partigiani caduti” quelli uccisi in combattimento, i deceduti in seguito a ferite o malattie derivanti dal “servizio partigiano”, gli uccisi dai nazifascisti anche fuori da azioni di guerra, i morti nelle carceri e nei lager. Su questa base la Commissione richiedeva e valutava notizie, documentazioni, testimonianze in merito. Erano poi considerati “Partigiani combattenti” anche i militari della Divisione Acqui, protagonisti della eroica e tragica resistenza ai tedeschi a Cefalonia e Corfù dopo l'otto settembre 1943.

Ai richiedenti che avevano partecipato alla Resistenza in modo significativo, senza però risultare in ruoli di formazioni armate riconosciute, poteva essere attribuita la qualificazione di “Patriota”. Appaiono altresì nei documenti, non necessariamente assegnate dalle Commissioni regionali, le dizioni di “Benemeriti”, per le varie forme di partecipazione e sostegno alla lotta di Liberazione, e di “Insurrezionali” per partecipanti attivi alle giornate della Liberazione. Questo aspetto è sottolineato anche sui bollettini che riportano gli elenchi delle qualifiche riconosciute. Dalle carte appare, per converso, come nelle istruttorie vi fosse una certa attenzione – a partire dagli stessi partigiani e dall'ANPI - “per evitare abusi di sedicenti partigiani”.

Tutto ciò rende evidente l'importanza del quadro del riconoscimento di “Partigiano combattente”. Ma va sempre anche considerato come i criteri stabiliti col DL 518 e le conseguenti circolari applicative abbiano penalizzato il ruolo di molte e di molti partigiani e resistenti per cui i loro nomi non compaiono tra i riconosciuti. A partire dalla assoluta maggioranza delle donne, emarginate da criteri “militari” per esse del tutto improbabili. E poi di molti partigiani che avevano giocato ruoli diversi da quelli previsti nella normativa, anche se di grande rischio e sostanza. Infine ci sono i casi di non riconosciuti per banali difficoltà oggettive o burocratiche nel reperimento di lontane testimonianze e prove o la non osservanza di termini prescritti per la domanda e la documentazione. Così che persino una delle più note figure femminili della Resistenza cremonese come Maria Biselli (alla cui biografia sono stati dedicati libri e scritti da Franco Dolci, Ughetta Usberti e Danilo Montaldi) non fu riconosciuta per mancanza di requisiti previsti nella circolare. Similmente non pochi partigiani noti ed importanti si videro respinto il ricorso, proprio e dell'ANPI stessa, per il negato riconoscimento per carenze negli “elementi giuridici”. Per esempio si dà atto a Piero Pressinotti (futuro Costituente) di aver fatto parte del servizio del Comando Brigate Matteotti (fu Ispettore per alcune province a cavallo del Po) ma non se ne fa conseguire il riconoscimento. Peraltro non siamo riusciti a trovare l'esito di un suo ricorso... Altro esempio simile è quello del dottor Franz Cortese (nome di battaglia “Gentile”), membro del CLN, primario nel nostro ospedale che vi organizzava il servizio sanitario clandestino del Raggruppamento Ghinaglia.

Tutto ciò è noto in generale, dunque la mancanza di certi nomi di indubitabili partigiani in questo elenco non va preso come elemento per impropri paragoni e giudizi. Infatti essi sono ben presenti nella memoria ed in tante pubblicazioni, tra cui quelle puntuali delle Associazioni partigiane come, nello specifico, i volumi “Pietre della memoria” e “Fuori dalla zona grigia” pubblicati in questi anni a Cremona.

DIFFICOLTÀ E FONTI DI QUESTA RICERCA

Ciò detto valutiamo nel merito questo corposo elenco. Esso è frutto di una meticolosa ricerca che aveva in partenza difficoltà oggettive. Infatti dalle informazioni assunte presso vari soggetti, titolari di fonti a vari livelli, per la sua compilazione, abbiamo preso atto che ad oggi non era possibile disporre di elenchi ufficiali e definiti cui attingere per un repertorio provinciale come il nostro. Per esempio fonti come l'annotazione della qualifica partigiana riconosciuta sui “fogli matricolari” delle varie leve del servizio militare sono disperse nella innumerevole quantità di tali “fogli”, peraltro conservati in luoghi diversi a seconda dei distretti di appartenenza per nascita o a seconda dell'Arma. Così dicasi per la documentazione delle Commissioni regionali, che riconoscevano le qualifiche partigiane per chi aveva operato nei territori di loro competenza.

Il presente elenco si basa, come fonte principale, sull'archivio storico dell'ANPI provinciale. Esso contiene infatti ben seimila “schede” di persone che, nell'immediato dopoguerra, hanno fatto presente di aver dato un qualche contributo alla Resistenza. Tra di esse vi sono quelle di chi richiedeva il riconoscimento come partigiani combattenti, ovvero dei familiari nel caso dei numerosi caduti. E sono quindi presenti, quasi sempre con copia del riconoscimento o almeno con comunicazione o altro, i documentati esiti positivi delle richieste. Ci sono anche alcuni dei bollettini, trasmessi dalla Commissione della Lombardia, negli anni 1946, 1947 e 1948 con elenchi di riconoscimenti.

Con ciò non possiamo dire che si copra la totalità dei casi ma ad essa certamente ci si avvicina. Infatti l'ANPI aveva questa funzione e ricomprendeva all'epoca ancora tutte forze resistenziali del CVL nonché l'ANDA, Associazione Divisione Acqui, con reduci e familiari dei Caduti di Cefalonia. In genere era ricorso all'ANPI, per istruire ed inoltrare la richiesta di riconoscimento, anche chi era appartenuto a formazioni autonome, o aveva combattuto con formazioni all'estero come l'Esercito popolare di liberazione jugoslavo (EPLJ), l'Esercito popolare di liberazione greco (ELAS), quello albanese (ENLA), le Forze francesi dell'interno (FFI).

Per quanto riguarda Cefalonia è noto come vi fossero presenti moltissimi cremonesi: solo in parte abbiamo potuto ritrovarli nelle nostre fonti. Una più completa documentazione è custodita dalla ANDA di Cremona, cui gli interessati possono ricorrere.

La ricerca si è ancor più avvicinata alla completezza perché abbiamo confrontato ed integrato la fonte archivio storico dell'ANPI, presente in Archivio di Stato, con altri fondi nello stesso AS come il “Ruolo matricolare del Distretto Militare Partigiane e Patriote” ed alcuni elenchi e documenti dell'archivio storico della Prefettura sulle qualifiche partigiane trasmesse per il Distretto militare.

ALCUNE CIFRE RISULTANTI DALLA RICERCA

Nel considerare le cifre che seguono, si tenga conto degli inevitabili margini di approssimazione e soprattutto che esse si limitano a chi ha avuto dalle Commissioni il riconoscimento verificato nella ricerca. Se alla cifra complessiva dei Partigiani Combattenti o Caduti si affianca quella dei “Patrioti”, dei “Benemeriti”, degli insurrezionali e dei molti altri che hanno partecipato in tanti modi alla lotta di Liberazione si può parlare di diverse migliaia di donne, uomini, giovani che in qualche modo hanno lottato per la fine della guerra, della occupazione tedesca, della dittatura fascista. Questo elenco è quindi come la punta dell'iceberg, una punta comunque di dimensioni rilevanti, considerate le dimensioni della nostra provincia.

Da questa ricerca si riportano i nominativi di 1.367 “Partigiani combattenti” e “Partigiani Caduti” trovati nella documentazione citata, comprendendo sia i volontari CVL sia i militari della Acqui.

Di essi i partigiani volontari CVL sono 962.

Le donne sono 48 (ma, riprendendo la precedente considerazione in merito, sono 341 i nomi di “Donne della Resistenza cremonese” - riconosciute o meno – pubblicati nel 2016 in un opuscolo del Comune di Cremona, Associazioni partigiane, Archivio di Stato, Associazione Zanoni.)

Molto consistente il numero dei giovani e giovanissimi partigiani riconosciuti che nel 1944 avevano al massimo vent'anni, molti anche meno: i nati nel 1924 o anni successivi sono infatti 253.

Per i mestieri ne abbiamo trovato annotati circa 600, di questi abbiamo contato circa cento contadini ed agricoltori, quasi duecento operai, muratori ecc, un centinaio di artigiani, commercianti, mestieri in proprio, ed altri duecento come insegnanti, studenti, casalinghe, professionisti, impiegati ecc. (moltissimi scrissero accanto al mestiere: “disoccupato”).

I nomi dei partigiani riconosciuti, contenuti nella ricerca, che hanno operato nel territorio provinciale sono 573.

Nelle brigate garibaldine Ghinaglia 333, nelle Matteotti 97, nelle Fiamme Verdi (in città con la Rosselli) 81. In altre formazioni (Garibaldi – GL di Casalmaggiore, Curiel, autonome) 62.

Sono poi qui registrati, che hanno combattuto fuori provincia, 390 partigiani cremonesi.

In Piemonte 107, in Emilia Romagna 88, nel Triveneto 21, in Lombardia 24. Sono poi 150 quelli che hanno combattuto o sono caduti in altre Regioni (Liguria, Toscana, Marche ecc) o all'estero dalla Jugoslavia alla Grecia, alla Francia.

I partigiani CVL Caduti qui riportati sono 188.

Per quanto riguarda i militari della Divisione Acqui, riconosciuti come “Partigiani”, ne sono qui riportati 405.

Di essi circa la metà erano contadini, circa 70 gli operai e simili, circa 90 con altre professioni (non sempre la professione è annotata). A Cefalonia e Corfù i Caduti ed i dispersi furono moltissimi: qui ne riportiamo i nomi di 139 militari sui 405. Gli altri furono deportati in campi di concentramento dove ebbero vita durissima fino alla fine della guerra. Alcuni, riusciti a sfuggire ai tedeschi, combatterono coi partigiani locali nei balcani.

LE FORMAZIONI PARTIGIANE IN PROVINCIA DI CREMONA

Sono così di seguito riportati i nominativi dei partigiani combattenti riconosciuti (con le specifiche dei “caduti”, “dispersi”e “feriti in combattimento”) di cui alle documentazioni citate. Sono anche riportate alcune qualifiche di “Patriota”: tutte quelle delle donne mentre ci si è limitati, a titolo esemplificativo, solo a pochissime di parte maschile. Il numero delle qualifiche di Patrioti appare nel complesso paragonabile a quello dei “partigiani combattenti”, più difficile reperirne la documentazione.

Di ogni nominativo (con nome di battaglia quando presente) si indicano: anno e luogo di nascita, residenza, professione (quando annotata), periodo, formazione e luogo di attività partigiana (ivi considerata la detenzione a causa della stessa), se caduto, disperso o ferito. Per il periodo operativo si tenga presente che la data “25.4.45”, spesso usata nella certificazione per la fine dello stesso, sta convenzionalmente ad indicare i giorni della Liberazione. Ove non specificato, per ragioni di brevità, il luogo si intende la zona della nostra provincia in cui operava la formazione indicata.

Queste, in sintesi, le formazioni operanti in provincia e relative zone operative:

Brigate Garibaldi: Raggruppamento “Ferruccio Ghinaglia” con 4 brigate. I brigata “Follo” operante area nordovest di Cremona compreso il cremasco, II brigata “Cerioli” est di Cremona sopra la via Giuseppina fino al piadenese, III brigata “Ruggeri” tra la Giuseppina e il Po fino a Martignana Po, IV brigata “Ghidetti” a Cremona.

Nella zona Casalmaggiore – Viadana – Bozzolo operava una I Brigata Garibaldi-GL.

Le Brigate Matteotti sono 3: la I a Cremona e dintorni, la II ad est del capoluogo fino a Casalmaggiore, la III nell'area nord ovest della provincia. Gruppi autonomi “Matteotti” sono attivi a Brancere Stagno Lombardo, Isola Dovarese, Spineda.

Comando Fiamme Verdi (in città ed alcune zone operano unitamente alla brigata “Rosselli” – GL): 3 brigate: la “Bernardino Zelioli” a Cremona e zona Oglio, la “Angelo Zambelli” nel soresinese e verso il cremasco, la “Andrea Boccoli” nel piadenese e casalasco.

Studenti e giovanissimi, di diversi orientamenti, formano la “Eugenio Curiel” del Fronte della Gioventù. Un gruppo che si forma subito dopo l'otto settembre 43, i cui componenti confluiranno poi nelle brigate sopra scritte, è il “Gruppo Azione Centro” a Cremona. Sono presenti ed attivi anche un gruppo del partito liberale ed un gruppo autonomo denominato “Primula rossa”.

 

L'elenco è steso per Comuni di nascita. Chi volesse però avere un quadro adeguato dei partigiani relativi ad un determinato Comune dovrebbe tener conto anche di chi vi ha abitato ed operato pur essendo qui elencato in un Comune della provincia diverso per la nascita.

Per i motivi suddetti siamo consapevoli delle inevitabili possibili inesattezze e mancanze e ce ne scusiamo. Per questo l'elenco rimane aperto e potrà essere integrato e corretto a seguito di documentate informazioni che ci pervenissero.

 

Un vivo grazie al personale dell'Archivio per la fattiva preziosa collaborazione.

(Ricerca di Giuseppe Azzoni. ANPI Cremona, marzo 2020)

 

Ecco, in questa edizione abbiamo dato, anche grazie all’ampia presentazione del lavoro da parte del protagonista della ricerca, il senso del lavoro. Una più dettagliata analisi e percezione del suo lavoro si avrà nel prosieguo, quando riaprendosi la possibilità di incontri comunitari, Azzoni e l’ANPI cremonesi entreranno nel vivo della celebrazione del 75° anniversario della Liberazione.

In tale contesto, speriamo di pubblicare qui su l’Eco del Popolo testo inedito del saggio di Emilio Zanoni sulla Liberazione di Cremona in occasione del 10° anniversario

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