(CR) Pianeta Migranti. Il governo della caccia ai trafficanti nel globo terraqueo li lascia liberi
Ilcomandante libico Najeem Osema Almasri Habish, arrestato domenica scorsa a Torino in esecuzione di un mandato della Corte penale internazionale è stato scarcerato.
Salvato da un cavillo, cioè un “errore procedurale”-secondo i giudici della Corte d’appello di Roma- è stato rimandato a casa con tante scuse su un aereo italiano, e accolto con dei festeggiamenti e fuochi d’artificio a Tripoli.
Su Osema Almasri, comandante della polizia giudiziaria di Tripoli e responsabile del centro di detenzione di Mitiga dove si torturano migranti e dissidenti, pesava un mandato di cattura della Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità.
Il governo si è trovato stretto tra il dovere di consegnare alla Corte penale de L’Aia un uomo da processare per crimini gravi e le aspettative degli amici libici, a cui l’Italia affida buona parte della sua strategia di contrasto ai flussi migratori. E nonostante le roboanti dichiarazioni della presidente Meloni che prometteva di “inseguire i trafficanti di esseri umani in tutto il globo terracqueo”, invece di confermare l’arresto, come chiesto dalla Corte penale internazionale, lo hanno rimandato impunito in Libia.
Il giornalista Nello Scavo, reporter internazionale, corrispondete di guerra e che ha indagato sui fondi inviati in Libia da Italia ed Europa e sugli incontri avvenuti nel 2017 tra delegati del governo italiano e il capo della guardia costiera libica detto "Bija" ha commentato così il fatto su radio popolare:
“ Probabilmente sulla scarcerazione hanno pesato una serie di minacce che possno arrivare dalla Libia nel caso che un personaggio del genere possa essere interrogato dal tribunale de L’Aja: ritorsioni sui flussi migratori o su altri dossier aperti, per esempio il dossier energetico. Inoltre, con la caduta di Assad in Siria, la Russia ha tentato di spostare le sue basi nella Cirenaica, la parte di Libia controllata da Aftar, l’area ribelle rispetto al governo di Tripoli, e alcuni paesi non vogliono ulteriori instabilità proprio a Tripoli.
La Corte penale internazionale ha indagato a lungo e moltissimo sulla Libia ed ha emesso anche dei mandati di cattura. Ma l’arresto di Osema Almasri e il possibile processo presso la Corte penale internazionale avrebbe causato un terremoto non solo in Libia, perché ci sono delle implicazioni sui reati imputati a questo personaggio relativamente ad alcuni traffici illeciti, compreso il traffico di petrolio e armi che coinvolgono filiere che hanno contatti con Stati e organizzazioni. Sappiamo dei rapporti diretti che ci sono stati e ci sono tra Italia e alcuni Paesi e fazioni libiche, rapporti che riguardano anche Malta e l’Unione Europea che è intervenuta massicciamente a sostegno della cosidetta guardia costiera libica”.
Così, i 13 anni di crimini contro l’umanità commessi dal comandante Osema Almasri nel lager di Mitiga restano lontani dal banco degli imputati della Corte de L’Aia, e tutti i traffici connessi restano coperti. Rimane un interrogativo di fondo: l’Italia che non ha rispettato la sentenza della Corte Penale internazionale fa ancora parte di questa istituzione?



