(CR) Pianeta Migranti. Parlano tre vittime del torturatore Almasri
Le loro testimonianze nella conferenza stampa a Montecitorio organizzata dalle opposizioni con la rete “Refugees in Lybia.”
I tre migranti provengono da Sudan e Sud Sudan, paesi dilaniati dalla guerra e che non hanno mai rilasciato loro il passaporto.
“Sono stato torturato nella sua prigione ed è stato Almasri a colpirmi con i bastoni. E quando ho provato a scappare, i suoi soldati mi hanno picchiato sulle gambe e sul corpo. E lui era in prigione e diceva ai sui soldati di fare così. Così il rifugiato Lam Magok del Sud Sudan, ha portato la sua testimonianza. “Dalla prigione ho provato a scappare. Non sapevo quanto fossero alte le mura di recinzione e i miliziani mi hanno catturato. Almasri arrivò con una pistola e minacciò di uccidermi. Non l’ha fatto, ma mi hanno torturato per cinque giorni. Ho dovuto anche seppellire dei cadaveri lasciati lì da giorni, senza mascherina né guanti, e non lo dimenticherò mai”. E chiede: “come è possibile per la presidente Meloni, madre e cristiana, rendersi complice di un criminale che tortura e uccide, anche i bambini, tutti i giorni?”
Mahamat Daoud, pure originario del Sud Sudan, dice: “Anch’io sono stato detenuto in un lager libico. Nel 2021 ho partecipato a una protesta davanti alla sede dell’Unhcr a Tripoli, ma le forze libiche l’hanno smantellata con violenza e ci hanno deportato in un altro campo, sotto il controllo di Almasri. C’è una compravendita di migranti tra i campi”. E incalza, “chi si assume la responsabilità di tutte le morti nei lager? Chi risponderà per le vittime di Almasri? Lui è un trafficante di esseri umani, una persona estremamente pericolosa. Chiediamo che la verità venga riconosciuta. Non saremo mai liberi finché tutti i rifugiati non saranno liberati dalle violenze atroci.”
Il terzo testimone David Yambio sudanese, cofondatore e portavoce di Refugees in Libya, dice: “Sparizioni forzate, violenza e schiavitù in Libia continuano ad andare avanti. Anch’io come tanti altri soni stato catturato dalla guardia costiera libica e venduto da un centro di detenzione all’altro finchè sono arrivato a Mitiga il carcere di Almasri. Oggi, siamo qui per far sentire la nostra voce, perché siamo stati derubati della nostra dignità e vogliamo giustizia per noi e per i nostri compagni che abbiamo lasciato in Libia o che sono morti dopo torture e violenze.”
Yambio ha scritto una lettera alla premier Meloni, ai ministri Nordio e Piantedosi e al sottosegretario Mantovano, con cinque richieste: la cessazione immediata degli accordi tra Italia e Libia che consentono gli abusi nei confronti dei migranti; un impegno per il rilascio di coloro che sono nei centri di detenzione in Libia; una spiegazione ufficiale del perché Almasri sia stato rilasciato; un percorso legale per i migranti intrappolati nei lager e la riapertura dell’ambasciata italiana a Tripoli per l’ottenimento dei visti umanitari.
Alla conferenza stampa è intervenuta anche l’eurodeputata del Pd, Cecilia Strada: “Sicuramente qualcuno rimpiange Gheddafi. Spendiamo tanti soldi delle tasse dei cittadini italiani ed europei per pagare regimi che violano i diritti umani. Questi famosi partenariati, di fatto, consistono nel pagare qualcun altro per fare il lavoro sporco che noi non possiamo fare. Sicuramente qualcuno rimpiange Gheddafi. Io rimpiango il tempo in cui la politica si occupava dei diritti e non della propaganda”.



