Lunedì, 17 gennaio 2022 - ore 21.12

(CR) Pianeta Migranti. Rete clandestina di polacchi salva migranti al confine.

E’ un aiuto illegale. Alcuni attivisti hanno scelto di raccontare la storia alla rivista “lavialibera” per denunciare una situazione inumana.

| Scritto da Redazione
(CR) Pianeta Migranti. Rete clandestina di polacchi salva migranti al confine.

Cremona Pianeta Migranti. Una rete clandestina di polacchi salva i migranti al confine.

Salvano la vita di chi è riuscito ad attraversare la frontiera, nascondendoli nelle case e allontanandoli in auto dalla zona di confine. E’ un aiuto illegale. Alcuni attivisti hanno scelto di raccontare la storia alla rivista  “lavialibera” per denunciare una situazione inumana.

Iwo, nome di fantasia, fa parte di una rete di attivisti e cittadini della Polonia e aiuta chi è riuscito ad attraversare la frontiera ad allontanarsi dalla zona di confine. È una rete clandestina, che si fonda sul passaparola, su itinerari protetti e luoghi sicuri. C’è una sorta di analogia con il network di abolizionisti che nell’Ottocento forniva supporto agli schiavi afroamericani in fuga dal Sud al Nord degli Stati Uniti, a cui è ispirato l'omonimo romanzo dello scrittore Colson Whitehead, vincitore del premio Pulitzer.

L’obiettivo, spiegano alcuni attivisti, è rendere più difficili i respingimenti in Bielorussia da parte  delle autorità di Varsavia nei confronti dei migranti intercettati in territorio polacco, senza tener conto della volontà di chiedere asilo: una pratica che in teoria viola i trattati internazionali, ma di fatto viene adottata in molti Stati alle porte d’Europa.

Gli attivisti ‘ribelli’ sono circa un centinaio, forse anche di più, ma è impossibile saperlo con esattezza perché "per paura" non ne parlano con nessuno, neanche con i propri parenti. Per comunicare, usano app di messaggistica sicura e chat che scompaiono dopo pochi minuti.

“Quelli come me – dice Iwo – sono solo l’ultimo anello di una complessa catena organizzativa. Prima di salire in auto, ogni persona è stata nascosta, nutrita, e informata su dove farsi trovare, e a che ora. Serve un grande lavoro di logistica”.

 C’è chi gestisce le richieste di aiuto dei migranti nascosti nella foresta, chi organizza i dettagli dei viaggi, e poi ci sono gli abitanti dell’area d’emergenza. A tre chilometri dal confine, per volere del governo polacco, non possono accedere né le organizzazioni umanitarie né i giornalisti. Ai residenti, spetta il compito di lasciare cibo, acqua e vestiti in determinati punti del bosco. Alcuni fanno di più: in attesa del momento giusto per farli scappare, ospitano i migranti in casa, e li rifocillano. Il piatto più richiesto, è il minestrone, un conforto dopo tanti giorni passati al freddo.

Il trasporto è affidato a gente che arriva dalle città: donne e uomini, spesso giovani, che prendono una settimana di ferie dal lavoro e fanno centinaia di chilometri, rischiando di farsi arrestare dalle forze dell’ordine che presidiano le strade del Paese. È successo a Pawel e Justyna Wrabec, attivisti di Obywateli RP, un movimento politico che porta avanti azioni di disobbedienza civile. Raccontano di fare avanti e indietro dal confine a casa loro, che si trova a oltre 700 chilometri di distanza. Guardando le immagini dei bambini davanti al filo spinato, Pawel ha pensato ai suoi antenati sterminati durante la guerra e ai racconti degli ebrei sopravvissuti ai campi di concentramento, ascoltati da ragazzo, che gli hanno fatto capire l’importanza di trovare aiuto. Justyna non ce l’ha fatta ad accettare l'idea di rimanere sul divano tranquilla, mentre le persone muoiono nella foresta. Nessuno merita di morire in questo modo. Si sono messi in auto e hanno offerto un passaggio a chi trovavano per strada. Sono riusciti a mettere in salvo alcune persone, poi, sono stati fermati dalla polizia. Trasportavano due ragazzi iracheni. “Ci hanno ammanettati e portati in prigione – ricorda Justyna –. Durante la perquisizione, io sono stata anche denudata. Abbiamo subito un interrogatorio lungo quattro ore. Dopo di che, ci hanno sistemato in due celle separate, senza darci la possibilità di parlare, e ci hanno fatto passare la notte in carcere. È stata un’esperienza traumatica, ma ancor più traumatico è stato vedere i ragazzi portati via dalla guardia di frontiera. Ci avevano detto di essere rimasti nella foresta per 40 giorni, erano stremati”.

Ora Pawel e Justyna rischiano di essere processati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e la pena può arrivare fino a otto anni di carcere. Hanno un po’ paura, ma lo rifarebbero: “Il governo ha adottato una politica criminale e inumana, rendendo illegale l’unico aiuto possibile. Sappiamo che là fuori ci sono ancora centinaia di donne, uomini e bambini. E non sono attrezzati per l'inverno”, spiegano.

386 visite

Articoli correlati

Petizioni online
Sondaggi online