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(Cr) Pianeta Migranti. Un fiume di denaro per respingere e torturare i migranti in Libia

1 miliardo di euro spesi per il controllo e la repressione dei flussi migratori a seguito del Memorandum Italia - Libia del 2017

| Scritto da Redazione
(Cr) Pianeta Migranti. Un fiume di denaro per respingere e torturare i migranti in Libia

(Cr) Pianeta Migranti. Un fiume di denaro per respingere e torturare i migranti in Libia

1 miliardo di euro spesi per il controllo e la repressione dei flussi migratori a seguito del Memorandum Italia - Libia del 2017 che sta per essere rinnovato. I clan libici gongolano.

 Dal 2017 all’11 ottobre 2022 quasi 100mila persone sono state intercettate in mare dai guardacoste libici e riportate nei centri di detenzione dove hanno subito violenze e torture.

Dal primo gennaio alla fine di settembre di quest’anno, oltre 16mila migranti sono stati riportati in

Libia. Tutto ciò grazie al Memorandum of Understanding che l’Italia ha siglato con Tripoli nel 2017 e che ha visto l’Italia fornire alla Libia navi, equipaggiamenti, corsi di formazione e guidare il progetto di un centro di coordinamento delle operazioni di salvataggio.

Sono i nostri soldi e quelli europei a finanziare questi interventi la cui gestione è affidata a un pull di soggetti (polizia, marina militare ed altre agenzie) col risultato che manca la trasparenza, come sottolineano da anni molte organizzazioni. Una di queste, ActionAid, in una piattaforma online “The Big Wall”, accessibile a tutti, ha quantificato in un miliardo di euro la spesa di controllo e repressione di flussi migratori nel Mediterraneo centrale.

Al seguente link, un video indica le varie voci di spesa.

ActionAid: «Tracciati i fondi stanziati dall'Italia per il controllo e la repressione dei flussi migratori» (27/10/2022) - Vita.it

In vista del rinnovo del Memorandum (il 2 novembre) tra Italia e Libia e le cosche del Paese nordafricano, ampiamente rappresentate a ogni livello delle istituzioni, i capimilizie mandano un messaggio al nuovo governo italiano: fanno partire sempre più barconi per dimostrare chi è che comanda nel Mediterraneo provocando così un record di arrivi che mandano in tilt il centro di accoglienza di Lampedusa.

Oltre a gestire i barconi, i capibanda gestiscono il contrabbando di idrocarburi che barattano a buon prezzo in tempo di crisi energetica, e che usano come strumento di ricatto verso i governi. Lo ha evidenziato un rapporto Onu del 2018 sulla situazione in Libia.

Sono capibanda che restano perlopiù impuniti come nel caso di Abdurhaman al-Milad, detto Bija capo della Guardia costiera libica, ritenuto dall’Onu al centro di un traffico criminale  di uomini, petrolio nelle zone di Zawhia e che è stato colpito da sanzioni per questi crimini, proprio dall’Onu.

Gli investigatori delle Nazioni Unite sostengono che Bija e altri membri della Guardia costiera “siano anche direttamente coinvolti nel naufragio delle barche dei migranti attraverso l’uso di armi da fuoco”. E che avessero tassato ogni barca e gommone: chi non pagava, veniva punito.

Ma nonostante queste reiterate accuse, nel 2017 Bija venne in Italia per una visita di studio, e fu accolto al Ministero degli interni. Bija deve molto all’Europa: la sua Guardia costiera è operativa grazie a mezzi e fondi elargiti dal Memorandum Italia Libia.

Le Nazioni Unite e la Corte penale internazionale, invano, da anni lanciano denunce e accuse per gli “orrori indicibili” praticati proprio nei campi di prigionia che l’Italia finanzia. Ma i governi italiani, da Gentiloni a Draghi passando per i due Conte, non hanno mai messo in questione il Memorandum.

Invece, una quarantina tra Ong, associazioni, sindacati e organizzazioni umanitarie, in vista del rinnovo del Memorandum, il 2 novembre, hanno manifestato  a Roma chiedendo di non rinnovare l’accordo Italia-Libia. Con gli occhi bendati e le mani tinte di rosso, i manifestanti hanno mostrato i cartelli con lo slogan “100.000 persone respinte in Libia in 5 anni, #NONSONODACCORDO ”.

Da parte sua, ActionAid ha chiesto al Parlamento e al Governo di revocare qualsiasi sostegno alla Guardia costiera libica, di rendere pubbliche le risorse spese a suo sostegno e di monitorare l’impatto sui diritti umani nella gestione dei migranti respinti in Libia.

Chiede pure un cambio deciso della politica migratoria che dovrebbe favorire canali d’ingresso legali e i corridoi umanitari.

 

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