Lunedì, 18 maggio 2026 - ore 10.02

Crema consegna medaglie d'onore a internati campi concentramento nazisti.

OTTORINO GIOVANNI DEPETRI, GIOVANNI GUERCILENA, ITALO RIZZI.

| Scritto da Redazione
Crema consegna medaglie d'onore a internati campi concentramento nazisti. Crema consegna medaglie d'onore a internati campi concentramento nazisti.

Crema consegna delle medaglie d'onore a internati in campi di concentramento nazisti.

A Crema  si è tenuta una breve cerimonia di consegna delle medaglie d'onore a tre cremaschi che furono deportati e internati in campi di concentramento nazisti.

OTTORINO GIOVANNI DEPETRI, GIOVANNI GUERCILENA, ITALO RIZZI. 

 Uomini che, dopo la tragica gestione dell'armistizio dell'8 settembre 1943, non aderirono alla repubblica di Salò e furono spediti a lavorare nelle fabbriche belliche della Germania, senza alcuna protezione giuridica: "poco più che schiavi", ha raccontato il figlio, Giacomo Guercilena, che ha tratto dalle storie del padre e dalle lettere spedite alla madre, ai familiari, racconti a volte molto crudi e altre volte però "censurati" dai militari tedeschi.

 Questa medaglia d'onore è una forma di restituzione e di riconoscimento decretata con la Legge n. 296/2006: ogni anno, il 27 gennaio, Giornata della Memoria, oppure il 2 giugno, Festa della Repubblica, il Quirinale emette medaglie speciali stampate dalla Zecca di Stato che riportano nome e cognome del cittadino internato, circondati da un filo spinato spezzato: simbolo di una prigionia interrotta dalla vittoria delle forze alleate e dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

 Una storia, quella degli internati italiani, meno nota di quella dei resistenti, ma altrettanto importante: "Va ricordato che una percentuale minima aderì alla repubblica di Salò, pur essendo messi praticamente al muro", ha sottolineato Giorgio Rizzi a proposito del padre e delle centinaia di migliaia di ragazzi come lui. "Preferirono lavorare 15 ore al giorno, trattati male, con poco cibo e tante botte. Fu una scelta eroica, alla stessa stregua di chi riparò in montagna".

"Mio padre mi raccontava che alla fine della giornata la più grande sfida era riuscire a salire nella baracca", ha raccontato Giorgio Carlo Depetri. "Se non avesse avuto la forza di farlo, i nazisti l'avrebbero considerato inutile e allora chissà cosa gli sarebbe accaduto".

 Questo il commento della sindaca di Crema, Stefania Bonaldi: "È stato emozionante consegnare oggi questa onorificenza riconosciuta dalla più alta carica dello Stato a cittadini italiani le cui vicende sono una pagina ancora troppo poco conosciuta della storia del nostro Paese e della Liberazione. Ho chiesto ai famigliari di evocare qualche passaggio personale della vita dei loro congiunti insigniti e abbiamo toccato con mano quanto ciascuna di queste esistenze meriti di essere raccontata e valorizzata; lo faremo anche con gli studenti e le scuole, perché le testimonianze dirette hanno molta più efficacia e presa sui giovani, nell'interesse dei quali abbiamo il dovere di coltivare la memoria, di questi fatti e questi comportamenti specialmente".

 

 

 

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