Lunedì, 18 novembre 2019 - ore 23.25

Cremona Burattini d’estate: il 7 agosto in scena Fagiolino asino burattino al Cambonino

L’appuntamento è al Museo della Civiltà Contadina “Il Cambonino Vecchio”

| Scritto da Redazione
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Cremona Burattini d’estate: il 7 agosto in scena Fagiolino asino burattino al Cambonino

L’appuntamento è al Museo della Civiltà Contadina “Il Cambonino Vecchio”

Cremona, 5 agosto 2019 – Mercoledì 7 agosto secondo ed ultimo spettacolo, al Museo della Civiltà Contadina “Il Cambonino Vecchio” (viale Cambonino, 22), della XIX edizione della rassegna Burattini d’Estate, iniziativa realizzata dall’Associazione Culturale EmmeCi di Massimo Cauzzi, che ne cura la direzione artistica, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Cremona. Come avvenuto la scorsa settimana, il Museo aprirà in via straordinaria alle 19.30 per un laboratorio di costruzione di burattini con Siria e Massimo, seguito da un ricco spuntino a base di pane e salame con dessert offerti dagli sponsor della rassegna.

Alle 21.30 lo spettacolo Fagiolino asino burattino di e con Mauro Monticelli e Fabio Pignatta, famiglia d’arte, conosciuta dal 1979 come Teatro del Drago. Fagiolino asino burattino è uno spettacolo di genere popolare e tradizionale, sia per l’impatto visivo che richiama un decadente circo ottocentesco, sia per la sgangherata struttura scenica e coreografica di disorganizzati guitti ed artisti ambulanti. La comicità semplice ed immediata è uno degli elementi costanti che lega i tre differenti generi che lo scandiscono: il teatro dei burattini, l’arte antica del cantastorie, la giocoleria degli artisti di strada. In scena Giorgino Zambutèn, un po’ mago e strolg (astrologo) che cerca di vendere le sue pozioni magiche aiutato dal servo Brasula, anche detto Verruca, improbabile acrobata.

Al termine dello spettacolo gran finale con la Tombolaia, per condividere tutti insieme un gioco della tradizione e vincere i premi messi a disposizione dagli sponsor che sostengono la rassegna. L’ingresso è gratuito.

La famiglia d’arte Monticelli è una delle più longeve formazioni artistiche italiane, anche al di là dello specifico settore delle marionette e dei burattini. La sua storia inizia circa a metà dell’Ottocento: a parte i piemontesi Lupi, tutte le altre formazioni tuttora operanti in Italia sono o contemporanee ai Monticelli oppure storicamente più giovani (come ad esempio i Ferrari di Parma e i Sarzi di Reggio Emilia). Una delle peculiarità della famiglia Monticelli è quella di essere riuscita a tramandare fino a oggi il lavoro artistico di padre in figlio e a coinvolgere in questo mestiere i propri collaboratori che, in alcuni casi, come ad esempio Agostino Galliano Serra, sono diventati essi stessi parte integrante della Famiglia. Ciò ha permesso di non disperdere un notevole patrimonio teatrale e di conservarlo integro, tramandandolo per via diretta di generazione in generazione. Questo nonostante il mestiere di marionettista-burattinaio fosse davvero difficile: nei ricordi di alcuni componenti della famiglia vissuti nella prima metà del Novecento è rimasto vivo nella memoria il gran freddo patito girando di paese in paese, quando i saltimbanchi, tenuti un po’ a distanza come avveniva per gli zingari, venivano ospitati nelle case periferiche, spesso senza riscaldamento, o nei casi più fortunati venivano accolti nelle canoniche delle parrocchie. Va inoltre sottolineato come la famiglia Monticelli, conosciuta dal 1979 come Teatro del Drago, abbia saputo in questi ultimi tre decenni compiere un percorso creativo di genere contemporaneo, affiancandolo alla produzione strettamente legata alla tradizione. Le notizie storiche, anche se molto ancora è da scoprire negli archivi storici, attestano i Monticelli come originari di Cremona, almeno a partire dal Settecento. Dalla ricostruzione dell’albero genealogico infatti si hanno notizie dei genitori del marionettista capostipite Ariodante Monticelli: si tratta di Francesco Maria, di professione fabbro, nato a Cremona nel 1784 e di Blanda Terzani. Francesco Maria morirà nel 1852 in carcere a Mantova, dopo sei anni di reclusione. Non è dato sapere se questa detenzione fosse dettata da motivi politici o di ordine pubblico, ma la storia delle generazioni successive porterebbe a pensare che i Monticelli fossero filo garibaldini e di conseguenza nulla vieta di ipotizzare che Francesco Monticelli fosse un simpatizzante carbonaro e che la sua reclusione fosse dettata da motivi patriottici.

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