Mercoledì, 12 agosto 2020 - ore 08.04

Cremona Malvezzi ripassi la storia locale. Il Cambonino fu voluto dalla DC di Giuseppe Azzoni

Signor direttore, ho visto sui giornali locali che il consigliere comunale Ventura ed il consigliere regionale Malvezzi partono da un atto di quattro deficienti che hanno compiuto atti vandalici al Cambonino la notte di capodanno per condanne faziose, illogiche e fuori luogo rivolte ad amministratori comunali di oggi e del passato.

| Scritto da Redazione
Cremona Malvezzi ripassi la storia locale. Il Cambonino fu voluto dalla DC  di Giuseppe Azzoni

Cremona Malvezzi ripassi la storia locale. Il Cambonino fu voluto dalla DC  di Giuseppe Azzoni

Signor direttore, ho visto sui giornali locali che il consigliere comunale Ventura ed il consigliere regionale Malvezzi partono da un atto di quattro deficienti che hanno compiuto atti vandalici al Cambonino la notte di capodanno per condanne faziose, illogiche e fuori luogo rivolte ad amministratori comunali di oggi e del passato.

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Per l’oggi ha risposto, secondo me con argomenti plausibili, il consigliere Burgazzi. Per il passato mi sono sentito ingiustamente tirato in ballo in quanto assessore delegato della giunta Psi–Pc i–Pri (sindaco Zanoni, assessore all’urbanistica De Crecchio) negli anni 1975-80 in cui nacque il quartiere Cambonino.  Il  consigliere Malvezzi scrive che Burgazzi non conosce la materia. Lui, che la conosce, attesta che i fatti del Cambonino sono la «dimostrazione plastica del fallimento delle scelte urbanistiche che negli anni ’70 sono state perseguite ideologicamente dai partiti di sinistra». Direi che la frase  è «la dimostrazione plastica» del fatto che il consigliere Malvezzi non sa cosa è avvenuto negli anni ’60 -’70. Vorrei ricordarlo, senza alcuna demonizzazione.

All’epoca il governo di centrosinistra (il termine ha un significato diverso da oggi, la Dc era la forza maggiore ed il Pci era opposizione) aveva da tempo, anche sulla spinta di lotte popolari per la casa, legiferato finanziamenti per nuovi quartieri, di edilizia popolare, cooperativa e privata con relativi servizi, nelle città italiane. I Comuni, se volevano, dovevano tempestivamente decidere in merito nei propri piani urbanistici.

Il Comune di Cremona lo fece con una amministrazione di centrosinistra, sindaco dc Vernaschi, prevedendo al Cambonino (preferito rispetto ad altre aree Peep possibili a Cavatigozzi e via Zaist) un nuovo quartiere di circa 8.000 abitanti. Nel 1975 la maggioranza cambiò e si trovò di fronte alla scelta o di rinunciare (cosa assurda perché il problema casa c’era e come) o di costruire sull’area già prevista del Cambonino.

Si decise in questo senso, non era possibile spostare la scelta in altre aree o su costruito da restaurare.

Quello che fece la giunta cui partecipavo fu ridurre la popolazione  prevista per il quartiere da 8.000 a 4.000 abitanti, ampliando il verde ed i servizi.

Nessuna diabolica ideologia di sinistra portò alla scelta del Cambonino. Del resto Comuni democristiani come Brescia e Trento utilizzarono quelle leggi per quartieri periferici anche più popolosi del Cambonino.

Mi sembra davvero mortificante per la dialettica politica utilizzare le gesta dei quattro deficienti della notte dell’ultimo dell’anno con strampalate ed inesatte motivazioni attuali e di fantasia storica.

Giuseppe Azzoni (Cremona)

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