Domenica, 05 febbraio 2023 - ore 20.42

Cremona Pianeta Migranti. Cambiano i governi ma non le politiche migratorie.

In estate, ogni anno si registra un aumento di arrivi coi barconi. La risposta politica resta inadeguata.

| Scritto da Redazione
Cremona Pianeta Migranti. Cambiano i governi ma non le politiche migratorie. Cremona Pianeta Migranti. Cambiano i governi ma non le politiche migratorie.

Cremona Pianeta Migranti. Cambiano i governi ma non le politiche migratorie.

In estate, ogni anno si registra un aumento di arrivi coi barconi. Il clima facilita l’esodo ma un forte incentivo arriva dal moltiplicarsi delle aree di crisi nel bacino del Mediterraneo e dai cambiamenti climatici. La risposta politica resta inadeguata.

La situazione nei paesi di provenienza dei migranti, per cause diverse, appare in progressivo deterioramento. In Libia, le condizioni di detenzione diventano sempre più tragiche mentre la Guardia costiera si rivela sempre più come una banda di miliziani che persegue i propri loschi interessi coi soldi italiani.

In Tunisia, la crisi politica ed economica è in crescendo. Nell’Africa subsahariana la situazione è peggiorata anche per l’impatto (sanitario, sociale, economico) della pandemia, cui i paesi ricchi si rifiutano di porre rimedio, per esempio, liberalizzando i vaccini. In Turchia, il regime di Erdogan svolge in maniera sempre più autoritaria e ricattatoria il compito di contenimento dei flussi migratori per conto dell’Europa, in cambio di laute somme di denaro.

In Grecia i campi profughi, anche quelli già colpiti da inondazioni e incendi, sono abbandonati a se stessi. Le guerre che divampano in vari paesi del Mediterraneo non danno tregua e spingono alla fuga. Se a tutto ciò si aggiungono altre mali di tipo strutturale come i cambiamenti climatici coi  conseguenti disastri naturali che rendono inabitabili vaste aree, lo sfruttamento delle risorse estrattive da parte di multinazionali che causano povertà e conflitti, e l’accaparramento di vaste estensioni agricole (land grabbing) da parte di soggetti terzi, possiamo presumere che i flussi migratori siano destinati a gonfiarsi.

E ai tanti migranti che arrivano e arriveranno, la risposta dell’Europa è sempre la stessa: esternalizzare il controllo delle frontiere pagando i governi dei paesi dove transitano le persone. I soldi dati alla Turchia e alla Libia hanno lo scopo di trattenere, fermare, respingere i migranti. Le conseguenze sono i continui e quotidiani naufragi nel Mediterraneo, i respingimenti in Libia e la tragica violazione dei diritti umani nei campi di detenzione.

L’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, (OIM) chiede con insistenza all’Europa di mettere in atto un sistema di salvataggio degno di questo nome. Sarebbe un dovere degli Stati, a partire da precisi trattati internazionali, sottoscritti anche dall’Italia. Ma il nostro governo, conferma e rifinanzia gli accordi con la Libia affinchè trattenga i migranti, non raccoglie gli appelli delle persone in pericolo di vita e addirittura ritarda, ignobilmente, il permesso di sbarco alle centinaia di persone salvate dalle ong (che si sobbarcano un compito che spetterebbe agli Stati). Così tiene ‘in ammollo’ persone in condizioni fisiche e psichiche estreme e poi mette le navi delle ong in stato di fermo amministrativo nei porti. Davvero queste pratiche non sono molto differenti da quelle della spregevole stagione di Salvini e Minniti. Allora come ora, il principio di umanità e il dovere di solidarietà proclamato dalla Costituzione è ampiamente omesso.

In passato, nel 2013, l’operazione umanitaria e militare Mare Nostrum del governo Letta ha consentito di salvare  molti migranti, ma poi è stata cancellata perché ritenuta troppo costosa. E’ di questi giorni la notizia che si investono due miliardi per finanziare il nuovo aereo supercaccia Tempest più avanzato dell’F35: il programma più costoso delle nostre forze armate. Ma questo non pare faccia problema, anche se è una scelta fatta coi soldi di tutti e che aggiunge morte a morte. Purtroppo, ciò avviene nella sostanziale indifferenza della maggior parte della popolazione, anche di molte associazioni democratiche.

 

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