Mercoledì, 25 maggio 2022 - ore 03.37

Cremona Pianeta Migranti. Le nostre auto elettriche hanno bisogno del lavoro minorile.

Li sfruttiamo a ‘casa loro’ nelle miniere, per fornirci i materiali utili per le nostre auto elettriche. Le Nazioni Unite evidenziano un aumento esponenziale dello sfruttamento minerario, quindi più violazioni dei diritti umani a seguito della domanda crescente di materie prime per produrre batterie.

| Scritto da Redazione
Cremona Pianeta Migranti. Le nostre auto elettriche hanno bisogno del lavoro minorile. Cremona Pianeta Migranti. Le nostre auto elettriche hanno bisogno del lavoro minorile.

Cremona Pianeta Migranti. Le nostre auto elettriche hanno bisogno del lavoro minorile.

Li sfruttiamo a ‘casa loro’ nelle miniere, per fornirci i materiali utili per le nostre auto elettriche. Le Nazioni Unite evidenziano un aumento esponenziale dello sfruttamento minerario, quindi più violazioni dei diritti umani a seguito della domanda crescente di materie prime per produrre batterie.

Negli ultimi anni le vendite di auto elettriche sono cresciute e nel 2018 sono aumentate del 65% rispetto al 2017, arrivando a 5,1 milioni di veicoli. Secondo l’International energy agency dovrebbero raggiungere i 23 milioni nel 2030.

Nel 2018 il mercato mondiale dei catodi per le batterie agli ioni di litio, la batteria ricaricabile per auto più comune, era stimato in 7 miliardi di dollari ed entro il 2024 raggiungerà i 58,7 miliardi di dollari. Dietro le auto elettriche ci sono materiali come il cobalto, il litio, il rame, il nickel e le terre rare, la cui estrazione comporta giganteschi problemi ambientali e sociali e persino geopolitici.

Le materie prime per le batterie sono fortemente concentrate in alcuni Paesi: quasi il 50% delle riserve mondiali di cobalto si trova nella Repubblica democratica del Congo (Rdc); il 58% delle riserve di litio sono in Cile; l’80% delle riserve di grafite naturale sono in Cina, Brasile e Turchia, mentre il 75% delle riserve di manganese sono in Australia, Brasile, Sudafrica e Ucraina. Minerali spesso concentrati in Paesi poveri e instabili.

Il cobalto della Repubblica democratica del Congo, un componente fondamentale delle batterie al litio, è per lo più estratto a mano da minori e che stanno in tunnel strettissimi, per più di12 ore al giorno, con paghe risibili, costantemente a rischio di incidenti mortali e gravi malattie. Secondo l’Unicef vi lavorano circa 40.000 bambini dai 3 ai 7 anni in condizioni estremamente pericolose.

Che i colossi della tecnologia vengano accusati di servirsi di multinazionali che sfruttano il lavoro minorile nei Paesi in via di sviluppo, è cosa nota. In base alla ricerca condotta da Amnesty International i principali produttori di apparecchi elettronici e veicoli alimentati da batterie elettriche non stanno ancora facendo abbastanza per fermare le violazioni dei diritti umani presenti nella catena dei fornitori di cobalto. Una recente ricerca delle università di Lubumbashi, Lovanio e Gand indica che l’esposizione all’inquinamento tossico provoca difetti congeniti nei figli di minatori di rame e cobalto nella Rdc. Mark Dummett, direttore del programma Imprese, sicurezza e diritti umani di Amnesty International, ha così commentato questa notizia: “Quando ci siamo recati per la prima volta nelle miniere della Repubblica democratica del Congo, abbiamo visto uomini, donne e bambini lavorare persino senza la protezione minima come guanti e mascherine per il volto. I minatori ci hanno riferito delle patologie di cui soffrivano, tra le quali tosse, dolore ai polmoni e infezioni alle vie urinarie. Gli abitanti di un paese ci hanno mostrato l’acqua della sorgente del fiume locale, che usavano per bere, contaminata dallo scarico dei rifiuti di un impianto di lavorazione dei minerali”.

Solo a seguito delle ripetute denunce di Amnesty alcune importanti industrie come Apple, BMW, Daimler, Renault e il produttore di batterie Samsung SDI hanno cominciato a fornire dati sulle loro catene di fornitori. Tuttavia, le multinazionali che dominano l’industria dei veicoli elettrici avrebbero le risorse e l’esperienza per creare soluzioni energetiche che siano davvero pulite ed eque nella produzione e nell’acquisto. Quando dimostreranno una reale responsabilità sociale e ambientale d’impresa?

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