Sabato, 15 maggio 2021 - ore 12.31

Cremona Pianeta Migranti. Reportage frontiera del Messico con gli Stati Uniti.

O scappare o morire. L’innocente migrazione. Un uomo in divisa e un bimbo solo e in lacrime nel deserto texano

| Scritto da Redazione
Cremona Pianeta Migranti. Reportage frontiera del Messico con gli Stati Uniti. Cremona Pianeta Migranti. Reportage frontiera del Messico con gli Stati Uniti.

Cremona Pianeta Migranti. Reportage alla frontiera del Messico con gli Stati Uniti.

O scappare o morire. L’innocente migrazione. Un uomo in divisa e un bimbo solo e in lacrime nel deserto texano

 Siamo dentro un’auto della polizia di frontiera, nel Texas, al confine con il Messico. L’auto è ferma. La porta anteriore sinistra, quella del conducente, è aperta, ma il conducente è seduto al suo posto. Si vede un paesaggio vuoto, infatti è il deserto. Nel deserto si materializza un bambino sui 10 anni, con un giaccone molto più grande di lui, viene a passi lenti verso l’auto e chiede: 'Signore, mi può aiutare?'. La voce trema, è un singhiozzo, il ragazzo è terrorizzato. Siamo negli Stati Uniti, ma il ragazzo parla spagnolo. È un nicaraguense. Le lacrime gli lavano la faccia come una pioggia. È mattina, il bambino deve aver passato una notte spaventosa, nel deserto. Dice che ha camminato per uscire dal deserto e trovare una strada, perché nel deserto aveva paura di essere sequestrato. Ragionamento complesso. Ci ho pensato. Nel deserto ti possono catturare, nella strada no. Nella strada può esserci qualcuno che ti salva. Nel deserto lui è arrivato con un gruppo, poi il gruppo l’ha abbandonato e se n’è andato. 'C’era tuo padre nel gruppo?' chiede il poliziotto, 'o tua madre?'. 'No – dice il bambino –, erano tanti ma mi hanno lasciato qui, non so dove andare'. Il bambino associa solitudine a sequestro, dunque sa che se sei solo ti prendono e ti portano via. Sa di essere una preda, sa che il mondo è fatto di prede e di predatori. Non si capisce perché il poliziotto filmi la scena. Non è un suo dovere, il suo dovere è rispedire indietro chi ha passato il confine: era una direttiva di Trump, è diventata una direttiva di Biden. Dal Messico cercano di entrare negli Stati Uniti in tutti i modi. Ci sono ragazzini che s’imbucano nei pullman dei turisti americani, quando questi fanno una sosta oltre confine, sperando di essere portati di qua tra i bagagli e le ruote di scorta, poi appena son di qua scappano a gambe levate, e chi s’è visto s’è visto.

Ho fatto una gita da Los Angeles a Tijuana, io sono europeo e non so queste cose, perciò al ritorno non capivo perché l’autista fermava il pullman appena al di qua del confine, scendeva e controllava con la torcia elettrica nel bagagliaio e sotto i sedili, uno per uno. È lì che s’infilano i ragazzini, scappati di casa senza avvertire la madre. La madre vorrebbe tenere i figli con sé, vivere con loro. O semmai scappare con loro. Anche la madre di questo piccolo nicaraguense, Wilton Obregon, era scappata con lui, ma la polizia americana li aveva rimandati in Messico e in Messico erano stati catturati da una banda di criminali che s’è messa subito in contatto con lo zio di Wilton, che vive a Miami, per chiedere un riscatto. Lo zio ha mandato i soldi che poteva, 5mila dollari, ma la banda li ha ritenuti sufficienti per liberare un ostaggio, non due. E così ha liberato il bambino. Lo ha portato oltre il muro del confine e lo ha abbandonato nel deserto. Lo ha affidato al suo destino, alla vita o alla morte, come per dire: 'Questo bambino ha pagato, per noi non vale più nulla, prendetelo'. Quand’è scappato con la madre per la prima volta, sentiva che per lui e per lei la scelta era obbligata: scappare per non morire. È scappato, lo han ributtato indietro, riscappa ancora, sempre convinto che la scelta sia una sola: scappare o morire. Ma forse a questo punto comincia a dubitare che sia un’alternativa, e a pensare che le due possibilità siano una sola, fuga e morte si equivalgono.

Vanno e vengono, catturati e sequestrati, liberati e di nuovo in fuga, noi non conosciamo tutto questo groviglio di vita e di morte, d’incontri con i sequestratori e con i poliziotti, e liquidiamo l’intero fenomeno con una sola parola innocente: migrazione.

 

Ferdinando Camon

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