Lunedì, 24 gennaio 2022 - ore 02.14

Cremona Pianeta Migranti. Un drone per fermare i migranti nel Mediterraneo.

Si tratta di un’operazione militare per presidiare le frontiere marine e non per soccorrere e mettere in salvo i naufraghi.

| Scritto da Redazione
Cremona Pianeta Migranti. Un drone per fermare i migranti nel Mediterraneo. Cremona Pianeta Migranti. Un drone per fermare i migranti nel Mediterraneo.

Cremona Pianeta Migranti. Un drone per fermare i migranti nel Mediterraneo.

Si tratta di un’operazione militare per presidiare le frontiere marine e non per soccorrere e mettere in salvo i naufraghi. 

Dopo aver fornito motovedette, mezzi di terra e aver formato la guardia costiera libica, ora l’Italia investe risorse europee in un drone per pattugliare le frontiere marittime “esterne” fino a 560 chilometri dalle coste e “contrastare l’immigrazione clandestina” nel Mediterraneo centrale; non per cercare e soccorrere i naufraghi.

IL drone è l’ultimo anello della strategia dell’esternalizzazione delle frontiere adottata dal nostro paese ed è salutato come una “innovazione di rilievo”.

Gli aeroporti di partenza sarebbero: Trapani, Lampedusa, Ragusa-Comiso.

Le ore di volo per le “missioni” del drone dovranno essere come minimo 1.200 spalmate su 12 mesi con la possibilità di estenderle a 1.800 su 18 mesi. Un’ora di volo vale 5mila euro, inclusivo dei servizi di supporto tecnico logistico e di addestramento di quattro piloti. Il Viminale investe 7,2 milioni per l’operazione.

È quanto emerge dagli atti di gara a cura della Direzione centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere, organo del Viminale che si è mosso al fine di “incrementare il patrimonio di conoscenze” in capo al Centro nazionale di coordinamento del Sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (Ncc/Eurosur) sotto l’egida dell’agenzia Frontex.

Una sola è l’offerta pervenuta all’appalto, quella di Leonardo (ex Finmeccanica, azienda partecipata dal Ministero economia e finanza, che è l’azionista principale.

Ciò dimostra che c’è una regia istituzionale pubblica nelle scelte di appalto e nelle politiche sull’immigrazione, che in realtà sono politiche di contrasto che mirano ad allontanare e rimuovere dai nostri occhi la questione dei diritti umani violati.

Secondo la rivista Altreconomia “l’appalto, finanziato da qui al giugno 2022 con le risorse del Fondo sicurezza interna 2014-2020 (Isf), risponde all’ossessione del controllo e della sorveglianza e segue alla sostanziale eliminazione di un sistema istituzionale di ricerca e di soccorso in mare.”

Tra gennaio e settembre 2020 la Guardia costiera italiana ha soccorso 3.780 persone a bordo di 75 imbarcazioni. Un dato fortemente inferiore rispetto ai 21.045 sbarchi registrati nello stesso periodo, il che significa che la Guardia costiera continua a classificare una minima parte dei naufraghi come “persone soccorse” e una gran parte invece come persone intercettate nel corso di operazioni di polizia. Inoltre non è dato sapere quali assetti abbiano compiuto i soccorsi - se navi delle organizzazioni non governative o mezzi istituzionali - e quanti naufraghi siano stati invece catturati dalle milizie libiche.

 

 

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