Mercoledì, 23 ottobre 2019 - ore 11.49

Cremona Taglio Parlamentari. Andrea Virgilio, Jacopo Bassi e Paolo Carletti- dirigenti del PD- non sono d’accordo.

Mentre il PD Nazionale, cambia linea , e vota il taglio dei parlamentari, i tre dirigenti cremonesi esplicitamente esprimo dissenso sulla scelta del PD di Zingaretti. Ecco le loro riflessioni.

| Scritto da Redazione
Cremona Taglio Parlamentari. Andrea  Virgilio, Jacopo Bassi e Paolo Carletti- dirigenti del PD- non sono d’accordo.

Cremona Taglio Parlamentari. Andrea  Virgilio, Jacopo Bassi e Paolo Carletti- dirigenti del PD- non sono d’accordo.

Mentre il PD Nazionale, cambia linea , e vota il taglio dei parlamentari, i tre dirigenti cremonesi esplicitamente esprimo dissenso sulla scelta  del PD di Zingaretti. Ecco le loro riflessioni.

Andrea Virgilio  (Vice segretario PD e Vice Sindaco Cremona ) Non ci è bastata la lezione: più si cavalca il populismo con la speranza di addomesticarlo più invece lo si alimenta. Lo abbiamo fatto con le monetine a Bettino Craxi, con il giustizialismo settario, con la “riforma” delle Province, lo abbiamo fatto abolendo il finanziamento pubblico ai partiti e ora avallando una riforma che si limita a stralciare il numero dei parlamentari senza alcuna compensazione democratica. Una responsabilità enorme che in qualche modo ci vede un po’ tutti coinvolti e che richiederebbe tanta riflessione sul passato e tanta volontà per ripartire da una prospettiva solida, meditata, che guardi al futuro senza appiattirsi sul presente. Abbiamo costruito questa alleanza per scongiurare derive antidemocratiche, lo facciamo con questi provvedimenti, riformando la Costituzione con una disinvoltura che nemmeno un regolamento di condominio meriterebbe, lo facciamo dopo avere detto "no", lo facciamo con il messaggio che offrono queste immagini, quelle immagini che solo mesi fa contestavamo nella loro volgarità istituzionale e che invece oggi accettiamo insieme all'egemonia populista che trasmettono al paese.

Jacopo Bassi (Capogruppo PD CC Crema )Oggi è il gran giorno, si tagliano i parlamentari della Repubblica Italiana. La riforma più popolare che si possa fare, e anche una delle più sbagliate, a mio modo di vedere. C’è una crisi della politica? Certo. Pensiamo di risolverla indebolendo la rappresentanza democratica? È una follia. Come può la politica pensare di riconquistare credibilità mutilando se stessa, accettando la propria inutilità, quasi scusandosi di esistere e di compiere la sua funzione? In questo modo, si dà soddisfazione passeggera ai pruriti di chi pensa di risolvere i problemi coi Vaffa, ma si acuiscono anche i problemi. Avere meno eletti significa avere meno possibilità, per gli elettori, di portare nelle istituzioni i problemi dei loro contesti locali. Quando chiuderà uno stabilimento industriale, o capiterà una calamità naturale, e non ci sarà un parlamentare del territorio che potrà rappresentare le istanze dei cittadini alla Camera o al Senato, cosa faremo? Daremo ancora colpa alla politica assente? E magari chiederemo di ridurre nuovamente il numero dei parlamentari? Svuotare i presidi democratici è tipico di forze conservatrici e reazionarie, che non hanno fiducia negli strumenti di cambiamento della società, o addirittura li temono, e favoriscono così il trasferimento dei piani decisionali su altre piattaforme, non elette democraticamente. Che lo proponga il Movimento 5 Stelle non sorprende nessuno. Che lo sostenga il PD molto meno, anche perché credo che chi vota quel partito vi riconosce anche il valore attribuito al ruolo della politica. Peraltro, i vantaggi economici di questo taglio fanno letteralmente ridere: le stime più generose (quelle dei 5 Stelle) parlano di 100 milioni risparmiati l’anno. Tanto per intenderci, corrispondono allo 0,44% delle risorse necessarie alla prossima finanziaria per scongiurare l’aumento dell’IVA.

Paolo Carletti (PD) Presidente del Consiglio comunale di Cremona : Il taglio dei parlamentari ci pare uno spot pubblicitario vuoto e malriuscito a fronte di un problema reale di decoro parlamentare. I parlamentari sono visti dall’opinione pubblica come dei privilegiati che in forza dei loro privilegi negli  anni hanno dato forma aduna sorta di casta sempre più lontana dalla società fino ad essere da questa fortemente invisa. Giustissimo metter mano a questa situazione. Quel che facciamo noi però  cos’è? Invece che dimezzare i privilegi dimezziamo il numero dei privilegiati. La mossa francamente non ha la minima tenuta logica: a chi giova un’oligarchia parlamentare di super privilegiati strapagati? Non sarebbe stato meglio dimezzare gli stipendi e abbatterei privilegi mantenendo alta la rappresentanza parlamentare sul territorio? Ricordiamo che siamo in un momento storico in cui un ex( per nostra fortuna) Ministro della Repubblica ha chiesto i pieni poteri per governare e noi che facciamo? Rispondiamo con un intervento che pare giudichi il Parlamento u n’inutile orpello da sfrondare invece che rafforzare il legame tra elettori ed eletti lo indeboliamo enormemente allontanando sempre di più i parlamentari dai territori. Chi riflette davvero sulla questione del taglio dei parlamentari e va oltre i titoli dei giornali, a conti fatti non può non leggerne l’illogicità e l’inutilità .

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