Martedì, 06 dicembre 2022 - ore 16.23

Dall’inizio dell’anno in Italia si sono verificati 132 eventi estremi.

Ciafani (Legambiente): ''Chi si candida a governare il Paese per i prossimi 5 anni dovrebbe esplicitare quali soluzioni vuole mettere in campo''

| Scritto da Redazione
Dall’inizio dell’anno in Italia si sono verificati 132 eventi estremi.

di

Luca Aterini

 
 

Dopo le violenti alluvioni che nelle ultime ore hanno duramente colpito il centronord del Paese – poche settimane fa era toccato anche al sud –, Legambiente è tornata ad aggiornare i dati dell’osservatorio Cittàclima, informando che dall’inizio di quest’anno fino a luglio in Italia si sono registrati 132 eventi climatici estremi, numero più alto della media annua dell’ultimo decennio.

Bombe d’acque, trombe d’aria, ondate di calore, forti siccità, grandinate sono ormai in forte aumento: dal 2010 a luglio 2022 nella Penisola si sono verificati 1318 eventi estremi. Gli impatti più rilevanti in 710 comuni italiani.

Nello specifico in questi anni si sono registrati 516 allagamenti da piogge intense, 367 danni da trombe d’aria, 157 danni alle infrastrutture da piogge, 123 esondazioni fluviali (con danni), 63 danni da grandinate, 55 danni da siccità prolungata, 55 frane da piogge intense, 22 danni al patrimonio storico, 17 temperature estreme in città/ondate di calore.

In tutto ciò in questa campagna elettorale, i temi della lotta alla crisi climatica e di un piano nazionale di adattamento al clima sono incomprensibilmente sottovalutati dalle varie agende politiche. Per gli ambientalisti del Cigno verde l’Italia, che continua ad essere l’unico dai grandi Paesi europei ad essere sprovvisto di un Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, in bozza dal lontano 2017.

«Il 2022 in fatto di eventi climatici estremi è da codice rosso. Chi si candida a governare il Paese per i prossimi 5 anni dovrebbe esplicitare – sottolinea Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – quali soluzioni vuole mettere in campo per fronteggiare la crisi climatica. Se non si interviene al più presto, rischiamo nei prossimi anni sia un disastroso impatto sociale ed economico, oltre che ambientale, sia di sprecare anche le risorse del Pnrr. Servono cambiamenti strutturali, politiche innovative, investimenti in tecnologie pulite e un piano nazionale di adattamento al clima non più rimandabili. Senza dimenticare che va aggiornato anche il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) ai nuovi obiettivi europei di riduzione di gas climalteranti del RepowerEu, va applicato un taglio radicale dei tempi di autorizzazione dei nuovi impianti a fonti rinnovabili e va prevista una procedura semplificata per il rinnovo e il potenziamento di quelli esistenti».

Ad oggi su tutti questi fronti c’è ancora moltissimo da fare: il Pniec è stato proposto un’era energetica fa e risulta ancora in fase di aggiornamento; le emissioni di gas serra nazionali sono diminuite “solo” del 19,4% dal 1990 al 2019, mentre al 2030 dovranno raggiungere quota -55%; per rispettare i target RePowerEu dovremmo installare circa 10 GW di impianti rinnovabili l’anno, ma nei primi 4 mesi dell’anno il computo si ferma a +0,64 GW.

Tutti problemi che, oltre a impattare in  modo drammatico sulla sostenibilità ambientale del Paese, contribuiscono ad acuire gli squilibri economici in corso e i conseguenti impatti sociali.

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