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Expo: Artisti italiani in memoria del padre di Hans Hartung

Hans Hartung, con la sua mostra “Hans Hartung. In principio era il fulmine”, è stato l’artista che ha inaugurato, nel novembre 2006, la Triennale Bovisa, la sede ideale della Triennale di Milano, spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea.

| Scritto da Redazione
Expo: Artisti italiani in memoria del padre di Hans Hartung

In occasione dell’EXPO che si terrà nel 2015 a Milano, il nostro portale intende avviare una rubrica culturale, creata con l’intento di valorizzare, promuovere e divulgare presso il grande pubblico la cultura e l’arte. Iniziamo con presentare Hans Hartung, uno dei più importanti e famosi pittori del ’900, considerato uno dei padri fondatori dell’arte contemporanea

La scelta di Hartung risponde a un segnale preciso: “e’ la più grande e importante mostra mai vista di Hartung”, affermava il curatore Amnon Barzel,  Hartung è “un artista che insegna la liberta’ di vivere non dietro ai canoni di stile”. La sua è una pittura d’azione, i suoi segni, le linee o le macchie, spesso creati con mezzi non convenzionali e da lui inventati, non sono una rappresentazione del reale, ma un linguaggio personale sgorgato dalla sua interiorità.

Hans Hartung nasce a Lipsia nel 1904, trascorre la maggior parte della sua giovinezza a Dresda, considerata in quel periodo “tempio della pittura” dove è particolarmente influenzato dall’arte del pittore austriaco Kokoschka e studia i grandi pittori del passato: Goya, El Greco, Rembrandt. L’artista frequenta in Germania la celebre scuola d’arte Staatliches Bauhaus, operante dal 1919 al 1933, divenendo allievo di Kandinskij. Le prime opere giovanili riprendono in modo particolare le teorie del suo maestro, considerato il padre dell’astrattismo, figura che resterà di riferimento per l’intera sua carriera. A partire dagli anni ’30 inizia a prendere le distanze dall’arte astratta geometrica in voga in quel periodo. La pittura di Mondrian, Malevic, Delaunay, costituita principalmente da cerchi, quadrati e triangoli, era da lui considerata troppo schematica e riduttiva.

La sua arte veniva considerata degenerata dal regime nazista tanto da essere sorvegliato dalla polizia speciale e più volte interrogato per i suoi legami con ebrei e comunisti. Per sfuggire alle persecuzioni naziste è costretto nel 1935 a lasciare la Germania per trasferirsi a Parigi. La Francia, meta di molti pittori, diviene ben presto la sua nuova patria. Nel 1938 partecipa a Londra all’esposizione anti-nazista Twentieth Century German Art alle New Burlington Galleries. In quel periodo l’artista vive in condizioni di grandi ristrettezze economiche dato che nel 1934 gli sono sequestrati tutti i beni dal regime nazista.

Scoppiata la guerra, Hartung decide di arruolarsi nella Legione Straniera. Nel corso di un combattimento avvenuto a Belfort nel 1944, Hartung, gravemente ferito nel tentativo di salvare un compagno, è sottoposto all’amputazione della gamba destra. Nel 1946 l’artista viene naturalizzato francese e decorato della Croce di guerra 1939-1945 e della Medaglia della Legion d’Onore.

Finita la guerra, sebbene costretto su una sedia a rotelle, riprende con entusiasmo la sua attività di pittore partecipando a numerose mostre collettive. Nel 1951 espone le sue opere negli Stati Uniti d’America; nel 1955 partecipa alla Biennale Internazionale di incisione di Lubiana; nel 1956 riceve il Premio Guggenheim per la selezione continentale Europa-Africa. Il suo genio viene consacrato nel 1960, anno in cui vince all’unanimità il Gran Premio della pittura alla Biennale di Venezia. In Italia espone per la prima volta nel 1966 presso il Museo Civico di Torino e l’anno successivo riceve il Grand Prix des Beaux Arts della città di Parigi.

Nel 1970, insieme alla moglie Anna Eva Bergman, si trasferisce definitivamente nella sua villa di Antibes “Le Champ des Oliviers” da lui progettata e costruita, dove il suo atelier si trasforma in una “cellula” autonoma e metafisica lanciata nello spazio. L’artista dipinge quasi sempre di notte ascoltando la musica dei suoi musicisti preferiti, Bach, Vivaldi, Schütz. Le sue opere d’arte diventano messaggi all’umanità e ai posteri; le enormi tele di questo periodo sono ritenute dei capolavori testimonianti l’inarrestabile pulsare dell’universo, delle forze cosmiche che irraggiano il mondo, oltre un’attestazione della razionalità e spiritualità dell’essere umano.

Nel 1980 il Museo d’arte moderna di Parigi organizza una retrospettiva dedicata all’artista. Hartung vince nel 1981 il Premio Oscar Kokoschka del Governo austriaco ed è nominato membro nel 1984 dell’Ordine di Massimiliano di Baviera per la scienza e l’arte, ricevendo la Gran Croce con stella dell’Ordine al Merito della Repubblica Federale di Germania. Nel 1989, anno della sua morte, riceve il titolo di Grande Ufficiale della Legione d’Onore dall’allora Presidente della Repubblica Francois Mitterand.

L’importanza di Hans Hartung è inoltre attestata dalle numerose retrospettive a lui dedicate in tutto il mondo, dagli anni ’90 in poi, che ripercorrono la sua produzione artistica: Berlino, Madrid, Lipsia, Pechino, Bruxelles, Taiwan, Nagoya e Monaco di Baviera per citare le principali. La sua villa di Antibes è diventata nel 1994 sede della Fondazione Hartung-Bergman, eccezionale centro di studi di uno dei protagonisti indiscussi dell’arte contemporanea.

 

Fonte: AGENPARL

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