Venerdì, 12 agosto 2022 - ore 14.21

Felice, "count down" per l'Europa

| Scritto da Redazione
Felice,

Il "count down" per l'Europa di Felice Gabriele
Per Nuove Frontiere onlus il “count down” ovvero la fine dell’Europa è iniziato. Stiamo all’ultimo capitolo di una civiltà millenaria che pur fra errori e misfatti ha permesso al genere umano di raggiungere risultati di civiltà e di progresso come mai prima. Molte le cause: dal mancato accordo per una politica estera comune al crollo demografico, dalla difficile, per non dire inesistente, integrazione di gente proveniente dai più disparati luoghi della terra ad una recessione economica che ormai accompagna da molti troppi anni il continente.

Ma soprattutto ciò che è mancata è stata una “vision” dell’Europa del III millennio accontentandosi di arroccarsi su posizioni di difesa dello status quo il più  a lungo possibile.  

La sua fine, il suo crollo era già nell’aria da almeno vent’anni e adesso ci siamo. Il conto alla rovescia è iniziato verso la fine del dicembre scorso con l’inizio della rivolta in Tunisia oggi  estesa in tutta la fascia del Maghreb e oltre.

Aprire un cordone umanitario in grado di far entrare centinaia di migliaia di persone, anche ammettendo che vengano ridistribuite fra i 27 paesi dell’unione europea (cosa che non accadrà) è pura follia.

Quando sentiamo il presidente della Camera dichiarare che dobbiamo prendere come modello di riferimento per l’integrazione gli Stati Uniti ci si accappona la pelle: vogliamo far presente che sono passati attraverso una guerra civile, l’assassinio di due presidenti e di un candidato alla presidenza, dell’esplosione di fenomeni quali il Ku Klux Klan per non parlare delle migliaia di morti per questioni razziali.

Possibile mai che non si comprenda come il fenomeno immigratorio per velocità, entità e diversificazione etico culturale rischi di far deflagrare il contesto sociale in un caos senza precedenti? Possibile mai che non si comprenda che proprio perché non abbiamo modelli di  riferimento (è storia di ieri che sia la Francia che il Regno Unito parlino di fallimento in tema di integrazione) occorra valutare e portare avanti nuove strategie?

L’unica strada battibile tornando allo “tsunami arabo”  è quella di un’azione umanitaria sotto l’egida delle Nazioni Unite gestita e condotta da quel che rimane della “Lega Araba” con i Paesi Nato semmai a fare da supporto in termini logistici e di forniture di prima necessità. Occorre poi ricordare che ci sono Paesi arabi come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi in grado sia economicamente che logisticamente  di far fronte a questa tragedia.

Il rischio che un eventuale intervento NATO, seppure definito umanitario, possa essere visto come un’indebita intromissione e ingerenza negli affari arabi è troppo alto e questo l’Europa non se lo può permettere.

Non si tratta di sottrarci ai nostri doveri di umanità e solidarietà  ma di ricordare che anche il bene va fatto con cervello.

Gabriele Felice <grl.felice@nuovefrontiere.net>

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