Venerdì, 07 agosto 2020 - ore 11.18

Fioroni, Rotella, Schifano. La Dolce Vita dell'arte romana in mostra a Milano

Rivive nelle sale milanesi della galleria AICA | Andrea Ingenito Contemporary Art il mitico periodo della Dolce Vita romana attraverso le opere di tre artisti che in quegli anni brillarono di una luce di cui ancora oggi possiamo ammirare i riverberi: Giosetta Fioroni, Mimmo Rotella, Mario Schifano.

| Scritto da Redazione
Fioroni, Rotella, Schifano. La Dolce Vita dell'arte romana in mostra a Milano

Rivive nelle sale milanesi della galleria AICA il mitico periodo della Dolce Vita romana attraverso le opere di Giosetta Fioroni, Mimmo Rotella, Mario Schifano. Tre personalità che, in modo diverso, seppero farsi testimoni e portavoce di un periodo dorato che oggi può a pieno titolo definirsi leggendario.

Dal 21 settembre al 5 novembre, la mostra “Fioroni, Rotella, Schifano. La Dolce Vita dell’arte romana” presenta una ventina di opere tra smalti su tela, oli su tela e décollage.

In una Roma ormai ripresasi definitivamente dalla Seconda Guerra Mondiale e in pieno boom economico, esplodono la voglia di vivere e di godersi la bellezza, la dolcezza del clima e i divertimenti. Nella capitale confluiscono non solo attori e registi, produttori e maestranze del cinema, ma anche avventurieri e sovrani in esilio, intellettuali e artisti.

Tra questi, ai tavolini dei bar di Piazza del Popolo, si confrontano – tra gli altri – Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Alberto Arbasino e Goffredo Parise che, nel 1964, incontra Giosetta Fioroni. Reduce, in quegli anni, da una personale alla Tartaruga, la Fioroni inizia ad esporre tele realizzate con colori industriali, alluminio e oro, recanti segni, scritte, simboli, sovrapposti e cancellati. Sono questi lavori, i più importanti del suo percorso artistico, che si ritrovano nella galleria milanese che si pregia di avere con l’artista un rapporto diretto e privilegiato.

Unica donna della Scuola di Piazza del Popolo, Giosetta Fioroni inaugura nel 1964 la stagione della Pop Art italiana esponendo alla Biennale di Venezia di quell’anno con i suoi compagni Tano Festa, Franco Angeli e Mario Schifano.

Quest’ultimo, dopo essere stato a New York e aver frequentato la factory di Andy Warhol, riversa nei suoi lavori tutta l’esperienza statunitense elaborando a suo modo i temi dei colleghi americani, dallo stesso Warhol a Lichtenstein, toccando talvolta l’espressionismo di Robert Rauschenberg o con richiami New Dada alla Jasper Johns.

Immagini legate ai media e alla multimedialità ante litteram, fiori, marchi pubblicitari – come quelli celeberrimi di Esso e Coca-Cola – sono tra i suoi soggetti prediletti. Nella sale della galleria AICA sono offerti al pubblico alcuni suoi significativi lavori degli anni ’60 e ’70.

La pubblicità, nella forma del manifesto, diventa anche per Mimmo Rotella la chiave per esprimere al meglio la sua arte: risale alla seconda metà degli anni Cinquanta l’invenzione del décollage, l’applicazione cioè sulla tela di pezzi di manifesti strappati per strada. Di notte Rotella strappa non solo manifesti, ma anche pezzi di lamiera dalle intelaiature delle zone d'affissione del Comune di Roma. 

Ed è sempre all’ambiente romano che Rotella deve una delle sue serie più celebri Cinecittà, del 1958, dove l’artista seleziona figure e volti delle pubblicità cinematografiche orientando la produzione verso opere di tipo maggiormente figurativo.

In mostra, oltre ai noti décollage, si ammirano anche alcune opere rare pubblicate nel catalogo generale dell’artista curato da Tommaso Trini.

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