Lunedì, 27 gennaio 2020 - ore 10.33

Garofalo. I Litfiba dalle origini ad oggi

| Scritto da Redazione
Garofalo. I Litfiba dalle origini  ad oggi

I Litfiba dalle origini new wave allo screditamento attuale
Alla fine degli anni '70, in Gran Bretagna e negli Usa la bufera del punk
settantasettesco era ormai passata come una meteora. Dalla tempesta emersero
soprattutto due gruppi, i Clash e gli Stranglers, che operarono una svolta
decisiva sotto il profilo musicale e poetico, significativa anche sul piano
dell'impegno politico. Il punk si evolveva in quella temperie artistica che
sprigionava le sonorità della musica dark e post-punk, dell'elettronica e
della new wave. Gli artisti di riferimento divennero i Bauhaus, i Gang of
Four, i Joy Division, i Killing Joke, i Police, i Ruts, i Simple Minds, i
Tuxedomoon, ma anche personaggi eclettici come David Bowie e la cantautrice
statunitense Patti Smith.

In quegli anni Firenze stava per diventare una delle capitali europee del
clima culturale ed artistico legato alla New Wave. D'altro canto, quella non
fu la prima volta in cui il capoluogo toscano ebbe modo di rappresentare un
crocevia dell'arte e della cultura, in Italia e in Europa. Già in altri
momenti storici Firenze era stata al centro di formidabili esperienze di
risveglio e di trasformazione artistica e culturale in Italia e nel mondo.
Si pensi al periodo assolutamente unico e irripetibile in cui Firenze fu la
culla della civiltà umanistica e rinascimentale europea, tra la seconda metà
del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento. Si perdoni il paragone che
potrà apparire azzardato e irriverente.

Nei primi anni '80 la scena musicale europea fu attraversata dalle
avanguardie dark,  post-punk e new wave. In quegli anni Firenze pullulava di
locali alternativi (new wave o post-punk) e stavano emergendo band che
segneranno il corso successivo del rock in Italia. Basta citare il caso dei
Diaframma e dei Litfiba, senza dimenticare i Neon, i Pankow ed altre band
fiorentine che hanno calcato la scena underground di quegli anni. I
Diaframma e i Litfiba furono gli alfieri e i precursori di una corrente
musicale alternativa e innovativa che fu assorbita e sfruttata
dall'industria discografica e culturale. Le due band fiorentine anticiparono
i fermenti di un profondo rinnovamento musicale, influenzando anche la sfera
del costume, tanto che a Firenze e dintorni la new wave si impose come una
tendenza culturale e sociale di massa, assumendo i contorni di una moda
commerciale che procurò un'immensa fortuna all'industria tessile di Prato.

Il nome dei Litfiba fu scelto prendendo spunto dall'indirizzo telex della
sala prove usata all'inizio della loro carriera: "Località ITalia FIrenze
via dei BArdi". In arte Litfiba. La composizione del gruppo è mutata più
volte nel corso degli anni a causa dei frequenti avvicendamenti, ma la
formazione originaria, quella del periodo d'oro compreso tra il 1980 e il
1989, riuniva cinque elementi storici: Gianni Maroccolo al basso, Federico
Renzulli alla chitarra, Francesco Calamai alla batteria (a cui subentrò nel
1984 Ringo De Palma), Antonio Aiazzi alle tastiere e Piero Pelù alla voce.
In seguito a divergenze artistiche e personali sorte all'interno della band,
in particolare con il manager Alberto Pirelli, Gianni Maroccolo e Ringo De
Palma si congedarono definitivamente dai Litfiba per unirsi al gruppo punk
emiliano CCCP Fedeli alla linea, ribattezzato in seguito CSI.

A differenza dei Diaframma, che prediligevano le tonalità dark più cupe ed
ossessive, i Litfiba ne inventarono di proprie ed originali, aggiornando il
sound della new wave in chiave mediterranea e creando una versione latina
dell'hard rock e dell'heavy metal.

Il primo brano dei Litfiba, intitolato "A Satana", era un pezzo solo
strumentale in quanto la band non aveva ancora trovato un cantante. Fu il
tastierista Antonio Aiazzi ad ingaggiare come vocalist un giovane liceale:
Pietro Pelù. Nel luglio dell'82 i Litfiba vinsero la seconda edizione
dell'Italian Festival Rock di Bologna e, nello stesso anno, uscì l'Ep
Guerra, contenente brani assai significativi non tanto a livello musicale
quanto poetico. Lo stile rievoca le sonorità dark/post-punk tipiche dei
primi anni '80. Infatti, il pentametro musicale adottato dai Litfiba ai loro
esordi era quello tipico di David Bowie, Killing Joke, Stranglers,
Tuxedomoon, assecondando il gusto estetico del momento. Nel 1983 uscì per la
casa discografica Fonit Cetra il 45 giri "Luna/La preda" e nella compilation
Body Section apparve il bellissimo pezzo "Transea". Sempre nello stesso anno
i Litfiba realizzarono la colonna sonora dello spettacolo teatrale Eneide di
Krypton.

Il 1984 fu l'anno della svolta per i Litfiba. Venne fondata la casa
discografica IRA, ovvero "Immortal Rock Alliance", che divenne ben presto
l'etichetta indipendente italiana più importante, per la quale uscì anche
l'album Siberia dei Diaframma. Nello stesso anno si unì al gruppo il
batterista Luca De Benedictis, in arte Ringo De Palma, il migliore amico ed
ex-compagno di Liceo di Pier Pelù. Nel 1984 uscì l'Ep Yassassin, con
"Electrica danza", una canzone d'amore bohemienne in cui è palese l'influsso
esercitato da David Bowie. Sempre nell'84 uscì la prima antologia dei
Litfiba, Catalogne Issue, con altri due classici del loro repertorio: "Onda
araba" e "Versante est", in cui il linguaggio della new wave è rivisitato in
chiave mediterranea. Sempre per l'IRA uscì nell'86 l'Ep Transea, ispirato da
atmosfere e suggestioni orientali che saranno una fissazione di Pelù: gli
zingari dell'est.

In ogni caso il ciclo più originale e significativo della produzione
artistica dei Litfiba è costituito dalla cosiddetta "trilogia del potere",
di cui Litfiba 3 (del 1988) rappresenta l'ultimo atto, il seguito di
Desaparecido (del 1985) e 17 Re (del 1986). Questi tre dischi, incisi per la
solita IRA, sono accomunati dall'avversione per i regimi totalitari. Dal
tour successivo all'uscita di 17 Re fu estratto il live 12/5/87, il primo
album dal vivo dei Litfiba. Nel 1989 uscì Pirata, il disco che sancì la
consacrazione definitiva al grande pubblico. I Litfiba iniziarono a
riscuotere una popolarità impensabile per un gruppo rock italiano, che da
band di culto e di nicchia si trasformarono in un fenomeno di massa. Intanto
crescevano le rivalità artistiche e personali tra Maroccolo e Renzulli, che
causarono l'abbandono definitivo del gruppo da parte del bassista. Il quale
nutriva una passione per le tonalità cupe, rese dalla dominanza del basso e
delle tastiere elettriche sugli altri strumenti, mentre Ghigo seguiva una
concezione più hard rock, all'insegna dei Led Zeppelin per intenderci,
privilegiando gli assoli e le sonorità della chitarra elettrica.

La fase compresa tra il 1990 e il 1999 è legata alla cosiddetta "tetralogia
degli elementi", che annovera quattro dischi di indubbio successo
commerciale: El diablo (inciso per la CGD nel 1990), Sogno ribelle (sempre
per la CGD nel 1992), Terremoto (ancora per la CGD nel 1993) e Spirito
(inciso per la EMI nel 1994). L'assenza di Maroccolo si avverte. Lo spirito
new wave dei Litfiba era incarnato proprio da Gianni Maroccolo; la sua
geniale vena creativa aveva ispirato la produzione artistica più originale e
valida della band. Senza di lui i Litfiba non potevano più essere gli
stessi. L'album di questo periodo che merita di essere segnalato è
Terremoto, che proiettò per la prima volta in cima alle classifiche un
gruppo rock italiano. Cavalcando l'onda della protesta emotiva suscitata
dalle inchieste giudiziarie di Tangentopoli, in alcuni brani (ad esempio
"Dimmi il nome", "Maudit" e "Soldi") Piero Pelù si lancia in polemiche un
po' facili e qualunquistiche: i bersagli sono la Chiesa, la classe politica
corrotta, la mafia.

In conclusione, i Litfiba hanno compiuto uno dei più clamorosi "tradimenti"
nella storia del rock italiano. Dopo aver rinnegato l'ispirazione ribelle,
originale e lirica degli esordi, negli anni '90 hanno abbracciato una
formula pop/rock con venature "metallare" obsolete e commerciali, avviandosi
verso un declino artistico e giungendo infine alla crisi del sodalizio tra
Piero Pelù e Ghigo Renzulli. E all'inatteso e deludente rientro del 2010.

Lucio Garofalo

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