Lunedì, 16 maggio 2022 - ore 20.53

Giampiero Carotti (Soresina) E’ stato giugno chiudere le discoteche

Andrebbe maggiormente sottolineato, a mio avviso - anche nelle comunicazioni ufficiali - un aspetto banale ma centrale nelle modalità di propagazione del virus, aspetto che non bisogna essere virologi per capire.

| Scritto da Redazione
Giampiero Carotti (Soresina) E’ stato giugno chiudere le discoteche

Giampiero Carotti (Soresina) E’ stato giugno chiudere le discoteche

Andrebbe maggiormente sottolineato, a mio avviso - anche nelle comunicazioni ufficiali - un aspetto banale ma centrale nelle modalità di propagazione del virus, aspetto che non bisogna essere virologi per capire.

 Se in un locale di lavoro (o di divertimento) il rumore (o la musica) è alto diventa necessario (non opzionale) abbassare la mascherina e (non o) parlare a voce alta, se non direttamente urlare. Non ci vogliono dieci lauree per capire che se, anche solo una ventina di volte in una serata, urlo in faccia alle persone che ho vicino e mi si risponde nello stesso modo, basta un asintomatico tra mille persone per creare decine di contagiati.

Quindi la chiusura delle discoteche è una misura sacrosanta, purtroppo. Anzi, non si sarebbero mai dovute riaprire: non per cattiveria o oscurantismo, ma perché, semplicemente, oltre a quanto sopra, sono luoghi di divertimento che ha senso (socialmente, biologicamente, culturalmente) praticare solo se si prevede e si accetta una stretta vicinanza fisica tra le persone, dove si suda, si balla, ci si tocca, si condividono oggetti "per statuto".

 In altre parole: ha senso una discoteca in cui si mantiene rigorosamente il distanziamento sociale, si indossano continuamente mascherine (e magari guanti) e la musica è abbastanza bassa da permettere alle persone di parlarsi a un tono di voce normale? E' immaginabile che i giovani (tutti, non una sparuta minoranza) la trovino una modalità praticabile ed attraente?

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