Sabato, 03 dicembre 2022 - ore 07.22

Gli italiani, l’ambiente, l’energia e il lavoro

Sondaggio Deloitte: il cittadino consapevole

| Scritto da Redazione
Gli italiani, l’ambiente, l’energia e il lavoro

Secondo la prima edizione dell’osservatorio Deloitte “Il Cittadino Consapevole”, «Salvaguardia dell’ambiente, stile di vita sostenibile ed energia green sono sempre più importanti per gli italiani. I cittadini sembrano determinati come non mai a tutelare le risorse del pianeta, attraverso il controllo attivo delle proprie azioni quotidiane». L’Osservatorio presenta rilevazioni periodiche condotte su un campione rappresentativo della popolazione italiana, ed è articolato in diverse release: le prime tre verranno pubblicate nei prossimi mesi. Ognuna sarà dedicata all’approfondimento di uno specifico aspetto (Ambiente, Energia, Benessere e lavoro) della relazione tra cittadini, innovazione e sostenibilità.

Ma nel concreto, cosa significa “sostenibilità” per gli italiani? E quale tipo innovazioni possono dirsi davvero sostenibili? Andrea Poggi, innovation leader Deloitte North and South Europe e clients & industries leader Deloitte Central Mediterranean, spiega che «L’emergenza sanitaria, le tensioni geopolitiche e la crisi energetica hanno profondamente mutato lo scenario socio-economico nazionale ed europeo. E, insieme ad esso, il nostro modo di vivere e di pensare al ruolo dell’innovazione e al significato vero della sostenibilità. I cittadini italiani hanno maturato una nuova consapevolezza che li sta spingendo verso l’adozione di stili di vita e modelli di consumo sempre più attenti all’ambiente e al benessere personale. Deloitte ha voluto esplorare questa nuova attitudine dei cittadini, dedicando un osservatorio all’analisi del sentiment e delle opinioni della popolazione sul tema dell’innovazione e della sostenibilità, per interpretarne l’evoluzione e valutare  concretamente diffusione ed entità delle pratiche innovative e sostenibili adottate», spiega  – nel presentare».

Tra i grandi cambiamenti registrati negli ultimi anni c’è una crescente attenzione per il cambiamento climatico e per l’ambiente. Una “sensibilità green” che stava maturando già prima della pandemia e che si è rafforzata e affermata definitivamente dopo l’arrivo del Covid-19. Infatti, secondo la ricerca, «Oltre 2 rispondenti su 3 in Italia avevano già avviato un progressivo cambiamento delle proprie abitudini in un’ottica sostenibile prima della pandemia. Ma oggi è addirittura del 78% la percentuale di intervistati che dice di voler sprecare meno, sia con una minore produzione di rifiuti sia facendo più attenzione al riciclo. Molto elevata anche la percentuale di persone che dichiara una maggiore attenzione al consumo di risorse scarse e preziose come l’acqua (73%).

Inoltre, la crescente diffusione di prodotti e servizi sostenibili sta accompagnando l’adozione di nuove abitudini e stili di vita, plasmando nuovi modelli di consumo». Ma Poggi evidenzia che «Soprattutto, il divario tra le intenzioni d’acquisto sostenibili e gli acquisti reali si sta assottigliando: oggi, ad esempio, solo 4 italiani su 10 dichiarano di continuare a preferire sempre e comunque i prodotti tradizionali.La principale barriera a stili di vita e modelli di consumo più green, citata da un italiano su 2, rimane il prezzo. Questo dà una chiara indicazione del potenziale e atteso contributo delle istituzioni e delle aziende.

Per quanto riguarda la responsabilità alla lotta ai cambiamenti climatici l’opinione degli italiani è chiara: «Non è solo l’azione del singolo a poter determinare un’inversione di tendenza, ma è necessario il contributo di tutti – dai cittadini, alle imprese, fino alle istituzioni pubbliche». Per 2 italiani su 3, inoltre, «E’ soprattutto lo Stato il soggetto che può e deve implementare adeguate strategie, politiche, programmi e altre iniziative concrete». Ma solo 1 italiano su 10 ritiene che Stato e imprese stiano agendo concretamente per contrastare gli effetti del cambiamento climatico.

Non si capisce come questa virtuosa consapevolezza delle sfide pubbliche e private che abbiamo di fronte si sia tradotta nelle urne in un voto che ha premiato i Partiti che negli ultimi anni sono stati più lontani da questi temi, fino al negazionismo climatico esibito nelle aule parlamentari italiane e in Europa.

E dal sondaggio risulta che gli italiani non sono solo attenti alla salute del pianeta ma anche all’energia: quasi 8 italiani su 10 (77%) dichiarano di aver adottato comportamenti virtuosi per limitare la propria bolletta energetica, tuttavia oltre 6 su 10 (65%) lamentano di non percepire alcun beneficio da tali azioni a causa del costante aumento delle tariffe. E i cittadini intervistati concordano sulla «Necessità di un intervento attivo delle istituzioni sia nazionali che sovranazionali». Il 78% degli italiani vorrebbe che l’Ue introducesse forme di regolamentazione comunitarie dei prezzi dell’energia elettrica con una conseguente modifica dei modelli di gestione del mercato elettrico.

Per Poggi, «I cittadini italiani sono consapevoli  della necessità di accelerare la transizione energetica verso una società più sostenibile: quasi all’unanimità (97%), sottolineano l’importanza di avere un’adeguata e crescente quota di energia prodotta da fonti rinnovabili, al fine di raggiungere più rapidamente l’indipendenza energetica (48%) e di supportare il processo essenziale di decarbonizzazione dell’economia (42%), che rappresenta una grande opportunità per il miglioramento della qualità di vita e benessere per il cittadino, e un’occasione di crescita economica sostenibile per le imprese».

Oltre alla cura del pianeta e dell’ambiente, gli italiani sono sempre più attenti alla loro salute e alla qualità della vita, condizioni dello “star bene”.  Il rapporto evidenzia che «Così, ormai la scelta del proprio lavoro è determinata principalmente da considerazioni di bilanciamento vita privata e lavorativa e valutazioni economiche (47%), che sono più importanti della passione per il lavoro (39%) e dalle opportunità di crescita professionale (28%). Le politiche di sostenibilità dell’azienda, invece, sono indicate come importanti nella scelta del lavoro solo dal 20% del campione intervistato. A tal proposito, solo poco più di 2 italiani su 10 hanno considerato la possibilità di cambiare impiego presso un’azienda più sostenibile».

E in questo Paese dove – secondo tutte le analisi del voto – i lavoratori e il datore di lavoro votano sempre più per lo stesso Partito, dal sondaggio emerge che «Nonostante le politiche aziendali per la sostenibilità non siano il primo driver di scelta per i lavoratori, solo un italiano su 3 è soddisfatto di quanto il proprio datore di lavoro sta facendo per contrastare il cambiamento climatico. E comunque, secondo il 36% degli intervistati, il livello di soddisfazione degli italiani aumenta quanto più il datore di lavoro è in grado di supportare l’adozione di comportamenti sostenibili da parte dei dipendenti anche al di fuori del contesto lavorativo. E, secondo il 64% degli intervistati, un ambiente di lavoro attento all’ambiente contribuisce ad aumentare la produttività dei dipendenti».

Poggi conclude: «Come si evince dai nostri dati, i cittadini sono consapevoli ora più che mai della rilevanza di un processo di innovazione sostenibile e sono anche pronti a fare la propria parte, attraverso la progressiva adozione di stili di vita e modelli di consumo sempre più attenti all’ambiente. Ma affinché gli sforzi verso un’innovazione sostenibile possano essere realmente efficaci, si rende necessario un impegno concreto, collettivo e sinergico da parte dell’intero sistema Paese. La comunità di business e le istituzioni devono attuare scelte coraggiose e concertate, in termini di politiche, incentivi e innovazione, così da favorire la transizione ecologica verso un nuovo modello di sviluppo sostenibile e un futuro più verde, equo, e rispettoso dei bisogni delle persone: va colta questa disponibilità e va colto questo momento di forte discontinuità».

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