LA SEZIONE ANPI MARTIRI DI VIALE TIBALDI DI MILANO, L’ASSOCIAZIONE LA CONTA, LA SEZIONE “FIORE – GARANZINI” STADERA – GRATOSOGLIO E LA SEZIONE ANPI VIGENTINA , CON IL PATROCINIO ED IL CONTRIBUTO DEL MUNICIPIO 5, VI INVITANO a partecipare all’incontro “I FIORI DELLA LIBERTA” dedicato all’eccidio dei Martiri di viale Tibaldi : ALBINO ABICO di 25 anni (Medaglia d’Argento al valor Militare), GIOVANNI ALIPPI di 24 anni, BRUNO CLAPIZ di 41 anni e MAURIZIO DEL SALE di 47 anni, barbaramente trucidati da una banda fascista il 28 agosto del 1944 in Viale Tibaldi 26 a Milano.
Parteciperanno all’incontro: Il Presidente del Municipio 5, Claudio Molteni dell’ANPI Provinciale di Milano, Giuseppe Vivone, storico, alcuni testimoni oculari dell’eccidio, Il Teatro degli Orbitanti e alcuni cantori e musicisti della Sezione ANPI Martiri di Viale Tibaldi e non solo.
L’incontro avrà luogo, con ingresso libero e gratuito, dalle ore 20,30 di MERCOLEDI’ 19 APRILE 2023 NELLA SALA CONSILIARE DEL MUNICIPIO 5 IN VIALE TIBALDI 41 A MILANO
LA SEZIONE ANPI MARTIRI DI VIALE TIBALDI
BREVE STORIA DELL’ECCIDIO DEI MARTIRI DI VIALE TIBALDI DI MILANO
Milano ricorda ogni anno l’eccidio avvenuto il 28 Agosto 1944 in via Tibaldi, dove un plotone della legione Ettore Muti fucilò, dopo aver terribilmente seviziato, quattro partigiani appartenenti al GAP Mendel: Albino Abico di 25 anni (Medaglia d’Argento al valor Militare), Giovanni Alippi di anni ventiquattro, Bruno Clapiz di 41 anni e Maurizio Del Sale di 47 anni.
Albino Abico, Giovanni Alippi e Maurizio Del Sale facevano parte di un gruppo costituitosi nella primavera del 1944 a Baggio. Successivamente i tre presero contatto con il GAP di Ruggero Brambilla (Nello) e trasportarono un carico d’armi in Val d’Ossola dove rimasero qualche giorno presso l’85a brigata d’assalto Garibaldi.
Quando ridiscesero, con loro c’era anche Bruno Clapiz. In Milano formavano così il GAP distaccato della 85a brigata, in collegamento e alle dipendenze di Ruggero Brambilla, con il compito di contribuire ad approvvigionare del necessario la brigata di montagna.
Riportiamo, di seguito, la testimonianza, tratta dalle carte ANPI di Milano, di un negoziante di Viale Tibaldi che assistette a quel tragico episodio.
Seviziati dalla Muti i patrioti di Porta Ticinese “Il rione popolare di Porta Ticinese aveva fama di essere un covo di “ribelli” ed i fascisti non osavano tentare pattugliamenti isolati e rastrellamenti se non in forze e con i fucili spianati. Così molti partigiani, anche quelli di altre zone e della periferia, sicuri della solidarietà di tutti gli abitanti che ad essi davano appoggi e trovavano nascondigli, venivano a finire a “Porta Cicca”. Un gruppo di patrioti (che dopo la liberazione seppi appartenevano alla 113° e 114° Garibaldi) usavano nascondere le loro armi in una osteria che allora si trovava in Viale Tibaldi 26, per riprenderle quando dovevano compiere qualche azione.
Il 10 agosto 1944 era avvenuto l’eccidio di piazzale Loreto che provocò sdegno in tutti, ma suscitò anche una certa impressione. Ed ecco che una quindicina di giorni dopo, mentre le camicie nere e complici andavano tronfi di avere compiuto tanto massacro, nelle vie centrali di Milano, Piazza Duomo, Via Orefici, Piazza Cordusio, Via Dante, una macchina ebbe l’ardire di percorrerle lanciando manifestini invitanti alla Resistenza, alla rivolta, additando all’odio e al disprezzo i nazifascisti. Nella mattina del 28 agosto 1944 avevo notato che circolavano certe brutte facce e mi ero ripromesso, appena mangiato, di recarmi all’osteria per passare la voce di stare in guardia.
Quando però vi giunsi appresi che alle 13 un forte nerbo di fascisti si era presentato e, sorpresi quattro giovani, li avevano arrestati. Un quinto, al momento dell’arresto, si trovava nel cortile del caseggiato e miracolosamente così fu salvo. Gli arrestati erano proprio i quattro che avevano percorso le vie della città lanciando manifestini. Immaginarsi il gran parlare di tutto il rione, le discussioni e persino si accennò a delazione di una spia.
Fatto sta che verso le 18,30 di quel giorno, automezzi carichi di quelli della milizia invasero via Tibaldi e vie adiacenti: mitra imbracciati e rivoltelle in pugno fecero chiudere tutti i negozi, i passanti costretti ad entrare nei portoni subito sprangati; minacce a coloro che erano alle finestre e ordine di chiuderle. Dapprima un po’ di confusione, un fuggi fuggi generale, qualche strillo di donna, poi tutto cadde nel silenzio, un silenzio di morte; il grande viale deserto e i fascisti che scrutavano da ogni parte accennando a sparare. Anch’io avevo dovuto abbassare la saracinesca del negozio, ma da una fessura potei assistere a quanto stava avvenendo e ritengo di essere stato uno dei pochissimi che poterono osservare l’orrendo eccidio.
Pochi minuti dopo la milizia era divenuta padrona della strada deserta, vidi giungere un camion, dal quale fecero scendere i quattro arrestati. Dovettero sorreggerli, tanto erano stati seviziati, che non riuscivano a fare un passo. Furono allineati al muro, anzi appoggiati contro il muro dell’osteria, con il viso rivolto verso gli assassini. Non vi fu alcuna lettera di sentenza, una decina di brigatisti neri che avevano in testa un berretto rotondo comandati da uno che aveva dei gradi, imbracciarono i mitra a non più di tre metri di distanza” (Fonte: pagina facebook della Sez. ANPI Martiri di Viale Tibaldi).



