Sabato, 14 dicembre 2019 - ore 06.06

Il 4 marzo saremo chiamati a votare il meno peggio di Giorgino Carnevali (Cremona)

Signor direttore, si va al voto. Di un governo e di un parlamento non possiamo fare a meno. Ma tu pensi davvero che l’uno o l’altro potranno essere la soluzione al disastro in cui viviamo?

| Scritto da Redazione
Il 4 marzo saremo chiamati a votare il meno peggio di Giorgino Carnevali  (Cremona)

Il 4 marzo saremo chiamati a votare il meno peggio di Giorgino Carnevali  (Cremona)

Signor direttore, si va al voto. Di un governo e di un parlamento non possiamo fare a meno. Ma tu pensi davvero che l’uno o l’altro potranno essere la soluzione al disastro in cui viviamo?

Rammenta direttore, e dobbiamo averlo ben chiaro, che la scelta del 4 marzo non sarà una scelta ‘per il meglio’, bensì una scelta per il ‘meno peggio’.

 Vale a dire sceglieremo il ‘male minore’, andremo a votare in stato di necessità, altro che raccontarci che la ‘luna è una formaggia’! Bisognerà scegliere partiti e persone. Col cuore in mano credimi, che mai come in codesta tornata elettorale mi sono sentito spiazzato, indeciso, confuso, con in pugno quasi nessuna sicurezza e garanzia del futuro. Eppure l’anagrafe non mente la mia condizione di diversamente giovine, soprattutto le innumerevoli tornate elettorali alle quali sempre ho testimoniato la mia preferenza.

Dunque un poco sgamato lo sarò pure stato! Bianchi, rossi, verdi, azzurri e compagnia briscola, tutti i giorni davvero se la cantano e se la suonano. Peccato che restano stonati! Vuoi che ti faccia un elenco delle categorie vergognose che tengono soggiogate la nostra madre patria? No, te le risparmio! Stiamo accumulando un debito della mamma santissima, come Stato e come popolo.

Ce lo meritiamo? E quando lo estingueremo? E allora che faccio? Forse mi consigli l’astensione? No, non consigliarmela va là, a mio avviso non è una soluzione. E allora dici che andiamo a votare tappandoci il naso? Dalle parti di no altri affermerebbero a ragion veduta che l’è tutto un cincel, un rebelòt!

Alla fin della fiera, ti prego, non rispondermi  ‘Io son d’accordo con lei’ (ovvia la battuta!), perché il nostro avvenire (quello di tutti noi) ci appare da subito talmente compromesso che non è mai stato sicuro neanche il nostro presente. Piuttosto (colta al volo)chiedimi se sono felice.

Ti rispondo subito: ‘Si, ma soltanto un istante della mia giornata’. E voi direttore? Mettetevi di buzzo buono va là, e provateci almeno quell’istante. La felicità ha perso forza e anche un poco di senso.

Giorgino Carnevali  (Cremona)

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