Lunedì, 26 ottobre 2020 - ore 05.00

??? Il coronavirus resiste 28 giorni sulle superfici?

Il Covid-19 può sopravvivere su alcuni oggetti come smartphone e banconote fino a 28 giorni, perché la cosa non deve però preoccuparci molto

| Scritto da Redazione
??? Il coronavirus resiste 28 giorni sulle superfici?

Il Coronavirus può resistere su alcune superfici anche fino a 28 giorni. Lo studio condotto dalla Agenzia scientifica nazionale australiana, la Commonwealth Scientific and Industrial Research (Csiro), ha alimentato timori e addirittura panico in queste ore. Tutto quello che ci hanno raccontato nei mesi scorsi sul Covid-19 è da cestinare? Il virus è molto più resistente e si spiega così la seconda ondata che sta imperversando in diverse aree del mondo, tra cui l’Italia? La notizia merita un approfondimento, perché dopo un lockdown di alcuni mesi e i numeri degli ultimi giorni che hanno alimentato nuove psicosi, è opportuno andarci con i piedi di piombo.

I ricercatori della Csiro hanno testato infatti la longevità del virus SARS-CoV-2 in condizioni di buio e a tre temperature diverse. Cominciamo dunque col dire che affinché quanto sperimentato dai ricercatori si ripeta fuori da un laboratorio devono verificarsi le stesse identiche situazioni e non sono semplicissime da replicare. Nello specifico, il team di studiosi ha notato che su superfici lisce come possono essere gli schermi di smartphone e altri dispositivi tecnologici oppure le banconote, il Covid-19 appare “estremamente resistente” alla temperatura di 20 gradi Celsius. Addirittura, su superfici di vetro, plastica o acciaio, il virus potrebbe resistere fino a 28 giorni. Salendo la temperatura fino a 30 gradi – cosa che in realtà sapevamo già dai precedenti studi – la sopravvivenza del coronavirus scende a 7 giorni, mentre crolla a 24 ore di vita con temperature di 40 gradi.

E non è tutto, perché dai risultati ottenuti dal team di scienziati, emerge che su superfici porose il virus resiste fino a 14 giorni a temperature basse, mentre a temperature alte la longevità scende a 16 ore. Lo stesso Trevor Drew, direttore dell’Australian Center for Disease Preparedness, ha fornito però spiegazioni che già sono abbastanza incoraggianti. Nonostante su diversi materiali il virus abbia resistito a distanza di molto tempo, “questo non significa che quella quantità di virus sarebbe in grado di infettare un essere umano”, le parole di Drew all’ABC.

Inoltre, i ricercatori hanno condotto lo studio in condizioni di buio completo e sappiamo ormai da studi precedenti, mai smentiti, che i raggi ultravioletti danneggiano il virus, ragion per cui la sola esposizione al sole depotenzia il virus in maniera importante. Altri eminenti esperti, dunque, invitano a non spaventarsi per questa ricerca che è stata condotta in condizioni particolari, utilizzando particelle virali e depositandole direttamente sulle superfici a condizioni ambientali favorevoli. In condizioni normali, invece, il coronavirus, così come altri virus, non si depositano sulle superfici da soli, ma hanno bisogno di veicoli come la saliva o il muco emessi dagli esseri umani. Proprio questi “veicoli”, che hanno enzimi in grado di rendere inattivi i virus, o comunque di accelerarne la disgregazione, ne accorciano la vita ed è così fin troppo evidente che in questo studio la variabile non sia stata presa in considerazione.

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