Giovedì, 27 gennaio 2022 - ore 19.08

Il Partito Democratico dovrebbe far nascere un governo del Movimento 5 Stelle di Evelino Abeni (Cremona)

Tutto si può dire –analizzando i risultati elettorali –fuorché manifestare sorpresa sul loro esito: è avvenuto quanto si prevedeva, in ragione anche di una infausta legge elettorale.

| Scritto da Redazione
Il Partito Democratico dovrebbe far nascere un governo del Movimento 5 Stelle di Evelino Abeni (Cremona)

Il Partito Democratico dovrebbe far nascere un governo del Movimento 5 Stelle di Evelino Abeni (Cremona)

Tutto si può dire –analizzando i risultati elettorali –fuorché manifestare sorpresa sul loro esito: è avvenuto quanto si prevedeva, in ragione anche di una infausta legge elettorale.

Certo, la sconfitta del Partito Democratico è più clamorosa di quanto ci si attendesse e il risultato di Liberi ed Uguali più deludente di quanto si prevedesse.

Un risultato che, complessivamente, consegna alla sinistra tanti e pesanti motivi di riflessione. Che debbono portare a trovare motivazioni appropriate, convincenti se si vuole configurare per essa un futuro, non pensato su una mera seppure importante ripresa elettorale. Un motivo di riflessione urgente è quello, però, relativo alla soluzione da dare al problema del Governo.

Una impresa difficile, i cui esiti non sono facilmente prevedibili, accompagnati ad una evidente sconfessione delle sicumere abbondantemente esibite nel corso della campagna elettorale (quanti ‘’premier’avremmo dovuto vedere subito dopo il 4 marzo!). Una attenzione particolare viene riservata alle scelte che è chiamato a compiere il Pd, che ha dichiarato fermamente –tramite il pronunciamento della sua direzione –di volersi collocare all’opposizione. Una scelta che mi pare giusta (e lo stesso discorso dovrebbe valere, a parer mio, per LeU) e che non dovrebbe far leva sul risentimento (un grande dirigente socialista diceva che la politica non si fa con i risentimenti), pur se ragioni per manifestarlo non mancano certo considerati gli ‘argomenti’ ed i toni usati dal Movimento 5 Stelle e dalla coalizione di centrodestra in una campagna elettorale così brutta come non mi è mai capitato di vedere in sessant’anni di partecipazione alla vita politica.

Le ragioni che debbono portare la sinistra a collocarsi all’opposizione si rinvengono, invece, nella profonda diversità dei programmi e dei valori circa i modi di intendere e praticare l’attività politica ed istituzionale, nonché rispetto ai problemi sociali ed economici. L’ipotesi, dunque, di formare un Governo che veda la sinistra assieme altre forze politiche che le si sono contrapposte in campagna elettorale configurerebbe un inaccettabile teatrino, tale da togliere ulteriormente credibilità ad una politica che gode già di poco credito fra gli italiani. Compiere la scelta di collocarsi a l l’opposizione deve comportare, però, ineluttabilmente l’astrarsi rispetto al tema della governabilità?

Penso di no e che si possa porre qualche rimedio rispetto agli esiti disastrosi della legge elettorale. Bene, dunque, fare opposizione…ma si può farla se vi è un Governo al quale opporsi. Diversamente l’alternativa è quella di un altro ricorso, in tempi brevi, alle urne elettorali: scelta, a mio avviso, molto preoccupante e dannosa per gli interessi del Paese, la cui vita è incalzata da problemi economici e sociali che richiedono urgenti interventi.

Allora una soluzione che riesca a conciliare governabilità e distinzione dei ruoli va ricercata. Come? Attraverso un dialogo fra la sinistra ed il Movimento 5 Stelle, che non punti ad un accordo di governo, ma a consentire ad un Governo di insediarsi, mettendo però sul tavolo almeno due o tre problemi significativamente qualificanti da affrontare (ad esempio, ius soli e ripristino dell’articolo 18). Il Governo si metta, poi, in gioco presentando in Parlamento - incalzato da una opposizione che assolva al suo ruolo con la giusta determinazione - provvedimenti legislativi volti ad ottenere consensi su di essi. Da militante della sinistra, non riesco a vedere altre soluzioni praticabili (ed accettabili).

Dovrà pur emergere, di fronte agli elettori, la responsabilità di chi, non accettando soluzioni sensate, vuole portarci sulla strada di altre elezioni a breve termine, in un Paese stressato che ha bisogno di essere governato e non perennemente impastoiato in giochi ed operazioni di potere. E chi ha manifestato sfacciata arroganza in campagna elettorale si renda conto che in democrazia se non si ha la maggioranza non si può pretendere da altri che si accodino, accettando integralmente il programma da loro sbandierato ed esporre il Paese ad un altro stress elettorale piuttosto che  confrontarsi con la situazione

Evelino Abeni (Cremona)

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