Sabato, 21 settembre 2019 - ore 21.17

Riforme Costituzionali ed Area Vasta Ecco perché voterò NO di Evelino Abeni

Credo, dunque, sia lecito avere il dubbio che possano ripetersi le stesse condizioni del superamento delle province e che – a maggior ragione – sia decisivo votare No alla pseudo riforma, evitando che l’Italia si incammini su un percorso che peggiorerebbe la condizione del suo assetto istituzionale.

| Scritto da Redazione
Riforme Costituzionali ed Area Vasta Ecco perché voterò NO di Evelino Abeni Riforme Costituzionali ed Area Vasta Ecco perché voterò NO di Evelino Abeni

Signor direttore, non riesco a mettermi in sintonia con il ‘dibattito’ che tiene banco su queste colonne circa il futuro de ll ’Area vasta. Riesco a comprendere, invece, come un problema di tale portata non possa essere quasi soltanto terreno di disputa o di scontro fra campanilismi. Ritengo che, se l’Area vasta avrà un futuro, la qualità del confronto fra enti locali, istituzioni varie, forze sociali dovrà spostarsi su ben altro livello qualitativo, tale da porre al centro delle riflessioni le scelte strategiche per il territorio, con relativa delineazione di funzioni, compiti, programmi. Non che siano ininfluenti per le scelte da compiere gli aspetti relativi alle dimensioni, alle distanze territoriali per non procurare maggiori disagi agli abitanti nell’usufruire di strutture e servizi. Sono problematiche che vanno inquadrate, però, in considerazioni che abbiano un ampio respiro. D’altra parte, non va dimenticato che anche con l’operatività dell’istituzione Provincia, così come l’abbiamo conosciuta, non sempre vi è stata la capacità di difendere la presenza sul nostro territorio di strutture qualificate (si veda, ad esempio, in agricoltura). Su questi temi, Giuseppe Azzoni ha svolto, con  la sua nota, opportune considerazioni, che sento di condividere. Una sola considerazione aggiuntiva voglio fare ed è di ordine politico più generale. Il tema del superamento delle Province è stato fin qui presentato come una delle più qualificanti operazioni della politica di Renzi. Ed è, invece, davanti agli occhi di tutti – anche guardando al ‘dibattito’ che si è sviluppato su queste colonne —come tale operazione continui ad essere carica di incomprensioni e di sconfortanti genericità. Di assenza di chiarezza, sicché si viveun clima di indeterminatezza, che lascia spazio prevalentemente a dispute di segno campanilistico. Di fronte a tale stato di cose, non è dunque lecito dubitare che anche la sbandierata riforma costituzionale (che, nel prossimo autunno, verrà sottoposta a referendum) assuma gli stessi connotati dell’operazione superamento province? Infatti, se prevalesse il Sì al referendum, avremmo, anziché il tanto sottolineato superamento del sistema bicamerale, il mantenimento di un comunque costoso Senato, le cui  caratteristiche fondamentali sarebbero la non elezione dei suoi component ida parte dei cittadini elettori e l’investitura a senatori (con tanto di immunità parlamentare) di consiglieri regionali e sindaci, che avrebbero ben altro da fare per affrontare i problemi sempre più complicati nelle loro realtà istituzionali (se ho ben capito da una sua dichiarazione, il nostro sindaco non vorrebbe fare l’esperienza di senatore, proprio per adempiere adeguatamente, a tempo pieno, ai compiti istituzionali nel suo Comune). Credo, dunque, sia lecito avere il dubbio che possano ripetersi le stesse condizioni del superamento delle province e che – a maggior ragione – sia decisivo votare No alla pseudo riforma, evitando che l’Italia si incammini su un percorso che peggiorerebbe la condizione del suo assetto istituzionale.

Evelino Abeni  (Cremona)

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