Domenica, 19 settembre 2021 - ore 19.42

Il PD di Letta sia federatore del nuovo centrosinistra | Evelino Abeni (CR)

Ho imparato, quindi, come fosse opportuno – parlando delle vicende in casa altrui – se non entrare in punta di piedi avere almeno un comportamento di rispettoso garbo.

| Scritto da Redazione
Il PD di Letta sia federatore del nuovo centrosinistra | Evelino Abeni (CR)

Il PD di Enrico Letta sia federatore del nuovo centrosinistra | Evelino Abeni (Cremona)

Signor direttore, nel corso della mia non breve militanza nel Pci, mi sono imbattuto più volte in avversari politici che avevano la pretesa di insegnare al comunista come doveva essere un «buon comunista».

Ho imparato, quindi, come fosse opportuno – parlando delle vicende in casa altrui – se non entrare in punta di piedi avere almeno un comportamento di rispettoso garbo.

Tenterei di farlo anche con questa nota, trattando dei problemi nel Partito Democratico e, segnatamente, della elezione del suo Segretario. Non appartengo al Pd, ma come appartenente alla sinistra italiana non posso non essere interessato alla elezione di chi è chiamato a dirigere la più importante forza politica del centrosinistra. Non mi esprimo sulla elezione di Letta, essendo nella competenza di chi milita in quel partito, ma svolgere un considerazione sul metodo.

Mi sono chiesto, infatti, se invece di assegnare a l l’Assemblea nazionale un semplice ruolo di seggio elettorale non fosse stato più necessario dare spazio (pur con le regole imposte dalla pandemia) a un ampio dibattito sulle prospettive del partito. Le dimissioni di Zingaretti, con le pesanti motivazioni che le hanno accompagnate, ponevano a mio parere la seconda esigenza.

 Perché quella della definizione della linea che connoti chiaramente l’identità del Pd è la più importante, prioritaria questione da affrontare. Il segretario è chiamato ad interpretarla e concretizzarla nei fatti e nelle scelte da compiere (non merita una più attenta e stringente considerazione il fatto che dalla nascita del Pd si siano succeduti otto segretari, ma non sia ancora precisata una linea identitaria?). Ho visto che si vuole attribuire alla presenza ed all’operato delle correnti la causa delle difficoltà. Una motivazione che non mi convince. Se per correnti si intende ciò che effettivamente potrebbero e dovrebbero essere–cen - trali di proposta politica, utili attraverso il loro confronto alla costruzione delle strategie ed alle tattiche del partito–mi sento di dire che non le ho viste.

Mi pare di aver capito – in sintonia con quanto motivato da Zingaretti e da quanto affermato recentemente da Giuseppe Guzzetti, ex Presidente della Regione Lombardia – che con il termine «correnti» si tenda a definire centri di potere per contendersi poltrone e seggi. Ciò può avvenire più facilmente anche in ragione del fatto che non si sia in grado di mettere in campo quella che dovrebbe essere la vera materia da dibattere: la politica, la buona politica. E la ragione della mia delusione è proprio data anche dal fatto che Letta, nella sua relazione, non abbia dato adeguato spazio al tema del rilancio del centrosinistra, a l l’interno del quale dovrebbe essere rafforzata la gamba di sinistra. È certamente giusto che il capo del Pd si preoccupi di trovare i correttivi che ridiano vigore la suo partito (Letta lo sta già facendo), ma deve sentirsi anche punto di riferimento principale per un rilancio del centrosinistra. Che valorizzi tutte le forze democratiche, progressiste che lo compongono e sia capace di dare orizzonti a una sinistra ampia e plurale, fatta non solo di politica, ma anche di società.

Per far ciò bisogna riattualizzare e rendere maggiormente concreto il dibattito sull’unità, al quale hanno dato un buon apporto (da me ampiamente condiviso) Paolo Bodini e Francesco Ghelfi su queste colonne. Giustamente affermano che bisogna «andare oltre quello che c’è oggi e ricostruire il campo progressista e democratico». A questo punto, in questa situazione e con una grave pandemia da battere, non ci si può più limitare ad enunciare propositi. Bisogna dotarsi degli adeguati strumenti per conseguire gli obiettivi unitari. Sapendo che una unità del centrosinistra non la si raggiunge attraverso annessioni o rimpatriate, ma con un confronto paritario fra i soggetti interessati. Lo strumento corrispondente a tale esigenza potrebbe essere quello di dar vita ad una «costituente», che – come ha affermato Bersani – dia corpo ad un progetto nuovo e che le differenze possano diventare non causa di instabilità ma diventare momenti di ricchezza.

Evelino Abeni Cremona

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