Domenica, 17 ottobre 2021 - ore 08.40

L’evidente assenza dei rischi climatici nella rendicontazione delle grandi imprese

Oltre il 70% delle più grandi imprese emettitrici del mondo non ha rivelato gli effetti del rischio climatico nei bilanci del 2020. L'80% ha dimostrato nessuna valutazione del rischio climatico durante la rendicontazione

| Scritto da Redazione
L’evidente assenza dei rischi climatici nella rendicontazione delle grandi imprese

Secondo il rapporto “Flying Blind: The glaring absence of climate risk in financial reporting”,  pubblicato da Carbon Tracker e basato su studi coordinati dal Climate Accounting Project (CAP), «Oltre il 70% delle società quotate che rappresentano alcuni dei maggiori inquinatori di carbonio al mondo, inclusi nomi noti come Chevron, Exxon Mobil, BMW e Air France-KLM, insieme alla maggior parte dei loro revisori esterni, non tengono pienamente conto dei rischi legati al clima nei rendiconti finanziari. Questo nonostante i significativi rischi finanziari affrontati per la crisi climatica e gli impegni net-zero presi da molti».

Delle 107 società analizzate, il 41% si trova in Unione europea/Regno Unito , il 37% negli Stati Uniti/Canada, il 14% in Asia e l’8% nei mercati emergenti. Le società nell’Ue/Regno Unito sembrano essere quelle più trasparenti per la considerazione del clima nei rendiconti finanziari, mentre le companies statunitensi, asiatiche e dei mercati emergenti sono in ritardo.

Rispetto ad altri settori profilati, le società energetiche hanno fornito la maggior parte delle prove e della trasparenza in merito alla considerazione delle questioni legate al clima nei loro rapporti finanziari e di audit, probabilmente a causa di un maggiore confronto con gli investitori. Queste companies sono state le più visibili in termini di fornitura/dettagli delle ipotesi utilizzate, anche se non sempre hanno preso in considerazione il clima in tali ipotesi, né le hanno allineate con i target dell’Accordo di Parigi.

La principale autrice del rapporto, Barbara Davidson, analista senior di Carbon Tracker, sottolinea che «Sulla base della significativa esposizione che queste companies hanno al rischio di transizione, e con molti obiettivi di emissioni annunciati, ci aspettavamo una considerazione sostanzialmente maggiore delle questioni climatiche nei dati finanziari di quanto abbiamo scoperto. Senza queste informazioni non c’è praticamente modo di conoscere l’entità del capitale a rischio, o se i fondi vengono assegnati a imprese non sostenibili, il che riduce ulteriormente le nostre possibilità di decarbonizzare nel breve tempo rimanente per raggiungere gli obiettivi di Parigi».

Insomma, quello che si intravede in filigrana è una colossale operazione di greenwashing e di marketing finanziario delle grandi imprese.

Per realizzare lo studio, i team di ricercatori ha esaminato i documenti del 2020 e altri rapporti pertinenti di 107 aziende, tra le quali  94 che fanno parte delle Climate Action (CA)100+ focus companies. «Si tratta di società che gli investitori hanno identificato come aventi significative impronte di carbonio e/o cruciali per la transizione energetica – spiegano a Carbon Tracker – Lo studio copre una vasta gamma di settori: 33% Petrolio e gas, 17% Trasporti, 13% Servizi pubblici, 7% Cemento, 7% Beni di consumo e servizi e 23% altri settori (compresi l’industria mineraria, chimica e siderurgica)».

Il rapporto ha rilevato che «Oltre il 70% delle società esaminate non ha fornito prove del fatto che avessero preso in considerazione il clima nei loro bilanci del 2020, o nessuna indicazione sul motivo per cui tali questioni potrebbero non essere significative per le loro attività. Sorprendentemente, l’80% dei revisori non sembrava valutare gli effetti dei rischi climatici durante l’audit di queste companies».

La cosa è davvero preoccupante perché Climate Action 100+ si definisce  «Un’iniziativa guidata dagli investitori per garantire che le maggiori aziende emettitrici di gas serra del mondo intraprendano le azioni necessarie contro il cambiamento climatico». Questo include l’impegno di 167 focus companies che rappresentano oltre l’80% delle emissioni di gas serra industriali private.

Carbon Tracker  ricorda che «Nel 2019 e nel 2020 gli enti di contabilità globale e gli organismi di definizione degli standard degli audit hanno chiarito che i rischi significativi legati al clima non dovrebbero essere ignorati nei rendiconti o negli audit». Inoltre, un’organizzazioni di investitori che rappresentano oltre 103 trilioni di dollari di asset globali in gestione. ha chiesto, con una lettera apertaalle companies  ai loro revisori di prendere in considerazione i rischi climatici rilevanti nei prossimi bilanci.

Il rapporto evidenzia che «I flussi di cassa potrebbero essere influenzati negativamente dalla transizione energetica a causa, tra l’altro, del calo della domanda di prodotti o dei prezzi delle materie prime. Tuttavia, poche aziende hanno divulgato questi input, senza dare in alcun modo di sapere se il clima fosse stato preso in considerazione. Questo è nettamente separato dalle informazioni al di fuori del bilancio, come le informative sulla sostenibilità».

Un’altra preoccupazione sollevata dal rapporto è la mancanza di coerenza tra i rapporti aziendali: «Il 72% delle aziende non ha mostrato alcuna prova di follow-through da altre discussioni sui rischi climatici o obiettivi di emissione al loro trattamento nei rendiconti finanziari, o ha spiegato eventuali differenze. Nonostante ciò, il 63% dei controlli di coerenza dei revisori non ha individuato tali incongruenze. E’ importante sottolineare che nessuna delle società ha incorporato nei propri bilanci ipotesi allineate all’Accordo di Parigi, anche tramite analisi di sensitività». Eppure e<è proprio quello che è stato richiesto dalla grande coalizione di investitori per non superare gli 1,5 gradi di riscaldamento e raggiungere le emissioni net zero entro il 2050.

Rob Schuwerk, direttore esecutivo di Carbon Tracker North America e coautore del rapporto, è preoccupato: «E’ deludente vedere le companies riconoscere che la transizione energetica potrebbe avere un impatto negativo sui loro risultati, che i loro revisori identifichino ipotesi lungimiranti come questioni critiche di revisione soggette a significative incertezze, e tuttavia si veda poca o nessuna divulgazione sulle ipotesi alla base dei conti, tanto meno una comprensione di come la i dirigenti e i revisori ritengano tali ipotesi ragionevoli».

Per affrontare i problemi evidenziati nel rapporto, i ricercatori raccomandano le seguenti modifiche:

Le aziende divulghino stime e ipotesi previsionali relative al clima, come la vita utile residua e i prezzi previsti del carbonio o delle materie prime, per mostrare come stanno prendendo in considerazione i rischi legati al clima (e i propri obiettivi climatici). Questo offre anche agli investitori un punto di partenza per le loro analisi.

I revisori assicurino che i rendiconti finanziari siano coerenti con altre informazioni aziendali su questioni relative al clima, che le ipotesi e le stime influenzate dal clima siano adeguatamente esaminate negli audit e divulgate in modo trasparente nei rapporti aziendali e che le richieste di downside sensitivities degli investitori siano soddisfatte.

Le autorità di regolamentazione dovrebbero, nell’ambito delle loro revisioni di vigilanza/applicazione, identificare le incongruenze e gli errori degli audit e garantire che vengano affrontate.

Gli investitori dovrebbero impegnarsi con le companies su questi temi e tenerne conto nelle decisioni di voto e di investimento.

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