Venerdì, 28 febbraio 2020 - ore 10.09

La barca (socialista) va

Resoconto ed approfondimenti della 1° Assemblea della Rete delle Comunità Socialiste della provincia di Cremona

| Scritto da Redazione
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Il titolo trae motivo ed auspicio dall’aforisma di Bettino Craxi. Quando, all’inizio del mandato quadriennale di capo del Governo, volle infondere l’ottimismo della volontà nella prova inedita cui era stato chiamato.

Prendiamo questa esortazione come assist del lavoro cui si appresta la comunità socialista provinciale.

Come annunciato dalla nostra testata, sabato 25 gennaio si é svolta presso il Circolo ARCI di S. Bernardino di Crema l’Assemblea, di cui appresso forniamo un ampio resoconto. Nell’intento di fornire ampia materia a chi ne volesse (a cominciare dai socialisti che negli ultimi due anni hanno seguito la fase istruttoria) cogliere gli spunti innovativi e coesivi.

La partecipata assemblea esaurisce, come si diceva, sia lo sforzo di invertire la diaspora sia l’impegnativo lavoro preparatorio indirizzato a fornire un’analisi ricognitiva dello stato dell’arte della questione socialista nell’ambito della sinistra riformista intesa in senso più lato.

Analisi propedeutica alla messa a punto dell’aggiornamento delle basi teoriche e del format associativo suscettibili di consentire (non solo ai “nostalgici”) la ripresa di una testimonianza sistematica, visibile e, soprattutto, percepibile dei socialisti italiani.

Temporalmente questo primo approdo politico-organizzativo si é incrociato con la ricorrenza del 20° anniversario della scomparsa di Bettino Craxi; il leader che nelle ultime tre decadi ha fortemente connotato lo sforzo di modernizzazione del progetto riformista del PSI.

La fine del suo ciclo, drammaticamente stoppato con modalità tali da evocare una cesura eversiva, é coincisa con l’ostracizzazione del ruolo dei socialisti nella vita politica ed istituzionale.

La cosiddetta “diaspora” null’altro fu che la conseguenza prevedibile di un disegno finalizzato al disassamento del primo mezzo secolo della Repubblica e, soprattutto, delle forze che ne avevano interpretato un mai facile equilibrio.

Il Partito, fondato a metà agosto del 1892 e per un intero secolo uno dei protagonisti dele vicende sociali, politiche ed istituzionali, veniva espunto dalle prerogative politico-istituzionali di rappresentanza. Ma della stessa facoltà di esercizio di un minimale diritto di tribuna.

Quello storico aggregato sarebbe stato ostracizzato da quel colpo di stato, condotto con la convergenza di una pluralità di inputs e con la complicità di organi dello Stato e di intelligenze straniere, e ciò che restava dell’impianto associativo e del bacino elettorale avrebbe costituito bottino dei vincitori

Indubbiamente la scelta di Craxi di collocare all’estero la location della testimonianza delle proprie ragioni agevolò quella sorta di tutti a casa. E, per i non pochi dirigenti-militanti, non interessati a disarmare, giustificherà la ricerca di (improbabili ed incoerenti) second lifes politiche. In ovvie condizioni di marginalità/irrilevanza, per non dire di dignità.

Un consistente troncone (di dirigenti e militanti, soprattutto e poi di elettori) influenzato da una elaborazione (non immotivatamente) ritorsiva nei confronti dei manovratori/beneficiari delle connivenze politico/giudiziarie, si getterà (in parte esortati da Hammamet) nelle braccia della “levatrice”. Che ad un’assemblea milanese garantì il pieno sostegno alla rifondazione socialista. In realtà, a Berlusconi interessava unicamente ingaggiare ex dirigenti socialisti di livello, da metabolizzare nei ranghi di un movimento privo di orgnigramma e di idee (da aggiungere al rudimentale plafond dall’anticomunismo e da un vago riferimento al moderatismo liberaldemocratico).

Di quelle opzioni, rispettabili ma incongrue, il prosieguo non darà traccia; almeno dal punto di vista dei risultati concreti della dichiarata mission di ricostruire il movimento socialista.

Sul lato opposto, del richiamo alla tradizione socialista, un quarto di secolo sta a dimostrare che, riti, simboli, proponimenti, per quanto riferiti alla qualficazione identitaria e, forse, alle migliori delle intenzioni, non sarebbero approdati a miglior fortuna.

Le sirene di sinistra si mostreranno, infatti, sempre refrattarie (come o più del piazzista azzurro) a consentire il risorgimento di un movimento che avesse anche una minimale attinenza alla tradizione socialista. Sul lato del costrutto scaturito dalla “Bolognina”, erede del pervicace ostracismo dei comunisti e dei postcomunisti italiani nei confronti del modello socialista e della famiglia euroea del socialismo laburista e liberale, non ha mai fatto mistero di guardare in tutt’altra direzione.

Il rapporto di PDS-DS-PD con l’esausta riserva dei socialisti impermeabili alle lusinghe berlusconiane non fu mai corrisposto né dal riconoscimento di parità dignità né dalla volontà di costruire una sinistra plurale che avesse come perni il richiamo ai depositi teorico-pratici del socialismo europeo (nonostante l’approdo all’Internazionale Socialista ed al PSE).

Non siamo qui a sostenere che quella riserva di renitenti al rinnegamento dei trascorsi socialisti fosse mossa solo da cinico impulso ad intercettare briciole di prerogative politiche.

Non pochi lo fecero mossi da sincero ed onesto impulso a continuare la testimonianza. Ma il risultato algebrico di quelle opzioni non cambierà molto l’ineluttabile approdo a ruoli insignificanti, imposti dai padroni del vapore dell’aggregato catto-comunista. Ai quali, si ripete, interessava unicamente impedire a quanto restava del PSI chances minimali di sopravvivenza di rilancio in un perverso combinato rappresentato da un permanete ruolo di presidio di spazi di frontiera e dalla annessione di sia pur circoscritti apporti elettorali. Circoscritti, ma utili nelle logiche maggioritarie e nei sempre effimeri equilibri dei consensi.

La decennale gestione Boselli/Villetti che non ha battuto ciglio di fronte alla sopraffazione con cui l’occhettismo ha introdotto, pro domo sua, uno sgangheratissimo bipolarismo, esiziale per la ripresa dell’azione politico-elettorale dei socialisti.

Il “filotto” di quella sorta di “sindrome di Stoccolma”, giustificata dalla necessità di sopravvivenza, si è snodato lungo le più strampalate alleanze elettorali, tra cui quella con Dini; che hanno finito per rendere irrilevante la funzione dei socialisti nel dibattito politico.

L’ultima chance fu rappresentata, non dall’alleanza con il Partito Radicale, ma, dalla Costituente Socialista; frutto del rifiuto, da parte delle due famiglie socialiste (il Nuovo Psi reduce del disastro degli apparentamenti con Berlusconi e SDI, reduce del disastro del fiancheggiamento del PDS-DS) e, fatto significativo, della corrente migliorista dell’ex PCI, di approdare nel 2007 nel PD, ultima versione del progetto catto-comunista.

Il deragliamento della Costituente, scaturigine dello sforzo progettuale della Conferenza Programmatica di Bertinoro, fu motivato principalmente dalle sfortune elettorali, in cui ebbe un peso determinante la messa al bando da parte di Veltroni.

Che rimarcò, ove ve ne fosse stato bisogno, l’incompatibilità tra l’aggregato teorico pratico del Lingotto e un modello di sinistra plurale (di cui la Costituente riformista avrebbe potuto essere la gamba socialdemocratica).

I socialisti si sarebbero fatti risucchiare nelle lusinghe del detentore della golden share della sinistra, dispensatore di piccoli risarcimenti di potere irrilevante, a condizione che si fossero disarmati politicamente.

Nel prosieguo avrebbero potuto partecipare alle primarie; non tanto per insidiare la stanza dei bottoni della coalizione di centro-sinistra, quanto per introdurre nel dibattito la questione socialista (e, con essa, l’aggancio di questa malandata sinistra al socialismo europeo, di cui il piccolo PSI restò, in Italia l’unica testimonianza, fin tanto che Renzi non avrebbe chiesto di entrare nel PSE).

La storia dell’ultimo decennio null’altro sarà che la continuazione di un percorso, che a colpi di sudditanza ai voleri del capo-cordata e di adattamenti tattici incongrui ed incoerenti con la storia del socialismo italiano, avrebbe portato alla dissoluzione della già piccola cosa risparmiata dalla diaspora.

A dispetto di questo severo destino, in tutto il territorio nazionale la testimonianza socialista continua nelle forme possibili attraverso l’associazionismo di profilo storico-culturale e, come nel nostro territorio provinciale, una rete di comunità politico-organizzative non propense a disertare o a farsi intruppare nella truppa in sbandamento del PD.

Ne costituisce prova, per quanto si riferisce alla provincia di Cremona, l’impegnativo lavoro durato tre anni che, come si anticipava, era diretto ad invertire la tendenza alla dispersione ed al ritiro nel privato. Ma, soprattutto, a fornire “pretesti” a chi volesse testimoniare, anche da posizioni minoritarie, un contributo alla riformulazione delle basi riformiste dell’esausto campo di centro-sinistra.

Sarebbe il momento buono, offerto dallo scampato pericolo del risultato delle Regionali dell’Emilia Romagna.

Ma, appunto lo scampato pericolo, che dovrebbe orientare la ricerca di un sostenibile progetto di sinistra plurale, sta, invece, fornendo salvagenti continuistici alle linee-guida di un movimento nato dalla cultura del pensiero liquido e dell’associazionismo leggero. E, lo diciamo mestamente, sviluppatosi in aderenza ad un inesauribile vocazione ministerialistica. In cui esaurisce tutte le ragion d’esser e le energie.

Da tale punto di vista, la convenzione socialista di Crema, fornisce carburante sia ai socialisti inguaribili sia a coloro che ritengono intramontabili le ragioni di una sinistra che voglia essere tale.

Dopo tale contestualizzazione, diamo un’ampia cronaca della riunione. Che ha visto una quarantina di partecipanti (tra cui una decina di under quarantenni)

 

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Virginio Venturelli: introduce ed esplicita l’odg contenuto nella email di invito, oltre a richiamare l’attenzione dei convenuti sulla “questione socialista” citando la lettera allegata (e che mettiamo agli atti unitamente al presente verbale) invitando tutti al dibattito, soprattutto i rappresentanti del “PSI di Lodi”, Andrea Caserta e di “Socialismo XXI secolo” Silvano Veronese. Assente giustificato Roberto Biscardini di “Socialisti in Movimento”.

 

Tommaso Anastasio: legge la relazione di seguito integralmente riportata

 

Amiche e Amici, Compagne e Compagni,

è bello vederci qui riuniti, allo scopo di darci una nuova “casa”, di ritrovarci e ripartire insieme per provare ad esercitare il diritto, in qualità di socialisti, a incidere nella politica delle nostre amate terre. Insieme e coordinati saremo certamente più forti ed efficaci!

 

Ecco che il ricordo corre subito al compagno Maurizio Noci, scomparso lo scorso 22 dicembre. Personalità illustre del socialismo cremasco e italiano. Un esempio per tutti noi, in ogni sua azione, sempre concreta, ad ogni livello di gestione della cosa pubblica. Mai divisivo e dialogante con tutti. Oggi sarebbe fiero di noi. Se siamo qui è anche per merito suo, per la sua tenacia e l’incrollabile fede nei Valori del socialismo. Grazie Maurizio, che tu possa accompagnarci da lassù in questa nostra nuova avventura.

 

E a Bettino Craxi nel ventesimo anniversario della sua morte. Fuori da ogni ambiguità e senza manipolazioni storiche, vorrei ricordare l’uomo che, anche con i suoi sbagli, nei fatti, è stato parte importante della nostra storia, della storia della sinistra, del socialismo italiano ed internazionale.

La testimonianza di quel periodo deve essere per noi il convincimento che nonostante il fallimento sul piano etico di quella classe politica, i valori e gli ideali socialisti sono ancora buoni per conseguire la libertà, l’emancipazione dei popoli e l’affermazione di una società più giusta.

 

Vi chiedo anticipatamente perdono, se “darò i numeri”:

la provincia di Cremona conta su una popolazione di quasi 360.000 abitanti, di cui quasi 40.000 sono residenti nel casalasco e i restanti sono equamente ripartiti fra cremasco e cremonese.

Un quarto del totale sono over 65 (sopra la media regionale e nazionale) e i giovani, fino a 14 anni, rappresentano meno del 13% (sotto la media regionale e nazionale). Il tasso di fecondità è di un figlio per famiglia italiana e 2 per quella straniera, con una media di 1,32 figli per famiglia su tutta la provincia. Il bilancio demografico aggiornato al 2018, è pressoché a pareggio in virtù del fatto che il saldo migratorio compensa il numero dei morti. Gli stranieri incidono sulla popolazione residente per il 12% (43.000 abitanti) e in ordine di provenienza contiamo, fra i più rilevanti, 12.000 circa dalla Romania, 6.000 circa dall’India, 4.000 circa dal Marocco e 3.000 circa dall’Albania.

Al 2018 il tasso di disoccupazione era del 5% circa e quello giovanile (18-29 anni) 14,7%, entrambi in lenta, ma continua diminuzione. Siamo una provincia prevalentemente agricola e manifatturiera, mentre i servizi contano per il 62% delle attività e sono sotto la media regionale e nazionale per numero di occupati.

Se osserviamo i dati relativi alle imprese negli ultimi quattro anni si può notare come sostanzialmente tutte le attività reggano e laddove diminuiscono di numero si ha comunque un mantenimento dell’occupazione, ad indicarci che le attività diminuiscono di numero, ma crescono in dimensioni/occupazione, soprattutto nel manifatturiero. Stessa cosa vale per la Sanità e l’Assistenza Sociale, anche se all’orizzonte sembrano profilarsi altri tagli in questo delicatissimo comparto.

Le nuove tecnologie così come le nuove professionalità, soprattutto nel campo dei servizi alle imprese aumentano, seppure lentamente e non significativamente. Le attività immobiliari sono alquanto altalenanti e il mercato è ancora molto incerto.

Le associazioni di volontariato sono in valore sopra la media regionale e nazionale (68 ogni 10.000 abitanti) e rappresentano una grande risorsa per il nostro territorio.

Siamo un’eccellenza nello smaltimento dei rifiuti e nella raccolta differenziata.

Purtroppo, rispetto alla media nazionale (-4,5%) ed in controtendenza rispetto alla lombardia (+13,7) 6 laureati ogni 1.000 abitanti emigrano dalla nostra provincia.

In regione, ci confermiamo il fanalino di coda nel trasporto pubblico locale.

Il turismo nel nostro territorio è prettamente culturale e si conferma stabile nel tempo.

Possiamo e dobbiamo migliorare la disponibilità di verde urbano, così come le energie da fonti rinnovabili.

Sul fronte qualità dell’aria, nel 2017 siamo tristemente i primi, sia per quantità media annua di PM10 che per numero di giorni di superamento dei limiti giornalieri. Siamo meglio in NO2 , forse per via del minore traffico pesante rispetto alle altre province lombarde.

A conclusione di questo quadro generale, anche se non esaustivo della situazione provinciale, vorrei soffermarmi sul malessere (in parte congenito e in parte indotto) che ci costringe ad una marginalità economica, sociale e dunque politica in ambito regionale: la paralisi decisionale sulle infrastrutture trasportistiche (Autostrada Cremona-Mantova, raddoppio ferroviario da Mantova a Codogno per citare due esempi) con i conseguenti ed annosi disagi per i nostri pendolari. Tale inadeguatezza, come per le infrastrutture digitali, si riflette sull’efficienza e la competitività delle aziende, sul commercio sui servizi e, a cascata, sul welfare locale, vedasi il progressivo impoverimento negli anni dell’offerta all’Ospedale Maggiore di Cremona ed OglioPo nel casalasco, a vantaggio delle strutture ospedaliere private.

Ma ci sarebbe da aprire una lunga discussione sulla questione e non è la sede.

 

Negli ultimi 25 anni la politica nazionale e locale ha conosciuto un inesorabile declino. Ciò è da attribuirsi alla crisi politica già prima della caduta del Muro di Berlino, alla partitocrazia e, successivamente, a tangentopoli. Il contrasto (giusto ed inevitabile) alle storture causate da quel sistema incancrenito, creò un vulnus politico che schiuse le porte alle privatizzazioni (selvagge) anche di asset strategici del nostro Paese in nome del neoliberismo.

Dalla democrazia siamo passati alla demagogia, dal dibattito interno ai partiti siamo approdati all’uomo solo al comando, il leader populista.

Siamo passati dal “paradigma della superiorità” ideologica a quello “del rispecchiamento” nel senso populista, arrivando ai giorni nostri con quello della “condivisione” tipica del mondo social.

Il linguaggio adottato dai politici, è profondamente cambiato. Si è fatto più aspro e divisivo, egualmente condiviso, mirando a creare tifoserie. L’immobilismo governativo la fa da padrone, poiché meglio disattendere qualche promessa della passata campagna elettorale che perdere le successive elezioni. Ci ritroviamo così in una perenne propaganda fine a se stessa che non aiuta il Paese ad uscire dalla crisi profonda in cui è piombato.

E i contenuti? Faccio un’esempio di propaganda stile seconda Repubblica (mai nata, almeno sul piano istituzionale e costituzionale): <>. Sembra il classico discorso di Berlusconi, e invece era Francesco Rutelli. E siamo ridotti così...

Cosa dire, invece, dei cittadini destinatari dell’odierna propaganda?

Alcuni economisti hanno spiegato che il grave analfabetismo strumentale e funzionale incide negativamente sulle capacità produttive del paese e, a loro avviso, è responsabile del grave ristagno economico che affligge l’Italia dai primi anni Novanta. Un analfabeta funzionale, traduce il mondo paragonandolo esclusivamente alle sue esperienze dirette (la crisi economica è soltanto la diminuzione del suo potere d’acquisto, la guerra in Ucraina è un problema solo se aumenta il prezzo del gas, il taglio delle tasse è giusto anche se corrisponde ad un taglio dei servizi pubblici, etc…) e non è capace di costruire un’analisi che tenga conto anche delle conseguenze indirette, collettive e a lungo termine, lontane per spazio o per tempo.

In questo quadro rientra a pieno titolo il fenomeno delle Sardine, ovvero l’evoluzione populista 2.0 dei girotondi prima e del M5S poi. Un esperimento sociale di populismo condiviso a colpi di flash mob, vuoto di contenuti ed intriso di retorica e di ovvietà.

Paradossalmente questo fenomeno populista sta fagocitando gli stessi partiti che l’hanno prodotto! Quanti a sinistra, strizzando l’occhio alle Sardine, tentano di rifarsi una verginità, anziché un’identità, chiedendo in prestito forze fresche alla cosiddetta “società civile”, senza una onesta rielaborazione delle trasformazioni in atto nel mondo e, soprattutto, senza mettersi seriamente in discussione. D’altro canto, chi di noi ha visto un partito un sistema politico in grado di auto-riformarsi. Magari crollare o tutt’al più concedere operazioni di mero trasformismo.

La presunta innocenza di questi movimenti civili, che guardano il dito e non alla luna, che ripudiano l’odio, il fascismo e il razzismo ...tutto condivisibile e politicamente corretto, ma non criticano minimamente il modello economico, unico e globalizzato (quello liberista) che sovrasta la politica e impatta tremendamente sulla vita della gente comune. Perchè il benessere di un popolo, come lo intendiamo noi, non si può misurare solo con indici di PIL, col pareggio di bilancio o a colpi di spread! Seppure importanti, questi non possono essere gli unici criteri di valutazione.

 

Pare che non esista più una Sinistra degna di questo nome.

Sta a noi, custodi di quei Valori, il dovere di attualizzarli e riportarli in auge.

Per farlo, nostro malgrado, dobbiamo cogliere l’opportunità offerta dai nuovi mezzi di comunicazione, dai social network. Dovremo riconnetterci alla gente tramite un linguaggio conciso, adeguato ai tempi. Diversamente non riusciremo a veicolare il nostro messaggio, risultando incomprensibili ai più e soprattutto ai giovani.

 

Per spiegare quanto sia attuale e innovativa la nostra idea di socialismo, quello liberale, formulato già negli anni ‘30 da Carlo Rosselli, propongo una breve rivisitazione:

 

  • Il socialismo liberale è in primo luogo rivoluzione morale, reciproca tolleranza, pluralismo culturale, politico economico e religioso;

  • La libertà è il più efficace mezzo e l'ultimo fine del socialismo.

  • Il socialismo liberale ripudia ogni forma di totalitarismo, compreso quello del libero mercato, poiché in contrasto con una società più giusta. Necessita di coscienze libere, critiche e dal pensiero laico;.

  • Per la sua affermazione, il socialismo liberale ha bisogno, nel concreto, di idee, poche e chiare, di un continuo ricambio generazionale negli organi dirigenti di amore e solidarietà verso il prossimo.

 

Su di essi si fonderà il nuovo movimento di ispirazione socialista liberale che non dovrà essere frutto di appiccicature di partiti e partitelli (ormai ridotti a morti che camminano) ma soggetto politico nuovo, dai piedi al capo, sintesi federativa di tutte le forze che si battono per la causa della Libertà e della Giustizia Sociale.

 

Siamo per il primato della politica sulla tecnica, compresa quella economica.

Contro il consumismo illimitato, dobbiamo sapere riproporre il concetto di “giusta misura” a salvaguardia dell’ambiente.

Siamo internazionalisti per vocazione, sovranisti per costituzione, europeisti per identità culturale.

Coerentemente ai concetti appena espressi, sogno un’Italia libera e neutrale, luogo di incontro fra popoli di cultura e religioni diverse che sappia porsi quale interlocutore privilegiato allo scopo di affermare la pace nel mondo.

 

Ma oltre i ragionamenti politici di alto profilo, arrivo a noi, cremaschi, cremonesi e casalaschi, col spiegare innanzi tutto il nostro simbolo: una C verde a simboleggiare la comunità che si regge e si stringe sui valori del socialismo in una S rossa ed a fianco un garofano rosso, in una tricromia che richiama la bandiera italiana come segno di appartenenza alla Repubblica, osservanti della costituzione e rispettosi delle istituzioni.

 

Dobbiamo riuscire a creare una Rete Laica-Riformista per competenze e conoscenze di amministratori in grado di intercettare bisogni, che possa condividere esperienze, ragionare per visione di insieme, per progetti a medio-lungo termine e che sappia sfruttare o creare sinergie sul territorio.

Banalmente, dovremo tornare sul campo, in mezzo alla gente, costruire liste da proporre in ogni comune e, laddove una lista tutta nostra risultasse impraticabile, riuscire a formare e presentare dei candidati (seri e credibili) dalla visione chiara e distinguibile rispetto alle diverse proposte elettorali.

A differenza di altri, noi abbiamo una chiara identità politica che dovremo sapere trasmettere all’esterno. Anche localmente non possiamo adeguarci al modello della politica del “buon senso”. Sarebbe come essere riformisti senza essere socialisti, cioè credere di governare bene perché ci poniamo in una direzione senza capire se stiamo agendo nel giusto verso!

Per fare tutto ciò dovremo sacrificare parte del bene più prezioso: il nostro tempo.

Una tessera non vale il tempo che ognuno di noi può mettere a disposizione della causa.

Si è persa la speranza negli occhi di molta gente che, semmai, è piena di rabbia e rassegnazione. Nei più si è persa la capacità di sognare e di immaginare diversamente la propria vita. Ognuno la sua.

Ebbene, vorrei tornare a sognare e vorrei farlo insieme a voi.”

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Interviene Alessandro Gaboardi: non sono per l’accantonamento dell’idea di fare parte del partito, o di un partito più in generale democratico e socialista, in quanto è lì che affondano le nostre radici. Certo è che il modello al quale tendere è certamente quello della socialdemocrazia tedesca e non quello dei democratici statunitensi, anche se in termini libertà, agli USA dobbiamo ancora molto…

 

Interviene Antonio Schiavone: nell’attuale contesto, pur rimanendo ancorati alle nostre tradizioni, non dobbiamo scandalizzarci all’idea di rinnovarci sotto una nuova sigla o un nuovo simbolo. Siamo e rimarremo socialisti. In questa fase storica, anche cambiare nome farebbe parte del rinnovamento, soprattutto nell’immaginario della gente.

 

Interviene Luciano Spinelli: a mio parere c’è oggi più che mai la necessità di riavere un forte e rinnovato partito socialista, saldo alle sue radici ma dai contenuti attualizzati oltre che nell’azzeramento delle cariche dirigenziali, la quale ha mostrato tutti i suoi limiti, soprattutto nei rapporti con la gente. Vedasi anche le vicende del compagno e consigliere Gianantonio Rossi a Crema, ostracizzato dalla sua stessa maggioranza, sulla questione ex tribunale-Stalloni! È necessario infatti rielaborare il nostro linguaggio verso l’esterno per veicolare il nostro messaggio e farci comprendere dalla gente. Dobbiamo rappresentare la “Sinistra” in Italia e pure nell’Internazionale Socialista che ultimamente si è adagiata su posizioni troppo conservative.

 

Interviene Silvano Veronese: Porto i saluti del presidente di Socialismo XXI secolo, Aldo Potenza, e di Roberto Biscardini, col quale mi sono sentito e ho condiviso questo mio intervento. Questa vostra iniziativa, apprezzabilissima, si intreccia con l’idea fondativa dei nostri movimenti nelle proposte che vanno in direzione del superamento della diaspora socialista. La nostra associazione è pro tempore, fino a quando non si sarà dato vita ad un nuovo soggetto politico nazionale della sinistra, intesa nel senso più ampio del termine, unitario, socialista, libertario e democratico. Noi abbiamo quei Valori che al PD mancano. La frammentazione del mondo socialista porta all’irrilevanza di tutti. Oggi paiono esserci le condizioni per la creazione di un soggetto realmente laico e riformista. La proliferazione del civismo e delle liste civiche (pur rispettabilissime) porta in sé il difetto della mancanza di identità e di valori che solo un partito può avere. Prima di pensare agli altri, credo che dovremmo pensare a metterci insieme noi socialisti. Ma come? Non possiamo rischiare di dividerci nuovamente subito dopo, alle prime difficoltà. Abbiamo un tavolo di confronto aperto col PSI di Enzo Maraio e con tutte le associazioni politico-culturali che si rifanno in vari modi al socialismo e vorremmo concludere questo percorso entro il 2020 proponendo e non imponendo come base di costruzione le nostre tesi della conferenza programmatica di Rimini 2019 a partire dai temi sul lavoro e il welfare. Nel rispetto, anche della vostra autonomia territoriale, vi invito formalmente a sedervi a quel tavolo di concertazione e contribuire con le vostre idee alla costruzione della nuova sinistra unitaria e socialista.

 

Interviene Andrea Caserta: porto i saluti del segretario regionale. Apprezzo la vostra iniziativa e, accogliendo la vostra proposta di collaborare per le politiche del territorio, mi associo all’auspicio di poterci riunificare in un solo partito col fine di riorganizzarci e ricreare politiche utili per il nostro territorio come pure a livello nazionale. Concordo sul fatto di pensare a trovare la “giusta unità” per non correre il rischio di dividerci nuovamente subito dopo.

 

Interviene Lorenzo Ravizza: Siamo ancora fermi al pensare se e come riunirci in unico soggetto politico, mentre dovremmo già essere al tavolo per agire nel concreto su quale forma di partito vogliamo costruire. Noi sul territorio pensiamo a proporre politiche amministrative di buon governo locale, ma voi avete il compito/dovere di mettervi assieme. Voi ora dovete dare prova del “fare”.

 

Interviene Diego Donati: credo che nel processo di riunificazione ci sia una confusione di fondo e cioè l’appartenenza a sinistra di certi socialisti che da tempo sono passati al centro-destra. Se Nenni fosse stato ancora vivo, avrebbe dato calci nel sedere a certi “compagni” che si sono presentati alle celebrazioni del ventesimo anniversario della scomparsa di Craxi, sulla sua tomba, ad Hammamet. Questa confusione si riflette nell’opinione pubblica. La gente, soprattutto i giovani, dopo tanto tempo, non ricordano o non sanno cosa significhi essere socialisti. E gran parte della colpa è nostra!

 

Interviene Silvano Bonali: Le Comunità Socialiste messe in rete, anche nel nostro piccolo, è per noi l’occasione per ritrovarci e tornare a discutere sul come stare insieme ed agire, per proporre buone idee in campo amministrativo locale. Vale la pena di provarci.

 

Interviene Enrico Vidali: Sono felice di informare questa partecipata e sentita Assemblea che fra due settimane L’Eco del Popolo andrà online su un proprio sito web autonomo. L’idea è quella di rimanere un riferimento nel dibattito interno ai socialisti, ma anche di crescere in autorevolezza nell’opinione di quanti e soprattutto di quelli che fanno politica sul territorio con un sentiment di area più in generale Laica e Riformista. Per citare l’intervento di Spinelli sul concambio “ex tribunale di Crema” con gli “Stalloni”, la punta di accessi al nostro giornale è stato di 2.000 visite, a dimostrazione che intorno a noi c’è un vasto e plurale mondo che va intercettato. Anche il dibattito sulla “questione socialista” lanciato su L’Eco del Popolo ha fatto discutere parecchie personalità ed esponenti illustri della vita politica cremonese, socialisti e non. Anche l’Associazione Zanoni rinnoverà il gruppo di lavoro nonché l‘organismo dirigente. Intorno a noi c’è un mondo che si muove e cambia, mentre il PSI, come “Godot”, deve ancora dirci cosa vuole fare da grande. La nomenclatura di quel partito irrilevante deve prendere atto che fuori da Roma ci sono comunità di socialisti che non stanno più al loro gioco. Rifuggo l’idea di farci mettere il cappello in testa da chi seguita ad ignorare la realtà ed il frutto del lavoro dei socialisti cremaschi, cremonesi e casalaschi deve rimanere sul territorio. Se posso dare anch’io uno spunto programmatico ai piani alti, propongo di ripartire dall’assemblea della sinistra del 4 marzo 2007 tenutasi a Bertinoro.

 

Interviene Amedeo Giuliani: Oggi rimango piacevolmente impressionato da questa assemblea e vorrei sottolineare le tre cose che più mi hanno affascinato: il logo col quale ci presentiamo che richiama all’antico umanesimo, ma è altrettanto innovativo e privo di quel logoro “partito” nel nome; l’idea del socialismo libertario come elemento fondativo di una reale connessione col tessuto sociale odierno; L’introduzione e la conclusione di Veronese. Fissiamo un punto di partenza e degli obiettivi da conseguire.

 

Interviene Alessandro Brusaferri: Sono qui a questa assemblea non da ex socialista, data la mia giovane età, quel che so e che mi affascina del socialismo ho dovuto impararlo da vari libri a riguardo. Comprendo quei giovani che non hanno la mia stessa passione o pazienza per capire e magari entrare in questo mondo, trattandosi spesso di testi di troppe pagine, che non sono facilmente collegabili fra loro e che danno rappresentazioni del socialismo in generale con mille sfumature incomprensibili ai più. Occorre porci, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni con un linguaggio semplice. Le sardine fanno questo, ma non sono in grado di produrre elaborazioni e contenuti degni di nota, Salvini vende ad esempio molto bene il suo “prodotto” che fa leva sulla paura e l’insicurezza degli italiani. L’ideale sarebbe un nuovo partito che ci sappia realmente rappresentare e sappia fare sintesi delle elaborazioni complesse che è giusto fare al nostro interno, ma che dobbiamo sapere veicolare all’esterno.

 

Conclude Virginio Venturelli: Richiama i presupposti faticosamente ricostruiti per giungere al risultato di questo appuntamento costituente la Rete delle Comunità socialiste della provincia di Cremona. Esprime soddifazione per la presenza in assemblea di alcuni alcuni giovani, per il lavoro preparatorio svolto da Tommaso Anastasio, per il supporto riservatoci dal sito online de L'Eco del Popolo, diretto da Enrico Vidali, nonché per le disponibilità pervenute da parte di compagni interessati a porsi al servizio del nuovo gruppo dirigente dei socialisti cremonesi. Ribadisce che l’idea di far decollare la RETE delle comunità socialiste cremonesi, in assenza di un nuova ed auspicabile forza politica nazionale che rappresenti tutti, sia la miglior opzione possibile, seppur consapevolmente temporanea, per essere presenti sul territorio in modo razionale e coordinato. Risponde ai rilievi critici ascoltati sulle divisioni provocate dalla dissoluzione dello storico PSI, invitando a gardare avanti. Per coerenza con la storia politica di Craxi, rimarca un punto fermo: il socialismo è incompatibile con le istanze della Lega e di quelle di FdI, e quindi di conseguenza con alleanze o contiguità con queste forze politiche. Conclude sostenendo che l'’interesse dell’Italia, ci impone di insistere a lavorare per la ricostruzione di un nuovo ed unitario partito socialista, che ridia prospettive e speranza alle future generazioni.

L’Assemblea si é conclusa con l’elezione unanime del coordinamento territoriale di cui fanno parte:

 

Tommaso Anastasio, Angelo Bandera, Silvano Bonali, Alessandro Brusaferri, Capretto Luciano, ergio Denti, Pinuccio Dovera, Domenico Panariello, Laura Panni, Mario Penci, Lorenzo Ravizza, Antonio Schiavone, Virginio Venturelli. All’unanimità l’Assemblea ha eletto proprio portavoce Tommaso Anastasio.

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