Venerdì, 13 dicembre 2019 - ore 06.35

Magliette rosse ed altro by Benito Fiori (Cremona)

Io, come tutti, ho tra gli amici medici, avvocati, ingegneri, ma quelli miei mi rimproverano quando dico che per la politica occorrerebbe avere una garanzia sulla preparazione culturale dei nostri governanti ed amministratori e una laurea può essere almeno un primo attestato.

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Magliette rosse  ed altro by Benito Fiori (Cremona)

Magliette rosse  ed altro by Benito Fiori (Cremona)

Io, come tutti, ho tra gli amici medici, avvocati, ingegneri, ma quelli miei mi rimproverano quando dico che per la politica occorrerebbe avere una garanzia sulla preparazione culturale dei nostri governanti ed amministratori e una laurea può essere almeno un primo attestato.

Essi pensano invece che la stupidità, l’ignoranza (cioè il non sapere) e l’arroganza ha profonde radici anche nelle loro categorie. Infatti, facendo mente locale, di esempi che danno ragione ai miei amici in effetti ne saltano fuori a volontà in tutti i partiti. Ad esempio, sul tema caldissimo dell’immigrazione ne ricorderò tre di personalità che hanno ricoperto e ricoprono importanti posti istituzionali. 4 settembre 2009, il dottore dentista Roberto Calderoli, allora Ministro (della semplificazione normativa) del mio Paese ebbe a dire: «un paese civile non può fare votare dei bingo-bongo che fino a qualche anno fa stavano ancora sugli alberi», aggiungendo che «gli immigrati tornino nel deserto a parlare con i cammelli o nella giungla con le scimmie». 18 gennaio 2018, l’avvocato Attilio Fontana, attuale presidente della Regione Lombardia, ha dichiarato: «Dobbiamo decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società devono continuare a esistere o devono essere cancellate». L’ineffabile avvocato Mario Borghezio, parlamentare europeo, nel 2013 a proposito della nomina a Ministro della Repubblica italiana della dott.ssa Cecile Kyenge, aveva affermato: «Gli africani sono africani e appartengono a una etnia molto diversa dalla nostra», riferendosi a «tradizioni tribali, il bonga bonga», aggiungendo con la signorilità che lo ha sempre contraddistinto: «gli africani appartengono a un'etnia molto diversa dalla nostra», «Kyenge fa il medico, le abbiamo dato un posto alla Asl che è stato tolto a un medico italiano». Esternazioni “da bar di periferia” che una classe dirigente dovrebbe evitare, ma che invece ai tempi nostri sono la norma con la scusante che questo è il linguaggio che “la gente capisce” senza contare che anche la abbrutisce, fallendo in questo modo uno dei suoi compiti: il miglioramento della convivenza civile. Razzismo, un tema che l’ignoranza ripropone ancora una volta. 

1938-2018. 80 anni fa in Germania i nazisti in giugno bruciarono le sinagoghe di Monaco, in agosto quella di Norimberga e il 9 novembre si diedero alla terribile “notte dei cristalli”. Due giorni dopo, 11 novembre, in Italia, il Consiglio dei Ministri del governo fascista approvava le "Leggi per la difesa della razza". Si dirà che quelle scelte e quei provvedimenti furono di governi totalitari.

Qualche giorno fa, lo stesso Salvini, in merito alla sentenza della Cassazione per truffa ai danni dello Stato del suo partito con il conseguente sequestro dei rimborsi elettorali ricevuti tra il 2008-2010 (49 milioni) perché usati per fini personali e ora scomparsi, aveva strepitato: «Attacco alla democrazia», «un’azione che non ha precedenti in Italia e in Europa.». Una pesantissima accusa alla Magistratura colpevole, a suo giudizio, di volere mettere fuori gioco per via giudiziaria il suo partito. Un “urlo di dolore”, il suo, che per contro ha fatto pensare all’invocazione di una Giustizia, se non al servizio, docile con il vincitore. Questo sì che non ha precedenti negli ultimi 73 anni della storia della vecchia Europa! Questo “urlo” del Ministro dell’interno, era stato preceduto venti giorni fa da un gesto a dir poco preoccupante: tre giornalisti che indagavano appunto su quei soldi erano stati fermati dalla Guardia di Finanza e interrogati con chiaro intento intimidatorio.

Il fatto è che questa classe dirigente sembra essere premiata. La Lega (furbescamente ormai non più “Lega Nord”) il 4 marzo aveva riportato il 17,35% dei voti validi, oggi i sondaggi la danno al 31,2%.

A soli tre mesi di distanza la Lega, seppure solo in modo virtuale, ha quasi raddoppiato la simpatia dell’elettorato. A me vengono in mente allora altri dati della nostra storia. Italia, elezioni 1921: Partito Fascista 0,45% (29.549 voti), ma con Mussolini comunque eletto in Parlamento eletto nel “Blocco nazionale” (19,7%). Italia, elezioni 1924: Partito Fascista, solo dopo tre anni, anche se grazie alla Legge Acerbo, gli eletti del “Listone” furono 376 sul totale di 535 seggi, 275 iscritti al PNF. Germania, elezioni 1930: Partito nazista, 18,3%; Germania, elezioni 1932, solo dopo due anni, trionfo nazista con il 37,4%.

Esagerato parlare oggi di “reale minaccia alla democrazia e alla civiltà dei rapporti”? Forse. Ma una certa classe dirigente sappia che in Italia le “magliette rosse”, e non perché “comuniste” ma perché a difesa della dignità dell’essere umano, sono ancora tante.

Benito Fiori (Cremona)

 

 

 

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