CAMBIAMENTO CLIMATICO: PRIMA DI COSTRUIRE “GREEN”, CHIEDIAMOCI SE È NECESSARIO COSTRUIRE
E il nuovo ospedale di Cremona quanto costerà al clima?
L'articolo pubblicato da CremonaSera il 7 agosto sulle temperature ormai stabilmente sopra la media e sulla necessità di ripensare le nostre città pone una questione che condividiamo profondamente.
Non siamo più di fronte a un problema futuro. Il cambiamento climatico è già qui. Temperature prossime ai 40 gradi, notti tropicali, siccità, fenomeni meteorologici estremi stanno diventando parte della nostra quotidianità.
Nell'articolo viene opportunamente richiamato l'architetto Mario Cucinella, progettista del nuovo ospedale di Cremona, e la sua riflessione sulla necessità di ridurre la cementificazione, aumentare il verde e ripensare le città per renderle capaci di affrontare temperature sempre più elevate.
Proprio per questo riteniamo inevitabile porre una domanda.
Se dobbiamo fermare la cementificazione e ridurre il nostro impatto sul clima, perché a Cremona dovremmo demolire un grande complesso ospedaliero esistente e costruirne un altro completamente nuovo senza avere prima confrontato seriamente l'impatto ambientale e climatico delle due alternative?
Quando si parla di sostenibilità degli edifici si commette infatti frequentemente un errore: si considera soprattutto quanta energia consumerà il nuovo edificio una volta entrato in funzione.
Ma un edificio non nasce a emissioni zero.
Prima ancora di accendere una lampadina, sono state necessarie enormi quantità di energia e di materie prime per produrre cemento, acciaio, vetro, materiali isolanti e impianti; per estrarre e trasformare i materiali; per trasportarli; per movimentare terra; per realizzare fondazioni e strutture; per far funzionare per anni un gigantesco cantiere.
A questo si deve aggiungere, nel caso di Cremona, la futura demolizione dell'attuale patrimonio ospedaliero e la gestione delle conseguenti quantità di materiali di risulta.
Tutto questo ha un nome preciso: carbonio incorporato – embodied carbon.
Ed è particolarmente importante perché, a differenza dei consumi energetici futuri, queste emissioni vengono prodotte in gran parte adesso, nella fase di costruzione.
È quindi possibile realizzare un edificio estremamente efficiente dal punto di vista energetico e, nello stesso tempo, produrre per costruirlo un rilevante “debito climatico” iniziale.
Da qui nasce una domanda che a Cremona non risulta essere mai stata posta al centro della decisione:
qual è l'impronta climatica complessiva del nuovo ospedale confrontata con quella della riqualificazione profonda dell'ospedale esistente?
Non chiediamo cose assurde. Chiediamo numeri.
Quante tonnellate di COâ equivalente comporterebbero la produzione dei materiali e la costruzione del nuovo ospedale?
Quante ne comporterebbero le demolizioni?
Quanto inciderebbero scavi, fondazioni, strutture, parcheggi, viabilità, trasporti e attività di cantiere?
E quante emissioni potrebbero invece essere evitate conservando e riutilizzando le strutture portanti dell'attuale monoblocco, riqualificandolo radicalmente dal punto di vista energetico, impiantistico, antisismico e funzionale?
La questione non è affatto marginale.
Uno dei principi indicati a livello internazionale per la decarbonizzazione dell'edilizia è semplicissimo: prima evitare, poi ridurre.
Prima di cercare il cemento meno emissivo, l'acciaio più sostenibile o l'impianto tecnologicamente più efficiente, bisogna domandarsi quanto cemento e quanto acciaio sia davvero necessario produrre.
E soprattutto se una struttura che esiste già possa essere recuperata.
È la stessa logica dell'economia circolare: il materiale ambientalmente meno costoso non è necessariamente quello nuovo prodotto con tecnologie migliori. Molto spesso è quello che esiste già e che non dobbiamo produrre una seconda volta.
Per questo troviamo particolarmente significativa la riflessione sulla necessità di “fermare la cementificazione”. Essa dovrebbe valere anche – e forse soprattutto – per le grandi opere pubbliche.
Non è sufficiente inserire alberi, giardini, tetti verdi, pannelli fotovoltaici e tecnologie efficienti nel progetto di un nuovo edificio per avere dimostrato che quella scelta sia ambientalmente preferibile al recupero di un edificio esistente.
Occorre dimostrarlo attraverso una valutazione dell'intero ciclo di vita, mettendo le alternative nelle medesime condizioni di funzionalità e confrontando non soltanto i futuri consumi energetici, ma anche le emissioni necessarie per arrivare al giorno dell'inaugurazione.
Ed è precisamente questo confronto che continuiamo a chiedere per Cremona.
Un primo dato esiste già. La Relazione di Sostenibilità dell’Opera del nuovo ospedale contiene una valutazione della Carbon Footprint che conferma il peso determinante di fondazioni e strutture nell’impatto climatico della costruzione. Il World Green Building Council indica, fra i principi fondamentali per ridurre il carbonio incorporato, proprio la necessità di valutare prioritariamente il riuso e la riqualificazione dell’esistente. Su questi dati pubblicheremo a breve uno studio specifico, con tabelle di facile lettura e una nostra stima comparativa dell’impatto climatico delle due alternative: costruire il nuovo ospedale o riqualificare quello esistente.
Il cambiamento climatico ci impone infatti anche un cambiamento culturale.
Per decenni abbiamo ragionato secondo uno schema lineare: demolire ciò che è vecchio, costruire ciò che è nuovo e rendere il nuovo il più efficiente possibile.
Oggi dovremmo rovesciare il ragionamento:
prima conservare ciò che può essere conservato;
prima recuperare ciò che può essere recuperato;
prima evitare le emissioni che possono essere evitate;
e costruire ex novo soltanto ciò che si dimostra realmente necessario.
Non significa rinunciare a un ospedale moderno.
Significa esattamente il contrario: chiedersi se sia possibile avere un ospedale altrettanto moderno, efficiente, sicuro e funzionale consumando meno territorio, meno materie prime, meno energia e producendo meno COâÂÂ.
Se la risposta fosse no, lo si dimostri.
Se invece la riqualificazione consentisse di raggiungere prestazioni sanitarie equivalenti con un'impronta climatica significativamente inferiore, sarebbe difficile comprendere perché questa alternativa non debba essere almeno seriamente progettata e confrontata.
Di fronte al cambiamento climatico non possiamo limitarci ad adattarci a estati sempre più calde, installando più condizionatori, creando zone d'ombra e cercando di mitigare gli effetti di ciò che sta accadendo.
Dobbiamo anche intervenire sulle cause.
E le scelte pubbliche dovrebbero essere le prime a dare l'esempio.
Dalla consapevolezza all’azione
Se ritenete che, prima di una scelta irreversibile, nuovo ospedale e riqualificazione dell’esistente debbano essere realmente confrontati anche per il loro impatto climatico, aderite all’Appello civico. Più saremo, più forte sarà la richiesta alle istituzioni.
ADERISCI ALL’APPELLO CIVICO → https://appellocivicoasstcremona.netlify.app/
Per questo chiediamo che, prima di assumere come irreversibile la costruzione del nuovo ospedale di Cremona, venga reso pubblico un confronto fra nuovo ospedale e riqualificazione dell'esistente che comprenda anche il Whole Life Carbon Assessment: l'impronta di carbonio dell'intero ciclo di vita delle due alternative.
Perché la vera domanda, nel 2026, non dovrebbe più essere soltanto:
“Quanto consumerà il nuovo ospedale?”
Dovrebbe essere anche, e prima ancora:
“Quanto costerà al clima costruirlo, quando abbiamo già un ospedale che potrebbe essere riqualificato?”
Movimento per la riqualificazione dell'Ospedale di Cremona 08/08/2026



