Cremona, la sicurezza secondo Franco Gabrielli: "La paura non va banalizzata"
Prefetto di Roma e de L'Aquila, vicecommissario per l'emergenza terremoto, capo del Dipartimento della Protezione Civile, direttore del Servizio Centrale Antiterrorismo, del SISDE e dell'AISI, fino a Capo della Polizia.
È il curriculum di Franco Gabrielli, a Cremona per l'incontro sulla sicurezza organizzato dal Pd cittadino
Al centro, il suo ultimo libro “Contro la paura”.
“La paura è un sentimento che non può essere banalizzato”, ha spiegato Gabrielli. “Bisogna trovare un giusto mezzo. Da un lato denunciare l'uso distorto della paura, quando la si amplifica, la si strumentalizza e poi, dopo averla creata, si offrono soluzioni semplici, salvifiche, che sono slogan e con la realtà hanno poco a che vedere”.
“Dall'altra — ha aggiunto — c'è chi liquida tutto come 'percezione della sicurezza', derubricando a fatto soggettivo una condizione che invece condiziona i comportamenti delle persone, che non escono più di casa tranquille. È un sentimento che le istituzioni devono tenere nella debita considerazione e accompagnare con diligenza”.
Sulla risposta al tema sicurezza, per Gabrielli la sola repressione non basta, ma resta necessaria. Ha usato un paragone con la sanità:
“Ognuno di noi preferirebbe la medicina preventiva, ma ci sono momenti in cui serve la chirurgia per restituire al paziente una condizione di salute. Così è per la sicurezza: c'è un momento repressivo, immediato, di controllo del territorio che serve a contrastare gli effetti dell'insicurezza e a restituire ai cittadini la percezione di un territorio controllato”.
“Ma in parallelo, non in serie — ha sottolineato — bisogna affrontare le cause: devianza, salute mentale e il non governo dell'immigrazione. Al di là dell'estremizzazione tra cattivisti e buonisti, nel nostro Paese non si è mai affrontato seriamente il governo dell'immigrazione”.
“I rimpatri, laddove servono, bisogna farli, ma non hanno nulla a che vedere con la fantomatica re-immigration. Soprattutto serve una seria, strutturata politica di integrazione, che è la precondizione per creare quella società coesa che è il vero prerequisito di una società sicura”.
Tante persone in sala.


