Venerdì, 25 settembre 2026 - ore 10.33

Cremona, la sicurezza secondo Franco Gabrielli:La paura non va banalizzata

Sulla risposta al tema sicurezza, per Gabrielli la sola repressione non basta, ma resta necessaria

| Scritto da Redazione
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Cremona, la sicurezza secondo Franco Gabrielli: "La paura non va banalizzata"

Prefetto di Roma e de L'Aquila, vicecommissario per l'emergenza terremoto, capo del Dipartimento della Protezione Civile, direttore del Servizio Centrale Antiterrorismo, del SISDE e dell'AISI, fino a Capo della Polizia.

È il curriculum di Franco Gabrielli, a Cremona per l'incontro sulla sicurezza organizzato dal Pd  cittadino

Al centro, il suo ultimo libro “Contro la paura”.

“La paura è un sentimento che non può essere banalizzato”, ha spiegato Gabrielli. “Bisogna trovare un giusto mezzo. Da un lato denunciare l'uso distorto della paura, quando la si amplifica, la si strumentalizza e poi, dopo averla creata, si offrono soluzioni semplici, salvifiche, che sono slogan e con la realtà hanno poco a che vedere”.

“Dall'altra — ha aggiunto — c'è chi liquida tutto come 'percezione della sicurezza', derubricando a fatto soggettivo una condizione che invece condiziona i comportamenti delle persone, che non escono più di casa tranquille. È un sentimento che le istituzioni devono tenere nella debita considerazione e accompagnare con diligenza”.

Sulla risposta al tema sicurezza, per Gabrielli la sola repressione non basta, ma resta necessaria. Ha usato un paragone con la sanità:

“Ognuno di noi preferirebbe la medicina preventiva, ma ci sono momenti in cui serve la chirurgia per restituire al paziente una condizione di salute. Così è per la sicurezza: c'è un momento repressivo, immediato, di controllo del territorio che serve a contrastare gli effetti dell'insicurezza e a restituire ai cittadini la percezione di un territorio controllato”.

“Ma in parallelo, non in serie — ha sottolineato — bisogna affrontare le cause: devianza, salute mentale e il non governo dell'immigrazione. Al di là dell'estremizzazione tra cattivisti e buonisti, nel nostro Paese non si è mai affrontato seriamente il governo dell'immigrazione”.

“I rimpatri, laddove servono, bisogna farli, ma non hanno nulla a che vedere con la fantomatica re-immigration. Soprattutto serve una seria, strutturata politica di integrazione, che è la precondizione per creare quella società coesa che è il vero prerequisito di una società sicura”.

Tante persone in sala.

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