Venerdì, 03 dicembre 2021 - ore 12.01

Paolo Carletti Al Referendum Lombardo del 22 ottobre voterò NO

Se vogliamo far capire che in Lombardia a votare non ci vanno i bambini e vogliamo dare un voto razionale e di costrutto non possiamo che evitare il mal di pancia, recarci alle urne e votare NO.

| Scritto da Redazione
Paolo Carletti Al Referendum Lombardo del 22 ottobre voterò NO

Egregio direttore, abbiamo letto l'interessante intervento del Sindaco sul referendum lombardo, non ci ha convinto a votare a favore, ma ci ha convinto ad intervenire nel dibattito da lui iniziato con lo spirito costruttivo e di confronto che Lo contraddistingue.

Su una cosa siamo d'accordo: il referendum non servirà a nulla ed è un dispendio di denari inutile; a nostro modo di vedere però, già questi motivi sarebbero più che sufficienti per giustificare un NO, dal momento che mal ci si addice la pratica di votare a favore di domande che, come il Sindaco, reputiamo inutili, propagandistiche e tese a prendere in giro i cittadini.

Se l'intento dei promotori è quello di prendere in giro i cittadini cercando di carpire loro un SÌ plebiscitario, non è vero che proprio andando a votare SÌ saremmo i primi ad essere presi in giro?

Dopo questo doveroso preambolo e prima di passare al merito del quesito, ci soffermiamo su quanto questo referendum sia antitetico rispetto a quello del 4 dicembre, tanto che fatichiamo a comprendere come si possa essere d'accordo su entrambi i quesiti.

La riforma Boschi-Renzi prevedeva infatti una sacrosanta revisione delle materie a competenza concorrente Stato-Regioni che tanto intasano l'attività delle nostre Magistrature superiori, dando competenza esclusiva allo Stato su materie prima a competenza concorrente, vale a dire per materie i cui confini di competenza Stato Regioni risultavano fumosi e non ben delineati, tra le quali ricordiamo La tutela della salute, le politiche sociali, il turismo, l'istruzione, la sicurezza alimentare, le attività culturali, il governo del territorio, le infrastrutture, energia, ordinamenti professionali ed altro.

Si noterà che le competenze da ritornare allo Stato centrale non erano propriamente di scarso interesse, anzi. Vi è di più, lo Stato si sarebbe pure riservato un diritto di intervento su materie di esclusiva competenza regionale laddove il Governo lo avesse ritenuto necessario per tutelare ‘l'unità giuridica ed economica del Paese’, di fatto il governo sarebbe potuto intervenire sempre su ogni materia anche a competenza esclusiva delle Regioni, proposta questa, che provocò le ire di quasi tutti i costituzionalisti.

Ma allora, se ci diciamo dispiaciuti per l'affossamento del referendum del 4 dicembre, non ci dovrebbe dispiacere anche una proposta di riforma uguale e contraria rispetto a quella?

C'è poi un tema molto importante, il quesito, così come posto, vuole attirare voti di pancia e non certo di ragionamento, dacché oltre a non conoscere attraverso quale iter Maroni intenda ‘dare più autonomia alla Lombardia’ non sappiamo neppure in quali materie... il quesito referendario pone una domanda che, non solo per la semplicità con cui è formulata, ma anche per l'ovvietà della risposta potrebbe ben essere posta ad un bambino più o meno così: ‘vuoi la torta tutta per te o vuoi dividerla con gli altri bambini’?

Ovvio, il bambino tenderà a voler fare una scorpacciata come si augura il presidente Maroni, ma se vogliamo far capire che in Lombardia a votare non ci vanno i bambini e vogliamo dare un voto razionale e di costrutto non possiamo che evitare il mal di pancia, recarci alle urne e votare NO.

 In ultimo un chiarimento; noi affrontiamo ogni appuntamento di voto per vincere, di fatti se il referendum avesse avuto bisogno del quorum saremmo andati ben volentieri al mare onde evitare le urne, con ciò favorendo il fallimento della consultazione; ma si da il caso che trattandosi di referendum consultivo il quorum non assume alcun valore e allora diviene insensata, o quanto meno di nessuna valenza politica, l'idea di non recarsi a votare. A votare ci andremo, per dire NO a questa presa in giro.

Paolo Carletti (consigliere comunale del Psi a Cremona)

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