Venerdì, 01 maggio 2026 - ore 16.46

Pezzoni.Cessate il fuoco

| Scritto da Redazione
Pezzoni.Cessate il fuoco

Libia :riflessioni sulla nuova Odissea militare
Carissime, carissimi, il Forum per la pace e il diritto dei popoli di Cremona accoglie l'invito della Tavola della Pace di Perugia per una iniziativa il prossimo 2 aprile nella nostra città.
Siamo tutti d'accordo, credo, che la via d'uscita dalla crisi libica sia politico-diplomatica e non militare. E' altrettanto importante richiedere con urgenza il cessate il fuoco a tutte le parti in causa come prova della volontà di trovare una soluzione politica allo scontro in atto.
So benissimo che la macchina della Nato sta per entrare in azione a pieno dispiegamento e coordinamento di forze proprio in queste ore. So benisssimo che il calcolo principale di tutti gli attori in campo è aprire una trattativa solo quando il mutamento dei rapporti  di forze lo consiglierà. Credo però che l'astuto Ulisse non si identificherebbe oggi con nessuna delle parti in causa e che l'unico a meritare il nome di Odisseo rischia di essere la figura del profugo.
Per evitare escalation di vittime, sofferenze ed esodi di massa è  giusto che i pacifisti italiani chiedano adesso e subito lo stop alla violenza delle armi !
Però non sarei onesto se non dicessi che mai come in questi tempi sento la debolezza politica delle proposte, di tutte le proposte, avanzate in queste settimane per evitare il conflitto in Libia e difendere i diritti della protesta. Comprese quelle di noi pacifisti, da Flavio Lotti a Gino Strada.  Ovviamente non sto mettendo in discussione i principi del pacifismo ma il fatto che non riusciamo a trasformarli da esigenza etica a proposta politica credibile. Dove credibile non significa condivisibile dai vari militarismi o nazionalismi, ma coerente con gli obiettivi che riteniamo prioritari.
Siamo credibili quando chiediamo per chi fugge dalla guerra  un'accoglienza umana e rispettosa delle Convenzioni internazionali, siano essi profughi o immigrati.  Poco importa che la Lega Nord ci speculi vergognosamente ed in chiave elettoralistica, trasformando il dramma degli altri  in una paura per gli italiani ...o per i "padani".
Siamo credibili quando chiediamo l'embargo delle armi e denunciamo gli affari che fino a ieri l'altro hanno visto l'Italia in prima fila nella vendita di armi convenzionali alla Libia.  
Siamo credibili quando chiediamo più Europa, più solidarietà e cooperazione internazionale, più attenzione al Mediterraneo.
Siamo credibili, anche se in minoranza presso ampi strati di popolazione, quando sosteniamo l'importanza di un Islam europeo capace di dalogare con le altre religioni e culture e di un Islam mondiale non solo in grado di convivere con la democrazia e i diritti umani ma capace di promuoverli in modo originale.
Ma di fronte alla primavera dei popoli arabi, di fronte alla straordinaria novità della rivoluzione dei gelsomini che si diffonde in tutto il Maghreb, di fronte ai milioni di giovani che hanno riempito le piazze e sfidato regimi corrotti e repressivi, quale è  l'analisi che facciamo, l'atteggiamento che assumiamo ?
Se è comprensibile che le destre sollevino dubbi e spargano pregiudizi, la novità dello scenario è di tale portata che ci impone di aprire menti e cuori. Qualche analista ha paragonato questa rottura della stabiltà e continuità dei regimi precedenti con il crollo del Muro di Berlino. Qualche altro, forse più propriamente, ha colto analogie con i sommovimenti dei popoli europei del 1848. Una fase " aperta" i cui esiti non sono ancora scontati. Vi giocano un ruolo importante le società civili, gli agglomerati urbani, le componenti religiose, le stesse forze armate che, condizionate da alleanze internazionali, svolgono un ruolo di garanzia: anomalo per noi, corrispondente alle tradizioni modernizzatrici di Ataturk in Tuchia e Nasser in Egitto.
Le specificità  nazionali finora hanno fatto la differenza: più i regimi sono aperti alla modernità  e al mondo,  più le società hanno raggiunto un alto grado di complessità, più il cambiamento avviato dai giovani è stato inarrestabile. Ben Ali è stato cacciato dalla Tunisia, Moubarak dall' Egitto.
Diverso è il caso della Siria, del Bahrein, dello Yemen,dell'Oman. Per non parlare di quei moderni regimi feudali retti da monarchie sunnite, avversari storici dell'Iran sciita, alleati strategici degli Stati Uniti e ricchi di petrolio. In questi casi il rischio che si usino due pesi e due misure è evidente: vengono infatti auspicati solo moderate riforme e piccoli aggiustamenti interni  per questi Paesi così da non sconvolgere gli equilibri del Medio-Oriente. A questo proposito vi allego un articolo molto interessante di Medarabnews. All'origine del "doppio standard" ci sarebbe il doppio binario della politica statunitense: quella dominata dal pragmatismo e quella ispirata all'idealismo dei principi.
Il caso della Libia ha poi una specificità altissima: un dittatore che ha vissuto diverse fasi di politica internazionale, data anche la sua longevità; una nazione fatta da clan tribali, con una forte differenziazione tra Tripolitania e Cirenaica e una società civile promossa alla modernità quasi esclusivamente dai meccanismi di cooptazione del regime; un esercito depotenziato da Gheddafi, per il timore di nuovi golpe, a favore di milizie mercenarie che vengono dalla Serbia di Milosevic, dal Ciad  di Deby, dai paramilitari già al servizio  del Governo sudanese in Darfur. Le truppe di elite sono comandate direttamente dai figli di Gheddafi.
Quando il contagio della Tunisia e dell'Egitto è arrivato in Libia, sbaglio o ci sono state manifestazioni con migliaia di giovani a Tripoli e in altre città della Tripolitania ? Questi giovani erano esattamente simili nelle parole d'ordine, negli obiettivi, nella generosità ai giovani di Piazza Tahrir al Cairo. Simili, probabilmente, ai giovani che sfidano in questi giorni il regime in Siria.
Perchè allora troppi telegiornali italiani hanno insistito solo sui ribelli della Cirenaica e sui rischi di infiltrazione di Al Qaeda? E comunque gli abitanti della Cirenaica non sono popolo anche loro ?
 Perchè settori della sinistra italiana ( Diliberto in primis) avallano l'idea che tutto sia  stato organizzato  dalla "congiura" dei servizi di Sarkozy per fomentare la rivolta della Cirenaica contro Gheddafi e mettere le mani sul gas e petrolio libico, sottraendolo all'Italia?
Questa  lettura vetero-economicista ha ovviamente un qualche riscontro reale ma è complessivamente  miope, ingenerosa verso gli insorti, umiliante per chi la fa. Lasciamola a Berlusconi il quale ha come proprio obiettivo il salvagente per Gheddafi . Non un salvacondotto per la vita del dittatore e per i suoi figli, che sarebbe anche accettabile pur di evitare che la carneficina continui. No. Sotto, sotto, il Governo italiano  punta ancora ad una semirestaurazione del regime, magari creando un condominio nella spartizione del potere con parte degli insorti.
Perchè Gheddafi, dopo dieci giorni di manifestazioni sostanzialmente pacifiche e nonviolente, ha zittito con una brutale repressione il  dissenso sociale e giovanile esploso in Tripolitania ? E oggi, dopo la doppia Risoluzione 1970 e1973 dell'ONU, senza più forza aerea, perchè insisterebbe con le sue forze speciali nel  tentativo di  riconquistare  capisaldi e città-chiave, facendo di fatto guerra alle popolazioni libiche di quei territori ?
Probabilmente perchè è alla guida di un regime troppo "strutturato" da un autoritarismo di tipo familistico che è difficilmente riformabile : la guerra e la sua durata è allora per Gheddafi il mezzo per avere ancora un potere contrattuale verso la Comunità internazionale. Magari per spartirsi la Libia.
La logica di guerra, anche quando viene chiamata dal diritto internazionale " operazione militare a protezione delle popolazioni" oppure " intervento di polizia internazionale", ci fa entrare totalmente sul terreno brutale dei rapporti di forza e nella logica amico-nemico. Al punto che Obama deve rispondere al Congresso degli Stati Uniti se l'obiettivo vero è l'eliminazione di Gheddafi o  del suo regime o la protezione della popolazione inerme.
In realtà l'intervento aereo per la no fly zone, legittimato dal Consiglio di sicurezza dell'Onu, è servito innanzitutto a riequilibrare le sorti di un conflitto armato interno che i ribelli, peggio armati, stavano chiaramente perdendo sul terreno. Quando Hillary Clinton sostiene che l'operazione Odyssey Dawn ha evitato così  il massacro delle forze ribelli e la vendetta sulle popolazioni della Cirenaica da parte di Gheddafi dice una cosa molto vicina alla verità.
Noi  pacifisti su questo punto entriamo in difficoltà nel trovare una soluzione specifica altrettanto efficace. Giusto sostenere che non si sarebbe dovuto arrivare a questo punto estremo, che la diplomazia avrebbe dovuto tempestivamente avviare negoziati preventivi. Ma quando una parte della società si ribella e viene repressa e un'altra parte prende le armi e libera un territorio, noi cosa proponiamo loro  in questo " caso specifico": una resistenza armata fino al martirio ? una resistenza nonviolenta alla Gandhi ? puntare sui tempi lunghi in attesa di nuovi equilibri mondiali ?
Oppure torniamo a quelle misure di embargo selettivo che abbiamo applicato già a Gheddafi vent'anni fa, così come all'Iraq di Saddam Hussein con conseguenze negative solo sulla popolazione civile ?
Credo che il pacifismo italiano ed europeo debba "politicamente" interrogarsi su questi nuovi scenari e su queste contraddizioni che è giusto riconoscere come tali e che non possono essere risolte saltando di piano: il piano dell'utopia deve ispirare politiche, nuove politiche che incidono sulla storia e la cambiano.
Non vale la miseria del discorso che esistono 40 dittature uguali a quelle di Gheddafi e, comunque, anche questo alibi non tiene conto che l'agenda della storia non la decidiamo noi occidentali o, almeno, non più noi da soli.
Questa volta sono giovani e popoli della sponda Sud del Mediterraneo che hanno spezzato la stabilità di molti di quei regimi, stabilità che a noi italiani ed europei faceva molto, molto comodo.  Vi allego il bel articolo di Abel Jabbar intitolato " La dignità araba" nel quale spiega la novità dei giovani movimenti arabi che hanno rotto il "triangolo" rappresentato da regimi autoritari e corrotti, da un islam conservatore, dalla complicità di potenze occidentali con tentazioni neocoloniali.
Il quadro euromediterraneo è completamente in movimento e richiederebbe una nuova visione strategica dopo il fallimento del  processo di Barcellona e poi dell' Unione di partenariati proposti da Sarkozy solo due anni fa.
Non è solo su una comune politica di accoglienza degli immigrati che l' Europa è carente. Probabilmente l'emergenza profughi costringerà l'Unione Europea ad una generosità calcolata. Purtroppo quello che manca è la potenza civile e unitaria dell'Europa sulla scena mondiale, in Medio-Oriente, nel Mediterraneo. Quello che manca è un rilancio e una riforma condivisa del ruolo indispensabile dell'Onu, unica fonte del diritto internazionale. In  un mondo sempre più disunito e disarticolato le tentazioni di farsi giustizia da sè cresceranno e cresceranno i conflitti regionali . Il multipolarismo se non è governato in modo trasparente ed equo, se non diventa multipolarismo democratico ci esporrà a nuovi scontri sulle risorse e sulla globalità e ad uno spazio a-centrato e caotico. La rinazionalizzazione dell'Europa favorisce questo scenario deprimente. L'approvvigionamento energetico e il mercato energetico dovrebbero essere sempre più integrati in tutta Europa. Per questo lo scontro sulla Libia tra la Francia e l'Italia messo in scena in questi giorni non mi convince più di tanto, almeno nelle ragioni economiche così enfatizzate. A parte che si tratta della concorrenza tra due Governi di Destra, a parte che l'inimicizia della Francia con Gheddafi risale ai tempi della strage di Ustica,  ma non è Berlusconi che ha fatto accordi con Putin e ha fatto entrare la francese EDF nel grande affare russo del gasdotto Gazprom-Eni ? Non è Berlusconi che ha fatto accordi con Sarkozy fino a impegnarsi a comprargli 4 centrali nucleari modello EPR ? Non risulta che dopo gli incidenti di Fukushima e le schermaglie con la diplomazia francese, il Governo italiano abbia ritrattato l'accordo di acquisto delle 4 centrali nucleari dalla Francia !!
Per le basi italiane offerte alla "Coalizione dei volonterosi" si è tornati a parlare  di interesse nazionale, Ma poi da Berlusconi a Formigoni si è usato lo stesso concetto per raccomandare cautela e realismo verso il regime di Gheddafi e la sua tenuta.
A parte il fatto che bisognerebbe usare questo criterio con un rigore almeno pari a quello che adopera il Presidente Napolitano, vorrei far notare che "l 'interesse nazionale" sta nei buoni rapporti tra Italia e Libia, non tra gli interessi privati di Berlusconi e Gheddafi. E se proprio devo esprimere completamente il mio pensiero è che,  nell' interesse politico, non solo economico, dell'Italia e ancora di più della Libia e del suo popolo, sia auspicabile un cambio di regime e l'avvio di un processo autonomo di reale democratizzazione.
Marco Pezzoni


Cessate il fuoco

Libia, Siria, Palestina, Bahrein, Yemen, Oman, Afghanistan, Iraq, Somalia, Costa
d'Avorio, Darfur,...
Cessate il fuoco!
Fermiamo la guerra, la violenza e la repressione. Difendiamo i diritti umani. Contro
tutti i dittatori e i loro regimi. No al cinismo e all'indifferenza. Basta con il commercio
delle armi. Solidarietà con i giovani e i popoli in lotta per la libertà, la giustizia e la
democrazia nel Mediterraneo e nel mondo arabo. Protezione, accoglienza e asilo per i
profughi e gli sfollati. Costruiamo una politica di pace e giustizia.

Invece delle bombe: la politica.
Invece della dittatura: la democrazia.
Invece degli affari: i diritti umani
Invece della propaganda: l'informazione.
Invece dell'indifferenza: la partecipazione.
Invece dei respingimenti: l'accoglienza.
Invece del petrolio: le energie rinnovabili.

La pace ha bisogno di te!
La pace ha bisogno di una maggiore assunzione di responsabilità di tutti.

1. Esponi la bandiera della pace al balcone di casa.
2. Partecipa alla Giornata di mobilitazione nazionale del 2 aprile eorganizza una iniziativa nella tua città.

3. Vieni ad Assisi il 15-16-17 aprile "per la pace e la libertà, i diritti umani e la democrazia".

4. Aiutaci ad organizzare la Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli Domenica 25 settembre 2011
Costruisci nella tua scuola, nella tua città, con i tuoi amici un Comitato Perugia-Assisi

Richiedi le bandiere della pace e dei diritti umani e invia la tua adesione
alla Tavola della pace, via della viola 1 (06122) Perugia - Tel. 075/5736890 - fax
075/5739337 - email segreteria@perlapace.it - www.perlapace.it

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