LE ACLI NAZIONALI ADERISCONO AL COMITATO DELLA SOCIETA' CIVILE PER IL NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE SULLA GIUSTIZIA.
Le Acli di Cremona, invece, NON aderiscono. Perchè si dissociano dalla linea nazionale? Che timori hanno?
Forse di prendere posizione politica? Anche il non prendere posizione è una scelta politica di non responsabilità e di delega ad altri.
Pensano forse che le ragioni del SI e quelle del NO si equivalgano e che quindi basti fare un incontro per mettere a confronto le due opzioni?
In realtà, la posta in gioco è di più grande portata. Non è in gioco la separazione della carriere -che peraltro già esiste con la legge Cartabia- ma l'attacco alla Costituzione -modificata in ben 7 punti- e l'attacco alla separazione del potere giudiziario dal potere esecutivo che i Padri costituenti hanno voluto fortemente per garantire al Paese la democrazia e una giustizia uguale per tutti.
Di fatto, con la riforma Nordio la magistratura viene indebolita e posta sotto controllo della politica.
A chi serve questa riforma?
Non serve ai cittadini perchè non migliora il loro rapporto con la giustizia. Serve agli interessi di chi l'ha voluta, cioè al governo. E per quale scopo se non evitare indagini o controlli sul proprio operato?
Ecco un motivo per cui i cittadini dovrebbero votare NO.
Inoltre, la scelta del NO delle Acli nazionali è in linea con l'articolo 1 dello Statuto Acli che dice che l'associazione è a servizio della democrazia e della giustizia, ed è in linea anche con la dottrina sociale secondo cui una giustizia autonoma e indipendente da poteri esterni e e a servizio dei cittadini specialmente i più fragili, è un bene comune da salvaguardare.
Allora, anche alla luce di questi fondamenti etici e costituzionali non si capisce per quale motivo il Consiglio provinciale Acli e la Presidenza non condividono la linea nazionale del NO al referendum.
Carla Bellani
Già presidente provinciale Acli Cremona



