Martedì, 23 luglio 2019 - ore 20.31

Pianeta Migranti. Connivenze libiche ed europee dietro i centri di detenzione

Trafficanti, milizie, guardia costiera, poteri economici locali gestiscono i centri di detenzione. Con l’appoggio dei governi europei. Lo ha denunciato già da 2017, un dossier di Amnesty International.

| Scritto da Redazione
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Pianeta Migranti. Connivenze libiche ed europee dietro i centri di detenzione

Trafficanti, milizie, guardia costiera, poteri economici locali gestiscono i centri di detenzione. Con l’appoggio dei governi europei. Lo ha denunciato già da 2017, un dossier di Amnesty International.

Un connubio perverso, appoggiato dal governo italiano che finanzia la guardia costiera e vieta, drasticamente, alle poche navi umanitarie rimaste nel Mediterraneo di salvare i migranti e trasferirli in porti sicuri.

La Libia non ha firmato la Convenzione di Ginevra delle Nazioni Unite che obbliga a garantire l’asilo politico e chiunque arriva in modo irregolare nel paese riceve un ordine di espulsione. La legge 19 del 2010 (di Gheddafi) prevede la detenzione, i lavori forzati e l’espulsione, una volta scontata la pena, per tutti gli stranieri sprovvisti di visto o documenti, indipendentemente dai motivi del loro arrivo.

Dopo Gheddafi (2011) le sue ex milizie e le nuove milizie al potere, sono autorizzate dal Governo -che le paga ma non le controlla- a gestire i migranti raccolti nei centri di detenzione. Ciò permette alle milizie, in connubio con la Guardia costiera libica e facoltosi potentati economici locali, di agire in piena libertà e di restare impunite, nonostante le abominevoli pratiche e i crimini perpetrati sui migranti.

Un esempio di questo connubio è il centro di detenzione di Zawiya, a circa 40 chilometri da Tripoli, hub principale del traffico di migranti e sede della raffineria di Zawiya.

Un rapporto delle Nazioni Unite del 2017 rivela che il centro di Zawiya è stato aèerto dal capo della brigata Al Nasser, Mohamed Khushlaf, un plurimilionario che controlla la raffineria di Zawiya, da cui proviene tutto il diesel esportato dalla Libia, che fornisce carburante ai trafficanti e gestisce un mercato di prostituzione dall’Africa sub-sahriana e dal Marocco.

Mohamed Khushlaf rientra nella lista nera delle Nazioni Unite dei sei trafficanti colpiti da sanzioni nel 2018, di cui fa parte anche il capo della Guardia costiera di Zawiya, Abdul Rahman Milad, detto Al Bija, compagno in affari di Khushlaf per quanto riguarda il business di carburante, e membro della sua stessa tribù.

Il guardiacoste Al Bija, con grande esultanza, avrebbe ricevuto una delle 12 motovedette che l’Italia ha concesso gratuitamente alla guardia costiera ad agosto del 2018, precisamente un mese dopo che il Consiglio di Sicurezza Onu aveva deciso l’imposizione delle sanzioni contro i membri della lista nera libica. Sia ad Al Bija che a Kushlaf è stato imposto il divieto di uscire dal Paese e sono stati bloccati  i conti correnti; tutto ciò non ha fermato la loro criminale attività, grazie anche alla complicità delle istituzioni europee.

Sempre secondo il rapporto delle Nazioni Unite del 2017, il personale della Guardia costiera di Al Bija avrebbe anche partecipato alle iniziative di formazione dell’operazione navale dell’Unione Europea “Eunavfor Med”.

È proprio la guardia costiera che fa capo a Al Bija, a riportare i migranti, ripescati a poche miglia dalla costa, nel centro gestito dal suo collega a Zawiya, conosciuto anche come centro di al-Nasser, dal nome della milizia che lo controlla, comandata da Khushlaf.

 

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