Sabato, 29 agosto 2026 - ore 17.40

Pianeta Migranti. Eventi climatici estremi, migranti e remigrazione.

Il futuro climatico ha bussato alla porta di Cremona. E’ un segnale da decifrare

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti. Eventi climatici estremi, migranti e remigrazione. Pianeta Migranti. Eventi climatici estremi, migranti e remigrazione.

 

Pianeta Migranti. Eventi climatici estremi, migranti e remigrazione.

Il futuro climatico ha bussato alla porta di Cremona. E’ un segnale da decifrare

La tromba d’aria che venerdi ha investito Cremona non è solo un fatto di cronaca. E’ un altro tassello di quella lunga serie di eventi climatici estremi che gli scienziati avevano previsto da decenni. Sconcerto, stupore, paura: sentimenti comprensibili, ma non più sufficienti. Perché questa non è una sorpresa. È la conseguenza diretta di scelte mancate.

Gli avvertimenti ignorati

Il panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), organismo collegato all’ONU, ripete da anni che senza una drastica riduzione delle emissioni legate ai fossili e senza politiche di mitigazione avremmo assistito a fenomeni sempre più violenti: trombe d’aria, alluvioni, siccità, incendi.

Nel 2007 l’IPCC aveva già segnalato che lo scioglimento dei ghiacciai himalayani avrebbe generato catastrofi e spostamenti di popolazioni di poratta biblica. Non un’ipotesi, ma una previsione scientifica. Eppure, dai summit internazionali sul clima – da Rio 1992 fino alle COP più recenti – non sono arrivate decisioni capaci di invertire la rotta.

Migrazioni climatiche: la politica guarda dalla parte sbagliata

Oggi, una parte della politica parla di remigrazione, come se fosse possibile chiudere le frontiere e fermare la storia. Ma come potrà una politica così miope arginare le future ondate di profughi climatici? Parliamo di milioni di persone che nei prossimi decenni saranno costrette a lasciare le loro terre per desertificazione, innalzamento dei mari, danno all’agricoltura, mancanza d’acqua. Non è fantascienza: è ciò che già accade nel Sahel, nel Corno d’Africa, in Bangladesh, in America Centrale.

Pensare di rispondere a tutto questo con slogan securitari, coi muri, con la remigrazione, significa non aver capito la portata del problema. È una risposta politica acefala, fuori dal tempo, incapace di leggere la realtà. Il clima sta cambiando più velocemente della politica e ignorare la crisi climatica significa alimentare la crisi migratoria.

Laudato Si: un’occasione mancata

Nel 2015 papa Francesco, con l’enciclica Laudato Si, aveva offerto al mondo un quadro etico e politico potentissimo: la cura della casa comune, la giustizia climatica, la responsabilità verso i più fragili. Sono passati undici anni. Il documento è stato chiuso nel cassetto. Non ha generato la mobilitazione che avrebbe potuto. Eppure era – ed è – uno strumento formidabile per costruire consapevolezza e orientare scelte economiche, sociali e politiche verso la conversione ecologica.

Cremona come metafora

Oggi, a Cremona, si contano i rottami: auto distrutte, tetti scoperchiati, alberi divelti, e persone ferite. Domani succederà altrove. E dopodomani ancora. La politica globale dello struzzo, preoccupata solo del profitto immediato e di incermentare i consumi, ci ha portato esattamente qui: a rincorrere emergenze che erano state annunciate, a riparare danni che si potevano evitare, a ignorare le connessioni tra clima, migrazioni, giustizia sociale.

La tromba d’aria di Cremona non è un incidente. È un promemoria. Ci dice che serve una visione. E una politica che guardi avanti, non indietro.

 

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