Mercoledì, 23 ottobre 2019 - ore 07.18

Pianeta Migranti. Oxfam solo 1 centesimo al giorno per l’emergenza climatica nei Paesi poveri.

Spendiamo tante risorse per bloccare i migranti in Libia e -niente- per attutire i danni dei cambiamenti climatici nei loro paesi. Secondo Oxfam, i 48 Paesi più poveri del pianeta ricevono finanziamenti risibili per mitigare l’emergenza climatica che li costringe a fuggire altrove.

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti.  Oxfam solo 1 centesimo al giorno per l’emergenza climatica nei Paesi poveri. Pianeta Migranti.  Oxfam solo 1 centesimo al giorno per l’emergenza climatica nei Paesi poveri. Pianeta Migranti.  Oxfam solo 1 centesimo al giorno per l’emergenza climatica nei Paesi poveri.

Pianeta Migranti.  Oxfam solo 1 centesimo al giorno per l’emergenza climatica nei Paesi poveri.

Spendiamo tante risorse per bloccare i migranti in Libia e -niente- per attutire i danni dei cambiamenti climatici nei loro paesi. Secondo Oxfam, i 48 Paesi più poveri del pianeta ricevono finanziamenti risibili per mitigare l’emergenza climatica che li costringe a fuggire altrove. 

Nel rapporto presentato da Oxfam per la settimana globale di azione per il clima, si dice che, se non vengono rispettati i punti fissati nell’accordo di Parigi del 2016, milioni di persone rischieranno carestie e malattie, soprattutto in Africa.

E’ pertanto urgente riconoscere, a livello internazionale, l’esistenza dell’emergenza climatica. E’ altrettanto urgente che i paesi ricchi diano aiuti diretti, non più prestiti, ai Paesi del Corno d’Africa, che risultano già molto indebitati. 

Secondo il rapporto Oxfam, i paesi ricchi devono impegnarsi per raggiungere gli obiettivi stabiliti per il 2020: lo stanziamento di 100 miliardi per la riduzione delle emissioni globali. L’impegno non è stato confermato dai fatti, visto che la cifra raggiunta in settembre è stata di 71 miliardi.

L’allarme di Oxfam è arrivato proprio durante il summit sul clima che si è svolto a New York, dove si sono discusse le misure da mettere in atto per cercare di frenare l’emergenza climatica e per rispettare gli impegni per il 2020: ridurre consistentemente le emissioni di gas serra e avviare un processo di lotta alla dipendenza da combustibili fossili attraverso l’investimento in energia rinnovabile.

I Paesi più colpiti dalle emergenze climatiche e, di conseguenza, segnati dai flussi migratori sono quelli del Corno d’Africa. In Mozambico, a seguito degli uragani Idai e Kenneth, 2 milioni di cittadini sono sulla soglia della carestia. I danni conseguenti agli uragani ammontano a 3,2 miliardi di dollari (oltre un quinto del Pil del Paese) e in proporzione, rappresentano un disagio economico superiore di 23 volte a quello scatenato dall’uragano Katrina negli Stati Uniti. E dunque, i paesi più poveri pagano maggiormente gli effetti degli eventi naturali estremi di quelli ricchi, e a rigor di logica dovrebbero ricevere più aiuti.

Le disuguaglianze di reddito e di ricchezza creano anche disuguaglianze nel potersi difendere dagli eventi climatici estremi. Sono due facce della medesima medaglia.

Per esempio, in Somalia, Etiopia e Kenya la siccità rischia di mettere in ginocchio oltre 15 milioni di persone, e i governi non sono in grado di attivare misure economiche a sostegno dei cittadini. Il debito pubblico della Somalia, è pari al 75% del suo prodotto interno lordo: una situazione che non permette al Paese di accettare alcun prestito da altri Stati, poiché non sarebbe in grado di restituirlo.

Solo un modello di sviluppo inclusivo che affronta le disuguaglianze sociali può aiutare a superare anche le emergenze climatiche e consentire alla gente di rifarsi una vita, senza dover fuggire. Ma questo richiede al mondo ricco di cambiare il proprio modello di sviluppo e gli stili di vita.

Sarebbe la risposta più vera e radicale al flusso crescente dei migranti climatici che, secondo l’Onu possono raggiungere il numero di 200 milioni entro il 2050.

 

 

 

 

 

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