Martedì, 21 aprile 2026 - ore 11.32

Pianeta Migranti. Persone buttate in mare e spari alle navi di soccorso

L’orrore e la disumanità pagati con i nostri soldi

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti. Persone buttate in mare e spari alle navi di soccorso

Pianeta Migranti. Persone buttate in mare e spari alle navi di soccorso L’orrore e la disumanità pagati con i nostri soldi.

Nella notte tra il 20 e il 21 agosto 2025, a 30 miglia a nord di Tripoli, si è consumata una scena che i soccorritori di Mediterranea Saving Humans definiscono «quanto di più grave e orribile si possa vedere». Un gommone militare ha affiancato la nave della Ong e, nel buio della notte e con onde alte oltre un metro e mezzo, ha gettato in mare dieci persone. «Le hanno scaraventate nell’acqua a calci e pugni, come fossero rifiuti» denuncia l’organizzazione. Solo la prontezza e la professionalità del team di salvataggio hanno evitato che quella violenza si trasformasse in strage.

Per Mediterranea non è un episodio isolato, ma l’ennesima prova di un sistema corrotto e feroce: «Ai miliziani libici hanno insegnato le autorità italiane ed europee che quelle vite non valgono niente. Sono moneta di scambio: da fermare o da far partire. Sul piano umano, restano vite sacrificabili». Nei giorni precedenti, la nave era già stata bersaglio di intimidazioni: prima da otto gommoni con uomini armati e incappucciati, poi da una motovedetta libica classe Bigliani – la “Zawiyah”, numero 656 – una delle unità donate dall’Italia. La stessa che ha intimato alla nave di andarsene da acque internazionali dove la Libia non ha alcuna giurisdizione.

Un ordine «illegittimo e ingiustificato», ricorda l’equipaggio. Ocean Viking sotto attacco Non è finita. Il 24 agosto la Ocean Viking di SOS Méditerranée, con 87 persone salvate a bordo, è stata attaccata in acque internazionali a 40 miglia dalla Libia. Dopo due soccorsi, stava dirigendosi verso un terzo barchino in difficoltà, con l’autorizzazione delle autorità italiane. A quel punto una motovedetta libica – ancora una volta una di quelle regalate dall’Italia – ha aperto il fuoco. Per venti minuti. Raffiche di mitra, prima accompagnate da minacce urlate in inglese e arabo: «Andate via».

Dal ponte, l’equipaggio ha comunicato di essersi allontanato. Ma i colpi sono arrivati lo stesso. Proiettili contro chi si trovava sul ponte superiore: un attacco diretto alle persone, non solo all’imbarcazione. Per puro miracolo non ci sono state vittime. Le lamiere della nave, però, portano ancora i segni delle pallottole. «Non è stato un incidente, ma un attacco deliberato e mirato contro di noi e contro la nostra capacità di soccorso» denuncia SOS Méditerranée.

Non è la prima volta: già nel luglio 2023 la stessa nave era stata presa di mira da motovedette libiche con spari diretti contro i gommoni di salvataggio. La responsabilità europea «La Guardia costiera libica ha una lunga storia di comportamenti che mettono in pericolo vite umane, calpestano i diritti fondamentali e ignorano il diritto internazionale del mare. Eppure gli Stati europei, con l’Italia in prima linea, continuano a sostenerla, armarla e addestrarla» spiegano dall’equipaggio. Da qui l’appello di SOS Mediterranée: «Chiediamo la cessazione immediata di ogni collaborazione europea con la Libia.

Un soggetto che rivendica illecitamente il controllo di acque internazionali, che ostacola i soccorsi e prende di mira operatori umanitari disarmati non può essere considerato un’autorità competente. È inaccettabile che una guardia costiera riconosciuta a livello internazionale compia aggressioni illegali.

Non possiamo accettare che chi dovrebbe salvare, attacchi. Non possiamo accettare che l’Europa paghi chi calpesta i diritti umani». Ma si sa, il nostro, resta un Paese al contrario: colpisce chi salva le vite in mare e lascia libero Almasri, grande trafficante e torturatore che stipava i migranti sui barconi della morte.

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